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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

«I miei libri in saldo». Ecco i furbetti del bonus cultura

Il mercato delle trattative è la piazza virtuale. «A chi è interessato, vendo buoni rimanenti del Bonus Renzi a metà prezzo, per l’acquisto di libri sui siti Mondadori, Feltrinelli, Libraccio e Amazon», scrive Alex su un gruppo Facebook dedicato al commercio e allo scambio di testi usati. L’accordo si chiude nelle chat private. «Scegli i titoli, mi fai la ricarica Postepay e quando arriva l’accredito ti faccio l’ordine», è l’affare proposto da Gennaro su Messenger. E così, in pochi click, i diciottenni svendono il Bonus cultura: 500 euro messi a disposizione dal governo Renzi per 600mila neomaggiorenni, da spendere in libri, musei, concerti e spettacoli teatrali.
A lanciare l’allarme sono gli amanti della lettura, che quotidianamente s’incontrano nei gruppi social per scambiare consigli e proporre offerte. «Da qualche tempo compaiono annunci di ragazzini che si propongono per acquistare libri col Bonus cultura da rivedendere a metà prezzo», racconta la barese Antonella Paparella. Trentadue anni, laureata in lettere e precaria, guida il coro di proteste contro una pratica «illegale, ingiusta e dannosa per la collettività».
Truffare lo Stato è un gioco da diciottenni. Lo spiega bene Gennaro da Cosenza, contattato in chat dopo l’annuncio postato sul gruppo Libri usati vendo – compro- scambio, che conta quasi 20mila iscritti. «Il meccanismo è semplicissimo, tu scegli i titoli su Amazon, dividi per due il prezzo, mi fai la ricarica Postepay e, arrivato l’accredito, ti faccio l’ordine: tempo due o tre giorni, e il libro è a casa». A corredo della proposta, gli screenshot degli ordini già fatti per altri utenti. «A te conviene, perché compri a metà prezzo, e io ci guadagno, visto che non leggo». E dunque il Bonus, se non monetizzato, andrebbe perso. Come giustificare la spedizione dei libri a persone terze, considerando che il Bonus è nominale? «È come se fossero regali», sorride. «Ho molte richieste, e ho a disposizione altri 410 euro di mio cugino».
Gennaro è in ottima compagnia. Gli annunci si susseguono a decine, tanto da scatenare la protesta degli stessi utenti dei social network. «Basta diciottenni che usano il loro bonus per comprare altro – è solo uno dei post comparsi sul gruppo utilizzato da Gennaro e Alex sono la vergogna d’Italia e il simbolo di quanto siamo caduti in basso: 500 euro da investire nel loro futuro, buttati come fossero immondizia». «Io il buono l’ho usato per riempire la libreria» dice un altro, mentre Beky Bk allega foto di scaffali con pile di romanzi. «Ho visto studenti acquistare testi in libreria e poi rivenderli senza difficoltà», è la testimonianza di un altro iscritto.
Aggirare i controlli nei fatti sembra impresa semplice. Per incassare 500 euro basta ottenere lo Spid, il Sistema pubblico di identità digitale, accedere alla piattaforma dedicata 18app.it e creare i buoni da spendere in una o più soluzioni, meglio se on line. «La misura è utile – è l’amara constatazione di Antonella Paparella – ma forse prima di dare soldi a fondo perduto, toccherebbe educare i ragazzi alla lettura e al senso civico».