ItaliaOggi, 30 dicembre 2016
Rai, scattano i prepensionamenti
«E adesso il telegiornale chi lo fa?» Sarà questa una delle frasi più ripetute a Saxa Rubra, nelle prossime settimane. Sì, perché oltre a mandare in pensione il segnale orario Rai codificato (Src), dopo 37 anni, quello generato e inviato ogni minuto dall’Istituto nazionale di ricerca metrologica, per colpa del digitale e dei ritardi che accumulava (a proposito: ma allora il dirigente Rai Antonio Azzalini che aveva perso il posto per aver anticipato di qualche secondo il Capodanno non aveva colpe?) nell’azienda radiotelevisiva di stato se ne vanno tanti giornalisti.
Sono quelli che con gli incentivi hanno maturato il diritto alla pensione, di età compresa tra i 55 e i 65 anni, e che aggiungeranno l’indennità sostitutiva del preavviso prevista dal vecchio contratto nazionale del lavoro giornalistico, in pratica la «ex fissa» (una sorta di liquidazione aggiuntiva), tutta e subito (e tradizionalmente a quelli della Rai viene pagata dopo pochissimi mesi, a differenza degli altri): chi se ne andrà dal primo gennaio, infatti, la vedrà «spalmata» negli anni, e con limiti.
Ma sono gli incentivi all’uscita che hanno permesso di far decidere a tanti colleghi di concedersi le meritate vacanze, definitive.
In fondo anche Giancarlo Leone, decidendo di dare il benservito alla Rai, ora con la pensione non si può certo lamentare, rispetto al taglio draconiano al suo stipendio che era stato deciso per rispettare le nuove regole sulle dirigenze pubbliche. Ecco così la corsa a fuggire più veloci del cavallo di viale Mazzini: i numeri alla fine parleranno di un centinaio di giornalisti scappati, oltre a quelli del tradizionale turnover. Una cinquantina della testata regionale guidata da Vincenzo Morgante. Una decina del Tg1. Nel Tg2 diretto da Ida Colucci, per esempio, se ne vanno esperti colleghi di lungo corso come, tra gli altri, Stefano Bellini, Donato Placido e Rita Mattei. Finora i giornalisti dipendenti della Rai sono stati pagati tutti in tempi brevi e in contanti, e non a rate, e senza alcun «tetto» a 65 mila euro, e tutto questo non verrà più replicato.
Quali saranno le prime conseguenze? Si attingerà a piene mani dal concorsone Rai, pescando tra i vincitori: altro che sostituzioni, qui ora si parla di assunzioni definitive. E infatti della questione si starebbe interessando anche il presidente Monica Maggioni, per sapere quali sono le condizioni delle redazioni giornalistiche della Rai a partire dal primo gennaio. Tra l’altro, si parla anche di nomi storici nel mondo del sindacato del servizio pubblico, ovvero l’Usigrai: le liste non sono ancora ufficiali (chiuderanno oggi), ma alcuni indicano come possibile l’inserimento nell’elenco degli uscenti di Beppe Giulietti, già parlamentare dal 1994 come indipendente dei progressisti, poi Pds, Ds e Italia dei Valori, in forza alla redazione Rai del Veneto (dove entrò per concorso). In fondo, si tratta di un rinnovamento generazionale che coinvolgerà tutti i tg, e richiederà a breve una nuova selezione per cercare giornalisti per il piccolo schermo. Senza dimenticare che le casse aziendali risentiranno positivamente di un calo del numero dei maxi stipendi dei «senatori» delle redazioni.