Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Le notizie di ieri. Il Senato ha approvato la legge di stabilità, quella che, grazie a un maxiemendamento, contiene tra gli altri anche i primi provvedimenti di natura economico-finanziaria che ci ha chiesto l’Europa: 156 sì, 12 no (i dipietristi), un astenuto (il pidiellino Paolo Tancredi, al Senato l’astensione equivale a un voto contrario), il Pd, l’Udc e gli altri sono usciti dall’aula per non dire né no né sì; la Camera dovrebbe approvare la legge oggi, domani mattina Berlusconi si dovrebbe dimettere e subito dopo il presidente della Repubblica dovrebbe dare l’incarico di formare un nuovo governo a Mario Monti. Mario Monti, neo senatore a vita, è stato ieri per pochi minuti a Palazzo Madama, accolto da un grande applauso e da parole di vivo compiacimento da parte del presidente Schifani. È poi dovuto scappare al Quirinale per farsi rilasciare la documentazione necessaria al perfezionamento della pratica relativa alla sua nomina. Infine, i mercati ieri hanno continuato a reagir bene alle novità italiane. Milano ha chiuso con un guadagno del 3,68%, trascinando tutte le Borse europee e lo spread tra Btp e Bund è sceso ancora a quota 456 punti.
• Quindi i mercati ci vengono dietro, siamo autorizzati a
essere ottimisti.
Non si faccia troppe illusioni. Mercoledì scorso gli
intermediari – quelli che formano il sistema bancario ombra che ha in pugno il mondo – erano disposti a comprarte i nostri Bot a un anno solo al tasso del 10 per cento e si sono poi rassegnati in chiusura ad accontentarsi di un 8,6. Come mai? Perché a comprare è intervenuta la Bce. È la Bce, cioè Mario Draghi. che
ci sta sostenendo perché i mercati prima di rimettersi a comprare titoli
italiani aspettano che Berlusconi si dimetta davvero, che Monti riceva davvero
l’incarico, che il Parlamento non lo rovesci subito, che il programma di
governo sia adeguato al momento e che i partiti abbiano comunque l’aria di
farlo durare fino alla fione della legislatura. Sono parecchie condizioni e, se
facciamo un calcolo probabilistico, la percentuale di successo non è alta. Lo
Stato ha dunque difficoltà obiettive, in questo momento, a finanziarsi sul
mercato, dato che gli investitori veri non vogliono correre rischi e per il
momento si tengono alla larga. Sa come si chiama questo? “Crisi di liquidità”.
Cioè, non abbiamo soldi. Senti dei numeri in giro da paura, ma preferisco non riferirli. L’anno prossimo – tra interessi da pagare, debito da rinnovare e nuovi fabbisogni – dovremo raccogliere 400 miliardi. È ovvio che chi fa quel mestiere scommette su un nostro fallimento entro un anno. La strada è ancora tutta in salita.
• Secondo me questo rende Mario Monti fortissimo.
Esatto. A patto che deputati e senatori siano
consapevoli della situazione. Ieri Alessandro Penati, stupito da come si stanno muovendo la maggior parte dei politici, ha scritt «Non ho ancora capito se
siano dei pericolosi cretini o dei cinici giocatori d’azzardo» convinti che il
paese sia troppo grande per fallire. In questo secondo caso, una dichiarazione
di ieri del vicecancelliere Philipp Roesler dovrebbe farli riflettere: la Bce –
ha detto – non ha una potenza di fuoco illimitata, questa attività
dell’istituto deve avere un termine.
• Eppure io penso che alla fine Monti non potrà
non farcela.
Oggi ci sarà un nuovo ufficio di presidenza del Pdl. Stanotte un vertice a Palazzo Grazioli s’è concluso in un clima di grande incertezza. La Russa ha commentato: «Monti rischia di entrare papa e di uscire cardinale». La Lega ha leggermente frenat nelle
mille riunioni che si sono svolte ieri a palazzo Grazioli, ce n’è stata una in
cui Bossi ha detto a Berlusconi: proponi Dini e noi lo appoggiamo. Peccato che
l’altro ieri Maroni avesse telefonato al Cav per comunicargli che l’appoggio a
Monti gli sarebbe costato l’uscita della Lega da tutte le amministrazioni
locali in cui il Carroccio è alleato col Pdl. la Lega ha leggermente frenat nelle mille riunioni che si sono svolte ieri a palazzo Grazioli, ce n’è stata una in cui Bossi ha detto a Berlusconi: proponi Dini e noi lo appoggiamo. Peccato che l’altro ieri Maroni avesse telefonato al Cav per comunicargli che l’appoggio a Monti gli sarebbe costato l’uscita della
Lega da tutte le amministrazioni locali in cui il Carroccio è alleato col Pdl.
• Il Pd?
Ci sono titubanze anche dall’altra parte. Di Pietro, colpito dalla reazione
della sua base, ha detto ieri che giudicherà caso per caso, che forse… La
Finocchiaro, in una dichiarazione, ha detto con forza che il voto contrario a
Monti avrà come conseguenza la fine dell’alleanza tra Pd e Idv. Anche Bersani gli ha consigliato di smetterla. Bersani e Casini sono quasi sulla stessa linea: Monti dia vita al il governo che vuole, i partiti facciano un passo
indietro. D’Alema ha detto proprio così: «i partiti facciano un passo
indietro».
• Quindi il toto-ministro che leggiamo sui giornali è del
tutto privo di fondamento?
Totalmente. O megli rappresenta le speranze di
qualcuno. Frattini si sta dando da fare come un pazzo per restare agli Esteri,
ha persino dato del “fascisti” a La Russa, Matteoli e gli altri ex An che
vedono Monti come il fumo negli occhi. La soluzione più probabile è quella di
un governo senza politici, a parte forse i due vicepresidenti del consiglio.
Chi ci sta darà l’appoggio esterno. E dopo la fiducia sarà interessante vedere
chi avrà la forza e il coraggio di far cadere questo esecutivo.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 12 novembre 2012]
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