ANTONIO SALVATI, La Stampa 12/11/2011, 12 novembre 2011
“Ha ammazzato Elisa Claps” Restivo condannato a 30 anni - Danilo Restivo è stato appena condannato a trent’anni per l’omicidio di Elisa Claps, ma la gioia di mamma Filomena dura il tempo di ascoltare la sentenza emessa dal gup di Salerno Elisabetta Boccassini
“Ha ammazzato Elisa Claps” Restivo condannato a 30 anni - Danilo Restivo è stato appena condannato a trent’anni per l’omicidio di Elisa Claps, ma la gioia di mamma Filomena dura il tempo di ascoltare la sentenza emessa dal gup di Salerno Elisabetta Boccassini. «Avrei preferito riabbracciare Elisa», sospira. E il giorno della giustizia diventa quello più difficile, «perché sono stanca confida la donna che non aveva esitato a restare in aula anche quando i periti commentavano le immagini di quello che restava del corpo di sua figlia - perché ho dovuto ripercorrere tutti gli anni». Diciotto, da quella domenica mattina del 12 settembre 1993 quando Elisa entra e non esce più dalla chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Diciotto anni in cui mamma Filomena e suo figlio Gildo hanno cercato Elisa ovunque: in Albania, in Sudamerica, nel Nord Italia. E anche in quella chiesa, perché proprio la mattina della scomparsa Gildo si diresse dietro l’altare, dove c’è la porta che introduce ai piani alti. «Era chiusa - ricorda Gildo - e mi hanno detto che solo il parroco aveva le chiavi». Elisa l’hanno ritrovata il 17 marzo dello scorso anno, durante dei lavori di ristrutturazione di un sottotetto. Accanto al cadavere, i cui resti erano ormai mummificati, un orologio Swatch, un paio di occhiali e sandali a occhio di bue: quanto bastò a mamma Filomena per riconoscere la figlia. Il resto lo fecero gli esperti che ricostruirono gli ultimi attimi di vita della studentessa all’epoca sedicenne. Elisa arrivò viva nel sottotetto, subì un’aggressione sessuale che si concluse con l’omicidio. L’assassino la colpì almeno 13 volte al torace, in due momenti ravvicinati, probabilmente con un coltello. Una furia ruppe diverse costole. Poi l’assassino tagliò alla vittima almeno otto ciocche di capelli, in maniera netta. Il cadavere fu poi trascinato in un angolo del sottotetto dove è stato poi ritrovato. Un solo indagato in tanti anni: Danilo Restivo, l’ultimo a vedere Elisa viva. Oggi Restivo è in carcere in Inghilterra, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Heather Barnett, sua vicina di casa. E proprio a lui si rivolge mamma Filomena: «Prendi carta e penna e scrivi la verità, dimmi finalmente la verità»; «Sono cristiana, cattolica, ma non lo perdonerò mai - dice ancora - Se mi avesse fatto ritrovare il corpo, se me l’avesse fatto toccare, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa - ha aggiunto - ma per come si è comportato non posso perdonarlo». Trent’anni per Danilo Restivo, il massimo della pena che si poteva ottenere visto il rito abbreviato. E poi, 700mila euro di risarcimento provvisionale, interdizione perpetua dai pubblici uffici e libertà vigilata per tre anni dopo l’espiazione della pena. I difensori di Restivo, Mario e Stefania Marinelli, dicevano di credere in una assoluzione. Nella loro arringa avevano parlato di Danilo come «un ragazzo un po’ strano ma non un serial killer». Ora annunciano che faranno appello dopo aver letto le motivazioni. I pm Rosa Volpe e Luigi D’Alessio appaiono soddisfatti: «Giustizia è stata fatta - spiegano - nei limiti che può fare una sentenza per un fatto così grave». Ma continuano a lavorare, perché ancora non è finita. La Procura sta indagando su aspetti ancora poco chiari della vicenda. Chi ha convinto Elisa a imboccare la stretta scala che porta al terrazzo della chiesa della Santissima Trinità a Potenza? Restivo era solo nel posto che poi è diventato il sepolcro di Elisa Claps? E ancora: perché nessuno si è mai accorto di quei resti mummificati? Mamma Filomena chiede a chi sa di «pulirsi la coscienza» e punta l’indice contro la Chiesa, come sottolinea l’avvocato della famiglia, Giuliana Scarpetta. «Non è stato possibile chiedere e ottenere l’ergastolo solo per colpa della Chiesa che, non facendo trovare il corpo di Elisa per 18 anni, ha permesso che fossero stati prescritti tutti gli altri reati concorrenti per i quali Restivo sarebbe stato condannato all’ergastolo».