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 2011  novembre 12 Sabato calendario

«Un milione di euro per dirci che Marco è l’unico colpevole» - La voce è tremula, rotta dalla commozione, ma anche dalla rab­bia

«Un milione di euro per dirci che Marco è l’unico colpevole» - La voce è tremula, rotta dalla commozione, ma anche dalla rab­bia. Parla con un filo di voce. Paolo Pantani sembra molto più anziano dei suoi 68 anni, e ora si trova a do­ver piangere ancora una volta il suo Marco. Dopo sette anni, non c’è pace per Marco Pantani, non c’è pace per una famiglia che cerca solo di ri­cordare nel modo migliore il pro­prio figlio, ma soprattutto chiede ri­spetto e giustizia. «Ma la giustizia nel nostro Paese non esiste più, questo è evidente ed è sotto gli occhi di tutti - ci dice papà Paolo,dall’altro capo de tele­fono, con il tono di un uomo vinto -. In Romagna sanno perfettamen­te chi è questo Carlino. Lo sanno tutti da tempo che questo è il capo dei capi, eppure adesso è fuori, per­ché secondo la Cassazione il “fatto non sussiste”». L’altro ieri la Cassazione ha del tutto prosciolto Fabio Carlino dal­l’accusa di aver ceduto, insieme ai pusher Fabio Miradossa e Ciro Ve­neruso, la dose di cocaina purissi­ma che provocò la morte per over­dose di Marco Pantani il 14 febbra­io del 2004. Nella sua requisitoria, il sostituto procuratore generale della Cassazione Oscar Cetrango­lo, aveva mosso molte perplessità ai verdetti di merito dicendo di «aver avuto la sensazione che la spettacolarizzazione data dai me­dia alla morte di Pantani, abbia spinto i giudici di merito ad una ec­ce­ssiva attribuzione di responsabi­lità ». «Mio figlio è morto per la spetta­colarizzazione della giustizia. È morto perché inseguito da sette Procure e da mille indagini. È mor­to di rabbia, rancore e depressio­ne. Se Marco è finito nel tunnel del­la­droga è perché il mondo del cicli­smo e dello sport l’hanno ridotto a unico capro espiatorio:l’hanno la­sciato solo, l’hanno abbandonato e lui si è sentito tradito - spiega pa­pà Paolo- . Si è rifugiato in un mon­­do artificiale, e in questo mondo pe­rò certe persone come Carlino, ce l’hanno tenuto». Quindi Marco è morto perché si è fatto male da solo… «È così. Dopo la sentenza della Cassazione l’unico “colpevole”è il nostro povero Marco. Colpevole di essersi drogato, perché venderla, portarla, comportarsi come dei pa­rassiti non è reato. La colpa è solo di chi ricorre alla droga. Prima, quando era in vita,l’hanno massa­crato con sette Procure per farlo fuori. Adesso ce l’hanno nuova­mente ucciso, con questa scanda­losa sentenza». Perché volevano farlo fuori? «Perché era scomodo. Perché ca­talizzava troppe attenzioni attor­no a se. E come sai bene, nel mon­do c’è troppa invidia e troppi inte­ressi. Il presidente della Federazio­ne Ciclistica di allora (Giancarlo Cerruti, ndr ), ha fatto di tutto affin­ché Marco pagasse in maniera esemplare le sue presunte colpe. Soprattutto ha fatto in modo che pagasse lui per tutti. Avevano asso­lutamente bisogno di un bersaglio importante e vulnerabile per far ve­dere come il Coni e la Federcicli­smo stavano operando nella lotta al doping. Volevano mettersi le me­daglie e su queste medaglie c’era impresso il volto di mio figlio, di no­stro figlio». A proposito: come sta mamma Tonina? «Male, malissimo, soprattutto è molto arrabbiata. Anche lei non sa più cosa a fare e a cosa pensare. Noi proveremo a lottare, ad andare avanti, ma non è facile, perché i po­teri forti sono più forti di noi». Quando parla di poteri forti, a cosa si riferisce? «Al potere giudiziario, politico e sportivo.Il potere c’è,e si fa sentire con tutti i suoi tentacoli nei mo­menti più opportuni. Vi ricordate quando Vallanzasca scrisse nel suo libro che gli scommettitori non pensavano che Marco potesse vincere al Giro’99? Lui raccontò una storia molto verosimile, che si rivelò vera. Terribilmente vera. At­torno alla figura di Marco si erano venute a concentrare troppi inte­ressi, troppe persone di malaffare. Scommettitori, malavita, giochi politici…Tutto un insieme di fatto­ri che hanno contribuito a far fuori il nostro Marco». Cosa pensate di fare adesso? «Non lo so. Il nostro avvocato, Umberto Salerno, ci aveva rassicu­rato di state tranquilli. Ci aveva det­to: anche in Cassazione si vince. Ora siamo molto arrabbiati anche con lui». Quindi?... «Non ne ho idea. Siamo ancora molto confusi e disorientati. È co­me se ci avessero riaperto nuova­mente una ferita. È come se vivessi­mo nuovamente da capo la perdita di Marco». Inquestianniquantoavetespe­so in parcelle per avvocati? «Più di un milione di euro». Un milione di euro per avere un Carlino libero… «Nella nostra zona Carlino lo co­noscono bene tutti, e fa quello che vuole in lungo e in largo. Ora torne­rà a fare quello che ha sempre fat­to. Eppure è stato assolto perché nel nostro Belpaese l’unica cosa che sussiste è l’ingiustizia».