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 2011  novembre 12 Sabato calendario

La riscossa delle bariste Ora stare dietro il bancone è un mestiere da donne - Non ci sono più i baristi di una volta

La riscossa delle bariste Ora stare dietro il bancone è un mestiere da donne - Non ci sono più i baristi di una volta. Adesso le bariste vanno via come il pane. La moda, detta ten­denza di mercato, ha ormai preso piede, dovrei quasi dire corpo, nel nord dell’Italia,stando ai dati e al­le rileva­zioni della Camera di com­mercio di Monza e Brianza. Le per­centuali crescono (in Lombardia nel 2011 c’è stato il sorpasso: 51% di bariste) e lo studio ha verificato che il Paese non è affatto unito, al Sud vige la regola del masculo ba­rista al cientopicciento, anche se posso portare testimonianze di un cambiamento di usi e costumi, nel senso che tutti intendono. Ag­giungo, sempre per esperienza personale, che passata la dogana di Chiasso, laddove la Svizzera parla italiano, il fenomeno è larga­me­nte diffuso e così mi è stato spie­gato: chi si appresta a cominciare la giornata, abbisogna di un sorri­so, di una luce chiara, contro il lo­gorio della vita e della moglie mo­derna, un caffè all’alba, servito da una femmina non parente stretta ha un sapore diverso, eccitante e non soltanto per la caffeina, an­che se potrebbe capitare di ritrova­re, ahilui, la propria consorte o morosa a servire cappuccino o granita di caffè con doppia panna e cornetto caldo, dico brioche, per evitare equivoci. Finiti i tempi di «oste della malo­ra », avanza il bon ton, una certa educazione nel dire e nel fare, ma­gari accompagnata da strizzatina d’occhio e generosa mancia: te­mo di cadere nella facile trappola dell’acchiappo, secondo buone maniere di noi maschiacci italia­ni pronti a travestirci da pappagal­li dinanzi alle cocorite. Crolla, co­munque, il muro del locale fumo­so e fumante, del sito riservato in esclusiva all’uomo con gli attribu­ti, laddove era possibile qualun­que tipo di postura, di rumore, di parolaccia tanto tutti maschi sia­mo. Ehhno, la barista è un contrac­cettivo neces­sario anche se si regi­strano casi di camalle nel linguag­gio. È una conquista, d’accordo ma vengono in mente i fotogram­mi di Coyote Ugly , film di reperto­rio, con le bariste impegnate nel doppio lavoro, servire al banco e sullo stesso balzare, per incomin­ciare a ballare di poco vestite ma di molto acciuffando clienti. I qua­li­se ne fregano delle consumazio­ni o pensano di consumare diver­samente, ubriachi di alcool e di gambe con tuttoappresso, sopra, sotto. Orbene non dico che la nuova tendenza significhi che la barista debba trasformarsi in soubrette o pupa da cubo ma la svolta allarga il mercato del lavoro mentre la let­teratura antica non prevedeva il ruolo riservato in esclusiva al ses­so cosiddetto forte; al massimo, per le donne, un posto da fiammi­­feraia, da cameriera, da guardaro­biera o alla cassa ma servire un whisky, alle due di notte, ad un av­ventore ubriaco, depresso, violen­to, giammai, non era corretto, im­maginabile, dignitoso. Capisco anche che per molte signore e si­gnorine, donne insomma, sia più affascinante scoprire al di là del bancone una cilindrata tipo Tom Cruise, nel film Cocktail , un bari­sta al quale non era necessario an­dare di anche e di balletto per ac­chiappare clienti. Ma, ci risiamo, il sesso dovunque e comunque. Un unico dubbio: chi oserà attira­re l’attenzione dicendo «barwo­man, due caffè»?