MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa 12/11/2011, 12 novembre 2011
LA REPUBBLICA DEI MARII
Da una settimana il nome italiano nel mondo non è più Silvio. E’ Mario. Se aprite un giornale straniero, lo ritroverete in fila per tre. Mario Draghi, ultima speranza d’Europa. Mario Monti, ultima speranza d’Italia. Mario Balotelli, ultima speranza e basta, ma da ieri anche primo goleador di colore della Nazionale azzurra.
Duemila anni fa Mario era un nome da consoli. Duemila anni dopo era diventato un marchio per vecchi: negli anni Sessanta nessun bambino voleva davvero chiamarsi Mario, nonostante certi geni di nicchia (Mario Monicelli, Mario Pannunzio) e il mancino interista Mario Corso, detto Mariolino ma più spesso “il piede sinistro di Dio”. Poi arrivò SuperMario, l’eroe dei videogiochi, eppure nemmeno quel rinforzo virtuale bastò a risollevare le sorti della categoria, seriamente acciaccata dall’avvento di Mani Pulite e del corruttore per eccellenza, il socialista Chiesa. Chiesa Mario, naturalmente, ribattezzato Mariuolo.
Per la tribù di Mario sembrò scoccare la fine. E invece bastava aspettare la Terza Repubblica. La Repubblica dei Marii.
P.S. Dopo una chiusa simile, penso proprio che il direttore di questo giornale mi debba un caffè.