Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 12 Sabato calendario

AMLETO IN MANICOMIO DIVIDE GLI INGLESI: STRAVOLTO SHAKESPEARE —

Il sito web del teatro è perentorio: i signori del pubblico sono pregati di arrivare con mezz’ora di anticipo. In sala entreranno da una porta laterale. Inizia così, con indicazioni all’apparenza poco ortodosse in un Paese dove la puntualità è sacra, quella che per alcuni critici è la pièce dell’anno.
Amleto, il classico di William Shakespeare, diretto da Ian Rickson, ex direttore artistico del Royal Court Theatre e regista d’avanguardia, e interpretato da Michael Sheen, il Tony Blair del film The Queen. Messinscena controversa, tutt’altro che scontata, che non ha convinto tutti ma che assolutamente va vista, scrivono gli esperti: ma siamo a Londra, e a Londra bisogna muoversi con largo anticipo.
I biglietti al Young Vic Theatre sono esauriti sino all’ultima replica, il 21 gennaio. Chi non si vuole arrendere può telefonare, spiegano al botteghino. Non si sa mai, magari un posto salta fuori. È chiaro, sin dall’arrivo anticipato a teatro, che questo Amleto è diverso dalle versioni, pur prestigiose, viste di recente a Londra (Jude Law e David Tennant gli interpreti negli ultimi due anni).
Il pubblico viene condotto attraverso un labirinto di corridoi grigi, illuminati saltuariamente da luci al neon, tra porte di metallo che si chiudono pesantemente e rumorosamente: nella visione di Rickson, Elsinore non è una città quanto un ospedale psichiatrico, Amleto e Ofelia sono pazienti dalla cera grigia, le occhiaie profonde e lo sguardo stanco, Claudio e Polonio medici.
«Volevo ridare ad Amleto la sua nota di squilibrio e tensione», ha precisato Sheen, per il quale lo spettacolo è «sicuramente la sfida più importante» della sua carriera. Una scommessa, dato che Rickson è sempre imprevedibile, ma anche «un’enorme opportunità». «Ho visto Jerusalem, ne sono rimasto stregato», ha sottolineato Sheen riferendosi allo spettacolo diretto da Rickson che ha conquistato non solo il West End, ma anche Broadway.
Il teatro, ricorda, è stata la sua vera prima, grande passione. Ha debuttato nel 1991, fresco dagli studi alla Royal Academy of Dramatic Arts, al fianco di Vanessa Redgrave. E se oggi, ormai 42enne, è famoso in tutto il mondo per i suoi ruoli cinematografici e televisivi — la saga Twilight, Blair tre volte in The Queen, The Deal e in I due presidenti, e David Frost in Frost-Nixon — è tra le quinte polverose di un teatro che si sente «a casa».
L’ambientazione negli anonimi stanzoni di un manicomio non ha convinto tutti i critici. Per Charles Spencer, del Daily Telegraph, solo una pièce forte, duratura, perfetta come Amleto poteva sopravvivere a uno stravolgimento simile. Due stelle su cinque, il verdetto.
Più generoso Michael Billington del Guardian, anche se neanche lui è rimasto conquistato «da un Amleto visto come il sogno freudiano di un malato».
Un trionfo, invece, per il Times e il pubblico in sala, tra cui, la sera della prima, diverse celebrità, da Kristin Scott Thomas all’attrice canadese Rachel McAdams, compagna di Sheen.
Paola De Carolis