Vittorio Malagutti, il Fatto Quotidiano 12/11/2011, 12 novembre 2011
GARANTISCE LABOCCETTA
Milano
Francesco Corallo è il mio assistente parlamentare”. C’è’ scritto così, nero su bianco, in una lettera a firma del deputato Pdl Amedeo La-boccetta datata 7 luglio 2010. La lettera, di cui “Il fatto quotidiano” possiede copia, è stata inviata a un’azienda straniera in affari con Atlantis, il gruppo che anni fa ha ottenuto una ricchissima concessione dal ministero dell’Economia per la gestione del gioco d’azzardo (slot machine e altro). Atlantis fa capo a Corallo tramite una holding con base nel paradiso off shore delle Antille Olandesi.
Amici sì, questo si sapeva. E La-boccetta non ha mai fatto nulla per nascondere i suoi legami con il patron di Atlantis, figlio di quel Gaetano Corallo, a sua volta in ottimi rapporti con il boss mafioso Nitto Santapaola e condannato a sette anni di reclusione per associazione a delinquere proprio a causa dei suoi affari nel settore del gioco. Adesso però la lettera sembra attestare il tentativo da parte di Laboccetta di accreditare Corallo addirittura come suo assistente parlamentare. Meglio ancora “parliamentary assistant”, secondo quanto si legge nella lettera scritta in inglese a beneficio, evidentemente, di clienti e fornitori stranieri di Atlantis. Un’ottima referenza, non c’è che dire, per gli affari internazionali dell’imprenditore.
Il deputato, un tempo esponente di An molto vicino a Gianfranco Fini, nella lettera si dilunga per spiegare la sua attività alla Camera. “Confermo di essere anche membro della Commissione Parlamentare Antimafia”, recita il testo redatto in inglese. Per poi aggiungere di far parte del comitato “Mafie e sistema economico-legale, racket e usura”. Il Fatto ha contattato Laboccetta per raccogliere la sua versione dei fatti. Risposta: “Io non parlo con voi”.
LA STORIA di Corallo e delle sue società è tornata sotto i riflettori della cronaca in questi giorni per via dell’indagine della procura di Milano sui presunti finanziamenti anomali per quasi 150 milioni elargiti dalla Popolare di Milano ad Atlantis. E pure Laboccetta ha finito per recitare la sua parte in commedia. E che parte. Giovedì, durante la perquisizione della casa di Corallo a Roma, il deputato napoletano del Pdl si è presentato agli esterrefatti agenti della Guardia di Finanza reclamando la restituzione di un computer. Detto. Fatto: se lo è portato via.
La storia probabilmente non finisce qui. E’ tutto da dimostrare, infatti, che Laboccetta, facendo valere la sua immunità parlamentare, possa sottrarre un oggetto ai controlli della polizia giudiziaria in un’abitazione che non è la sua. Si vedrà. Di sicuro l’indagine, nata da un rapporto ispettivo della Banca d’Italia sulla Popolare di Milano, ha già colpito un personaggio eccellente della finanza nostrana come Massimo Ponzellini, buon amico dei ministri Giulio Tremonti e Umberto Bossi. Ponzellini, come hanno riferito più fonti durante l’indagine, si spese nel consiglio di amministrazione della banca perchè venisse elargito l’ingente prestito all’azienda di Corallo. Questa operazione, secondo i pm milanesi Roberto Pellicano e Mauro Clerici, “presenta - si legge nel decreto di perquisizione - molteplici elementi di anomalia (....) secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio”. Anche Ponzellini, quindi, come già Laboccetta, avrebbe avuto a cuore le sorti di Atlantis. Il deputato e il banchiere sarebbero però solo i nomi più in vista di un network di amici pronti a dare una mano a Corallo. C’è una lettera, per esempio, che descrive l’imprenditore delle slot machine come “un cittadino modello” che spicca per “integrità, onestà e moralità”. Questa volta il testo sarebbe da attribuire all’avvocato calabrese Giancarlo Pittelli, anche lui, come La-boccetta, esponente del Pdl fino a settembre scorso quando si è dimesso passando al gruppo misto. Nella lettera, che porta la data del 25 marzo 2009, si legge anche che Corallo è un “padre amorevole e un marito premuroso ed è molto coinvolto nelle attività della comunità locale”, non meglio precisata. Belle parole, che evidentemente dovevano servire ad accreditare l’azionista di Atlantis presso i suoi interlocutori all’estero.
BASTA COSÌ? No, perchè per l’imprenditore italiano si sono spesi anche alcuni personaggi in vista delle Antille Olandesi, ormai una seconda patria per Corallo, che ha trasferito ai Caraibi la sua holding e altre attività nel settore del gioco d’azzardo. Tra i sostenitori dell’imprenditore italiano troviamo i deputati Charles Cooper, che si definisce leader dell’opposizione, e William Marlin. Nella lista degli amici compare anche il primo ministro del piccolo Paese caraibico. Si chiama Gerrit Schotte e nelle settimane scorse il suo nome è stato citato in numerosi articoli pubblicati dai quotidiani delle Antille Olandesi. Raccontavano dei legami tra il capo del governo Schotte e le aziende di Corallo. Rapporti strettissimi, se è vero che nel marzo scorso un manager del gruppo Atlantis, tale Rudolf Baetsen, era stato designato come nuovo governatore della banca centrale di Curacao e St. Maarten. Ovvero il numero uno della banca nazionale di un Paese considerato uno dei centri off shore e di riciclaggio più attivi nel mondo. Polemiche. Proteste. Alla fine il manager di Corallo ha dovuto rinunciare all’incarico.