Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 12 Sabato calendario

ALLA RAI GIÀ INIZIATO IL DOPO-SILVIO GLI ULTRÀ CERCANO NUOVE SPONDE - ROMA - I

«pesci cinesi» della Rai registrano le scosse della politica e si preparano all´ennesimo salto carpiato. La definizione è di Francesco Rutelli che incontrando mercoledì nel Transatlantico del Senato alcuni giornalisti televisivi scomparsi da tempo ha allargato le braccia: «Eccovi qua. Cambia il governo e rispuntate tutti. Siete come quei pesci che i cinesi tengono nella vasche per prevenire i terremoti. Voi sentite i movimenti politici sempre un po´ prima». Altro giro, altra corsa anche a Viale Mazzini e Saxa Rubra. Cronisti e direttori vicini al Pdl tentano tardivi abbracci al Terzo polo, centristi fedeli rialzano la cresta, uomini e donne di area democratica annusano il momento della vendetta. Il governo delle larghe intese può trasformare il volto della tv pubblica. E´ il momento di cambiare casacca o perlomeno atteggiamento.
Alla collega Simona Sala è capitato di sperimentare sulla sua pelle com´è volubile la fede politica dei compagni di lavoro. E come l´indipendenza del cronista sia, nell´azienda di Stato, una variabile che si adatta alle circostanze. Ieri mattina era a seguire la giornata di Mario Monti per il Tg1. Ha preparato un pezzo tutto centrato sul neo senatore a vita e premier in pectore. La direzione del telegiornale le ha detto: «Vai e racconta». Appena tre mesi fa, per avere osato citare l´ex commissario europeo in un servizio, si era presa una strigliata di quelle buone e aveva conosciuto il sapore amaro del dimenticatoio. Monti, allora, aveva scritto un articolo per registrare la presenza di un podestà straniero in Italia, annunciando il commissariamento del nostro Paese. Sala lo spiega nel suo servizio delle 20, mette anche delle belle immagini del professore e i vertici non gradiscono. Oggi però anche Augusto Minzolini, irriducibile del berlusconismo, capisce che l´aria è cambiata.
Il Tg1 è l´acquario per eccellenza dei «pesci cinesi». Ci sono razze di tutti i colori, pronti a passare da uno all´altro. Alcuni, nella loro carriera, hanno collezionato più sfumature di una specie esotica. Nei capannelli di Saxa Rubra, fuori dalla palazzina della testata ammiraglia, si fa notare che il notiziario delle 20, da qualche giorno, è più ricco, più completo, più equilibrato. Il direttorissimo fiuta il vento, anche se non ammetterà mai la sconfitta. «Ancora non si sa se cambia qualcosa, dai retta a me. Aspetta prima de scrive´», suggerisce al telefono con il solito tono confidenziale. Intanto aumenta il minutaggio di Di Pietro, quello di Casini e quello di Bersani: non si sa mai. Il pasdaran Gennaro Sangiuliano, vicedirettore in quota ex An, si è eclissato. Ha allentato la presa del suo controllo politico. L´altro ieri un colpo di coda: nascondere la telefonata di Obama a Napolitano con i complimenti per la svolta italiana.
Rialzano la testa invece gli epurati: Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi sono tornate nella trincea della redazione. La bacheca del Tg1 è lo sfogatoio dei malumori nei confronti dell´egemonia pidiellina anche con sgradevoli testi anonimi. Si guarda con sospetto, tra i pretoriani del premier, alle mosse dei mezzibusti Francesco Giorgino e Filippo Gaudenzi che scommettono tutto sul Pdl senza Berlusconi, cioè su Alfano. Lungimiranti, forse. E il 6 dicembre si decide sul rinvio a giudizio per peculato di Minzolini. Se il gup accoglie la richiesta del pm e Berlusconi è fuori da Palazzo Chigi un cambio di direzione può avvenire subito. Scalda i motori per la successione il numero uno dei Gr Antonio Preziosi, attivissimo nelle telefonate verso il Terzo polo.
Spostandosi da Saxa Rubra e percorrendo i dieci chilometri che separano la cittadella Rai dai palazzi del potere, si osservano altre scene istruttive. Alla presentazione dei libri, i giornalisti del servizio pubblico sono presenti in massa anche se non devono preparare l´articolo. L´altro ieri sono accorsi numerosi al dibattito sul volume di Maurizio Lupi che aveva accanto Alfano, Gianni Letta, Enrico Letta, Bersani, Casini, Fini. Ovvero lo stato maggiore del governo che verrà. Folla delle grandi occasioni, volti noti della tv la maggior parte senza incarichi specifici. «La Rai è la politica italiana all´eccesso», commenta Roberto Rao, centrista che conosce Viale Mazzini come le sue tasche. Quanti sono pronti al salto della quaglia? Tantissimi. Ci sta provando anche il direttore generale Lorenza Lei, vantando un´amicizia con Lorenzo Cesa, segretario Udc. Ma la sua giravolta sembra impossibile (Casini non si fa ammaliare), il cda non ha più una maggioranza, scade a marzo e qualcuno scommette che la Lei può finire la corsa anche prima. Al Tg2 Marcello Masi sta seduto tranquillo nel suo studio al piano terra della palazzina C, Saxa Rubra. E´ un terzopolista cui le larghe intese giovano. Da fuori Mario Orfeo, direttore del Messaggero, non smette di sognare la poltrona del Tg1 e ha carte da giocarsi: ottimo rapporto con Udc e Pd bersaniano. Certo, il nome di Monti crea scompiglio. Sembra ed è un personaggio inarrivabile per i «pesci» della Rai. Lo conoscono soltanto Alessandro Cassieri e Mariolina Sattanino, storici corrispondenti da Bruxelles. Da tre giorni tutti li trattano con una strana deferenza.