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 2011  novembre 12 Sabato calendario

IL LIBRO CHE L’ASPIRANTE SUICIDA NON PUÒ NON LEGGERE


Gli ammiratori dello scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) – tra i quali quasi tutti gli scrittori del secondo Novecento, dato che è impossibile leggere una sua riga, con quella scrittura che è come un’incisione ad acquaforte, senza rimanerne stregati – hanno la propria opinione circa il suo capolavoro.
C’è chi vota Antichi Maestri, commedia nevrotica su un tal Reger che passa tutte le sue giornate sulla panca della Sala Bordone del Kunsthistorisches Museum di Vienna, in contemplazione del Ritratto di uomo dalla barba bianca di Tintoretto. E perviene alla conclusione che «se osserviamo un quadro per un po’ di tempo, anche il quadro più serio, dobbiamo averlo ridotto a caricatura per poterlo sopportare».
Chi ha nel cuore Il soccombente, storia del pianista Wertheimer, le cui velleità artistiche si infrangeranno quando, a un corso tenuto a Salisburgo dal leggendario Horowitz, conoscerà un rivale imbattibile, il pianista canadese Glenn Gould, la cui incisione delle bachiane Variazioni Goldberg, perennemente sul grammofono, accompagnerà la discesa nella follia di Wertheimer.
Altri spasimano per Estinzione. Uno sfacelo, l’ultimo libro pubblicato da Bernhard, mammut di 500 pagine in cui Franz Josef Murau, rampollo di una famiglia di SS, affida al suo amico Gambetti un’invettiva contro Wolfsegg, paesucolo dell’Austria superiore dove si erge il castello avito e dove è costretto a tornare da Roma: «Là tutto è paralizzante, e a tal punto gelido, anche d’estate, che ho sempre freddo. Lei non sa che quella gente non ha altro in testa se non le cose più primitive. Mia madre parla di continuo delle sue azioni, che ha collocato nella maniera più infelice. Mio padre ha in bocca continuamente la parola “magazzino”, mio fratello crede che il centro del mondo sia la sua barca a vela, e la sua Jaguar».

I MIGLIORI

Personalmente ho un debole per Correzione, il romanzo più essenziale, concentrato e spaventoso di Bernhard, del quale non voglio anticiparvi nulla salvo che il protagonista si chiama Roithamer, ispirato al filosofo Wittgenstein e al suo progetto di una sinistra casa a forma di solido regolare per la sorella, e che la Correzione finale, perfetta, è ovviamente il suicidio. Ma tutti i libri di Bernhard sono stelle di una galassia nichilista misurabile solo nell’insieme: il delirio del principe di Saurau in Perturbamento, opera in cui per la prima volta si vede, come in una sezione, lo scarto tra una prima parte narrativa convenzionale e la seconda parte in cui si inaugura il vero stile bernhardiano, quella trenodia ossessiva, ipnotizzante come il sonaglio del crotalo.
O ancora La fornace, in cui Konrad, arenatosi nel suo interminabile «saggio sull’udito», nella notte di Natale va dalla moglie paralitica, le sussurra prima in un orecchio poi nell’altro «Il contatto con gli uomini ci imbratta», poi imbraccia un carabina Mannlicher e la abbatte.
Le opere di Bernhard sono emulsioni in cui tutto viene masticato, ruminato, ridicolizzato e sputato, da «quel ciccione puzzolente di Bach» a «Beethoven la cui musica mi sembra sempre in marcia» (da Antichi Maestri; Bernhard in musica amava solo Mozart specie se diretto da Carl Schuricht), alla moglie alla quale «bisogna dare il semolino col cucchiaio» (La Fornace) alle biblioteche «istituti di pena dove noi abbiamo rinchiuso i nostri grandi spiriti» (Il soccombente).
Così ora è con somma disperazione e dunque gioia che salutiamo l’imminente pubblicazione integrale da parte di Adelphi, corredata dall’apparato critico di Luigi Reitani, del ciclo autobiografico di Thomas Bernhard: Autobiografia, (pp. 624, euro 65) temibile summa che comprende i seguenti tomi: L’origine, La cantina, Il respiro, Il freddo,Un bambino, già pubblicati separatamente.

CHE COSA VI ASPETTA

Un’idea di cosa vi aspetta, qualora abbiate l’ardire di cimentarvi nella terrificante lettura dei ricordi di vita di Bernhard, ve la può dare questo allegro episodio di Bernhard bambinetto, tratto da Conversazioni di Thomas Bernhard (a cura di Kurt Hofmann, Guanda): «Per tutta la vita mia madre ha sofferto di un terribile mal di testa, cosa che io, invece, non ho mai avuto. Certo, non ha avuto una vita molto lunga, ma ha pur sempre vissuto i suoi anni. Ricordo che mi mandava a comprarle delle pasticche molto forti contro il mal di testa; un giorno sono entrato nel negozio, chiedendo: “Le pasticche per la mamma”. Il commesso le ha tirate fuori con gentilezza da una bottiglietta e io le ho inghiottite – credo fossero una trentina – tutte in una volta».

Giordano Tedoldi