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 2011  novembre 12 Sabato calendario

Sarà l’elefante indiano a mettere le ali alla crescita - Per circa vent’anni, la globalizzazione ha acceso le nostre speranze, ora turba i nostri sonni, modifica gli orizzonti, rimescola la vita di tutti i giorni

Sarà l’elefante indiano a mettere le ali alla crescita - Per circa vent’anni, la globalizzazione ha acceso le nostre speranze, ora turba i nostri sonni, modifica gli orizzonti, rimescola la vita di tutti i giorni. Il binomio globalizzazione-crisi finanziaria svuota le nostre certezze e in questo vuoto gli scienziati sociali si buttano volentieri e sovente ne restano inghiottiti. Gli economisti, soprattutto, vedono i loro modelli perdere valore esplicativo giorno dopo giorno. Di tutti coloro che si occupano di problemi umani, gli storici sono i più attrezzati per esplorare il groviglio in cui ci siamo cacciati, metterne a nudo le possibili cause, valutarne le eventuali conseguenze. Tra gli storici italiani, Valerio Castronovo, è particolarmente attrezzato per confrontarsi con la globalizzazione. Negli anni novanta ha coordinato un’ampia Storia dell’economia mondiale , Laterza, che, in sei volumi, dall’antichità ci porta alle soglie del nuovo millennio. In questa e in altre opere si è spesso confrontato con le trasformazioni del capitalismo, e in tale confronto si giova di un insolito angolo visuale - dall’interno e dal basso, per dir così in quanto uno dei suoi filoni di ricerca riguarda la storia delle imprese e delle organizzazioni imprenditoriali. Nel suo recentissimo saggio Il capitalismo ibrido , il lettore non specialista troverà, in una ventina di capitoli agili, brevi, aggiornati e di facile lettura, un filo d’Arianna per attraversare e avviare un’interpretazione degli spazi sempre più labirintici del nostro tempo. Potrà quindi agevolmente prendere le misure del nostro provincialismo, alimentato dall’ ossessivo interesse per le vicende di casa nostra, come se l’Italia e l’Europa fossero ancora il centro del mondo e gli Stati Uniti una sorta parente un po’ rozzo ma molto ricco. Uscito dall’orticello nostrano il lettore si scoprirà catapultato in un mondo popolato di strani «animali» quali l’elefante indiano che mette le ali della crescita o il drago cinese - al quale Castronovo dedica ben quattro capitoli - che scopre una lontana parentela con Adam Smith, cerca di costruire una società armoniosa e felice ma intanto ha gravi pecche nel rispetto dei diritti umani. Trova un Brasile allegro ed euforico che non smette di crescere e un Giappone stanco dopo una lunga corsa; una Corea che ha imparato fin troppo bene le lezioni dei suoi maestri giapponesi e un’Africa alla ricerca di maestri dai quali imparare mentre rotte oceaniche prima desuete, come quelle tra India e America Meridionale, stanno diventando vie essenziali per lo scambio di merci e di idee. Tutti questi nuovi protagonisti dell’economia e della politica mondiale hanno forse una cosa sola in comune: una percezione dell’Europa meno netta e meno lusinghiera di quanto gli europei vorrebbero. L’Europa, infatti, continua a illudersi di possedere principi, saggezza e tecnologia in abbondanza da dispensare agli altri mentre anche l’America del Nord appare soggetto a un rapido processo di indebolimento derivante da una sacralizzazione del mercato e nell’incapacità dei poteri pubblici di controllarlo. E’ questo lo scenario di una disgregazione mondiale? Forse no. Castronovo parla di «capitalismo ibrido» che, come tutti gli ibridi presenta capacità di sviluppo e sopravvivenza superiori a quello delle specie «pure» e che sarebbe in grado di superare le proprie contraddizioni interne o almeno convivere con esse. Il mondo diventerebbe privo di un punto centrale, caratterizzato da vari «poli» tenuti in equilibrio da una comunanza mondiale di interessi. Speriamo che Castronovo abbia ragione, che tecnologia americana, principi europei, ottimismo brasiliano, laboriosità cinese si fondano in un tutto armonico. Sarebbe invece una iattura se il capitalismo ibrido mescolasse arroganza americana, egoismi europei, disordine brasiliano e freddo senso cinese di superiorità. Anziché un ibrido buono, il capitalismo diverrebbe simile non diventi simile agli animali mostruosi della mitologia classica, come la Chimera che vomitava fuoco; e che dovette essere uccisa da Bellerofonte. Speriamo proprio che il mondo non abbia bisogno di alcun Bellerofonte.