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 2011  novembre 12 Sabato calendario

Così la dolce Inge divenne «la» Feltrinelli . Sergio d’Angelo rivela come la moglie tedesca di Giangiacomo conquistò la casa editrice Anticipiamo uno stralcio di una lunga intervista rilasciata da Sergio d’Angelo a Edward Lozansky, giornalista emigrato negli anni ’70 dall’Urss agli Stati Uniti, che uscirà nel prossimo numero del settimanale Kontinent USA , ramificazione della tuttora esistente rivista Kontinent , fondata nel 1974 a Parigi da Vladimir Maximov e altri dissidenti sovietici

Così la dolce Inge divenne «la» Feltrinelli . Sergio d’Angelo rivela come la moglie tedesca di Giangiacomo conquistò la casa editrice Anticipiamo uno stralcio di una lunga intervista rilasciata da Sergio d’Angelo a Edward Lozansky, giornalista emigrato negli anni ’70 dall’Urss agli Stati Uniti, che uscirà nel prossimo numero del settimanale Kontinent USA , ramificazione della tuttora esistente rivista Kontinent , fondata nel 1974 a Parigi da Vladimir Maximov e altri dissidenti sovietici.L’intervistato è il giornalista italiano che nel­la primavera del 1956 ottenne da Boris Pasternak (1890-1960) il dattiloscritto del Zhivago per passarlo a Giangiacomo Feltrinelli, che lo pubblicò- in prima edi­zione mondiale- nel novembre 1957 (vicenda raccontata da d’Angelo ne Il caso Pasternak , Bietti, 2006). Nella lunga intervista d’Angelo racconta in particolare il ruolo esercitato da Inge Schöntal nella vita di Giangiacomo Feltrinelli. *** Chi era Inge Schöntal prima di incontrare Giangiacomo Feltri­nelli? «Inge nasce in Germania, a Es­sen ( Ruhr), nel 1930. È ancora nel­la primissima infanzia quando il padre, ebreo, emigra in America per scampare al potere nazista. Lei cresce a Gottinga, nella Bassa Sassonia, accanto alla madre e a due fratelli, fra seri pericoli e ri­strettezze economiche». E alla fine della guerra? «Inge trascorre ancora a Gottin­ga, con la famiglia, pochi altri anni che preferisce dimenticare. Poi decide di andarsene per suo con­to ad Amburgo. Ha vent’anni, è una bella ragazza che non passa inosservata, molto intraprenden­te. Cerca lavoro, cerca di fare cono­scenze, e infine riesce a essere as­sunta come apprendista fotore­porter dalla rivista Constanze ». Come incontrò Feltrinelli? «Nel luglio 1958 Feltrinelli, se­paratosi poco prima dalla secon­da moglie, decide di fare un viag­gio in Svezia per acquistarvi un nuovo panfilo. Nello stesso tem­po va a fare visita all’editore am­burghese Heinrich Rowohlt, col quale ha già un rapporto di amici­­zia ed affari, che dà una festa il suo onore. Inge è lì. Sgargiantemente abbigliata. Lei partecipa alla fe­sta, chiarisce, in quanto svolge in­carichi di fotoreporter anche per Rowohlt. Cena al tavolo con i due editori e ce la mette tutta per far colpo su Feltrinelli. Riportando un successone. Lo stesso editore amburghese testimonierà molti anni dopo che Inge e Feltrinelli “simpatizzarono subito e, quan­do lasciarono la festa, credo non avessero più bisogno di nessun al­tro” ». Dopo di che? «I due vanno a Milano. Non pos­sono sposarsi (lui ha un’altra mo­glie, sia pure separata), ma Inge, stabilitasi nella casa avita di Feltri­nelli, inaugura con disinvoltura la sua nuova vita da miliardaria. Che però non è una vita oziosa. Chiede e ottiene infatti di essere presto in­serita nella casa editrice quale in­caricata dei rapporti con editori e autori stranieri e, proprio in que­sta veste, all’inizio del 1959 accom­pagna Feltrinelli in un viaggio di quattro mesi nel continente nord­americano. Si fermano a lungo ne­gli Stati Uniti per di­scutere proget­ti e scambi di diritti con diversi illu­stri editori. estrema sinistra». Perché ne sei sicuro? Ma sono sicuro che in­contrano pure alcuni militanti di «Perché proprio al ritorno da quel viaggio Feltrinelli mi dice per la prima volta di avere scoperto che i massimi poteri degli Stati Uniti si stanno preparando alacre­mente a fascistizzare tutto l’Occi­dente e a scatenare la terza guerra mondiale. Io ci scherzo su. Ma di questa presunta scoperta lui conti­nua a vantarsi in giro». Torniamo all’impegno di Inge nella casa editrice. «Allo scorcio degli anni ’50 la ca­sa editrice presenta diverse novi­tà significative. Licenziamenti e nuove assunzioni, cancellazione di libri tradotti o già in bozze... Più rilevante, tuttavia, è il “maggiore respiro internazionale” che Inge si vanta esplicitamente di pro­muovere: soprattutto affiancan­do Feltrinelli, dai primi anni ’60, in moltissimi viaggi di lavoro nel Terzo Mondo». Cercano libri da tradurre? «In teoria sì. In pratica, invece, quei viaggi hanno per effetto so­prattutto l’iniziazione rivoluzio­naria dell’editore. In Africa, dove per qualche anno si concentra il lo­ro interesse, i due visitano ripetu­tamente Algeria, Marocco, Gui­nea, Nigeria, Ghana. Feltrinelli, coadiuvato da Inge, riesce a stabi­lire rapporti personali con i leader saliti di recente alla ribalta della storia anticoloniale, da Ben Barka a Sékou Touré. In particolare si in­fervora per la causa dell’indipen­denza algerina... Quanto alle sco­perte editoriali i giri africani frutta­no solo un manoscritto sull’Alge­ria... ». Non è molto... «In compenso, durante una pausa dei viaggi in Africa, Inge da alla luce Carlo, nel 1962. Il neona­to è senza dubbio figlio di Feltrinel­li, la somiglianza con lui è fuori di­scussione, e poco importa se nella cerchia dell’editore corre voce che ci sia stato un ricorso all’inse­minazione artificiale. Sia come sia, si deve rilevare un fatto. Que­sto figlio - che il padre subito rico­nosce e nomina per testamento suo erede universale - sarà deter­minante nel consentire ad Inge di mantenere la sua presa su Feltri­nelli quando fra non molto finirà la loro convivenza sotto lo stesso tetto e soprattutto dopo che lui, al­cuni anni più tardi, passerà alla clandestinità». [...] E la passione per Cuba? Quan­do esattamente comincia? Nel gennaio 1964. Inge e Feltri­nelli sbarcano a Cuba, dove en­trambi sono già sta­ti. Adesso qui tutto è cambiato. C’è Fi­del Castro, il socia­lismo caraibico, il miraggio del­l’­esplosione rivolu­zionaria nell’inte­ra America Latina. Feltrinelli, che di tutto ciò si entusia­sma, viene ricevu­to varie volte dal líder màximo, ne conquista la bene­volenza [...] Poi Fel­trinelli ci tornerà molto spesso. Ma senza Inge. Duran­te una festa lei vie­ne scoperta in estrema intimità con un noto gior­nalista del Pci, su­scitando a dire il ve­ro più perplessità che scandalo. Ad ogni modo il risultato è che Feltri­nelli va ad abitare per conto pro­prio, lasciando a lei la disponibili­tà della dimora patrizia, la cura del figlio,l’usufrutto su una cospi­cua parte del patrimonio familia­re e l’incarico di dirigente nella ca­sa editrice». Un po’ troppo.Segno che lui re­sta succubo della personalità di Inge. È così e sarà sempre così. Intan­to il nuovo assetto non impedisce a Inge, che conserva intatte tutte le sue funzioni materne e profes­sionali, di incontrare e condizio­nare Feltrinelli tutte le volte che vuole. E le dà in più la possibilità di dissociarsi in modo naturale da quei viaggi nel Terzo mondo che fi­ni­rebbero col rendere poco credi­bile la sua coltivata immagine pubblica di intellettuale progres­sista ma non rivoluzionaria. Del resto Feltrinelli, esaurito il suo compito di editore europeo, si considera solo “un combattente contro l’imperialismo”».