Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Gli studenti hanno manifestato ieri in una novantina di città, con qualche incidente di poco conto a Milano e a Roma, ma con un obiettivo in parte nuovo, non più solo la Gelmini o il ministero della Pubblica Istruzione (comunque bersagliati) ma soprattutto le banche, la crisi, le agenzie di rating, persino il governatore Draghi che proprio in quello stesso momento stava parlando per l’ennesima volta del problema di questa generazione senza futuro e a cui nessuno riesce a dare una prospettiva.
• Quanti erano?
È quasi impossibile rispondere a questa domanda,
dato che non si tratta di una manifestazione sola, ma di una novantina di
manifestazioni in altrettante città, con partecipazioni le più diverse, certe
volte poche decine, altre volte parecchie centinaia, fino ai due-tremila che
hanno sfilato a Roma, Milano, Napoli, Bari. La tecnica di sparpagliarsi lungo i
centri abitanti del paese ha un buon effetto mediatico, in un momento in cui
sarebbe assai difficile portare, per esempio a Roma, centomila ragazzi, come
accadeva una volta. Si può adesso offrire ai giornali un nugolo di cortei e la
possibilità di titolare su tante città. L’obiettivo mediatico era tanto più
importante questa volta, dato che oggi è la giornata di mobilitazione a Roma
della Cgil, che ha tra i suoi obiettivi non solo Berlusconi, ma soprattutto la
nuova destra di Marchionne e dei contratti prendere o lasciare.
• Che incidenti ci sono stati ieri?
Mah, lanci di uova contro le banche un po’ dappertutto. A
Milano ha fatto impressione che gli studenti individuassero la sede di Moody’s
in corso di Porta Romana. Portavano uno striscione “Squali finanza speculatori
sulle nostre vite”, hanno invaso l’atrio, qui li hanno fermati. Hanno dovuto accontentarsi
di imbrattare le vetrine. Altri momenti di tensione davanti alla sede della
Regione Lombardia: uno dei due tronconi in cui si era diviso il corteo,
arrivato sotto il Pirellone, ha tentato di forzare un cordone di carabinieri in
tenuta antisommossa. Si sono beccati delle manganellate, inutilmente tentando
di proteggersi con alcuni scudi di polistirolo e caschetti da cantiere. È poi
finito tutto in pace a Porta Venezia.
• A Roma?
Anche qui i manifestanti hanno tentato di forzare un
posto di blocco sul lungotevere Ripa. Non ci sono riusciti, il passaggio era
impedito da celerini in tenuta anti-sommossa e da alcuni blindati. I ragazzi
sono poi arrivati lo stesso – seguendo un altro percorso – davanti al
ministero. Qui un gruppo ha gridato contro la Gelimini, i tagli e il resto. Un
altro gruppo è andato a occupare i binari della stazione Ostiene, a un
chilometro di distanza circa. Gridavano «Occupiamo tutto!». Sono rimasti in
realtà sui primi quattro binari per un quarto d’ora. Le forze dell’ordine hanno
sostanzialmente lasciato fare. La preoccupazione maggiore della polizia in
questi casi è sempre quella che per l’incoscienza e l’inesperienza acccada
qualcosa di irreparabile.
• Erano solo studenti?
Beh, forse no. Le forze di polizia hanno identificato decine
di persone. C’è un loro comunicato, in cui si dice che stanno lavorando per
risalire all’identità di «altre persone» che potrebbero essere coinvolte negli
episodi che hanno generato momenti di tensione. Un fumogeno e qualche sasso
sono stati tirati contro la sede di Unicredit. A Roma hanno bersagliato i
celerini con parecchi fumogeni, palloncini pieni di vernice, uova. Il momento
più brutto è stato alla Piramide Cestia, una specie di assalto a un’auto blu
incastrata per cinque minuti, con gente che batteva ritmicamente le mani sul
cofano. Il sindaco Alemanno s’è lamentato per i disagi che la protesta ha
creato al traffico. «Il problema serio, che spesso viene negato dal mondo
sindacale, è quest oggi, ad esempio, duemila studenti, corrispondenti
praticamente a 2 o 3 licei, hanno bloccato Roma. Servono delle regole ben
precise e condivise: dobbiamo garantire il diritto a manifestare ma anche il
diritto alla mobilità. Mi auguro quindi che ci sia responsabilità da parte di
tutti».
• Gli slogan?
Il momento più divertente è stato all’alba: un
gruppo di ragazzi s’è presentato a Palazzo Chigi. E ognuno di loro aveva una
sveglia. Le hanno fatte suonare tutte insieme, «sveglie per questo governo, per
dire che la loro ora ormai è arrivata. Questa generazione non vuole che si
perda altro tempo». Un po’ dappertutto s’è letto lo striscione «Noi la crisi
non la paghiamo». Oppure: «Svegliati, Italia, i diritti non sono in vendita». A
Bologna hanno anche tirato delle mele. A Firenze: «Ci hanno tolto l’inglese e
la palestra», «Il mio sogno è fare la escort». A Bari: «Ora i conti li fate con
noi», «Per realizzare quel tunnel l’Italia ha partecipato con 45 mln,
imbavagliate lei non noi», «Rete libera, no alla legge bavaglio»
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 8 ottobre 2011]
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