Giorgio Meletti, il Fatto Quotidiano 8/10/2011, 8 ottobre 2011
MALGARA, DALL’OLIO CUORE ALLA BIENNALE - S
e proprio vogliono dare una nuova prestigiosa carica a Giulio Malgara, più che la Biennale di Venezia (per la quale ieri l’ha designato il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan) dovrebbero costituire apposta per lui una Pluriennale destinata alla celebrazione degli inamovibili come lui. Basti ricordare che da 27 (ventisette) anni Malgara è presidente dell’Auditel, l’arbitro degli ascolti televisivi e, quindi, dei fatturati pubblicitari delle tv. E che fino al 2007 è stato per 23 anni presidente dell’Upa (Utenti pubblicità associati), la decisiva lobby degli investitori pubblicitari.
Se dire Malgara è dire pubblicità televisiva, dire Malgara è anche dire Silvio Berlusconi, il suo grande amico, alleato e finanziatore. Dopo aver cercato di piazzarlo alla presidenza della Rai per due volte, nel 1994 e nel 2005, adesso ha deciso di gratificarlo, a 73 anni, con una sorta di premio alla strepitosa carriera. Un premio un po’ stravagante , se si considera che di tutto il candidato si è occupato nella vita fuorché di cultura. Al contrario, si è sempre distinto come una star del largo o larghissimo consumo.
La sua biografia ufficiale vanta infatti grandi successi nella promozione di prodotti popolari. Negli anni ‘70 ha lanciato il marchio Fido, ottimo cibo per cani, e il marchio Miao, ottimo cibo per gatti. Poi ha invaso la Penisola con l’olio Cuore. E ancora ha reso imprescindibile il consumo del Gatorade. Una progressione di successi commerciali che devono averlo anche arricchito, visto che nel 1992 decide il grande salto, da manager della multinazionale Quaker Oats a imprenditore in proprio. Si mette in società con Raul Gardini, insieme fondano la Garma, e comprano tre marchi forti dell’acqua minerale: Levissima, Recoaro e Fiuggi.
L’ALLEANZA dura poco, perché pochi mesi dopo, al culmine dell’inchiesta Mani Pulite, Gardini si suicida. Malgara si riorganizza e poco tempo dopo compra dalla Quaker Oats i rami d’azienda italiani, la ex Chiari e Forti. Si porta così a casa altri marchi sa spingere in tv, come i prodotti da forno Pandea e le bevande autoriscaldanti Caldo Caldo. La carriera imprenditoriale è sempre strettamente intrecciata alla sua attività di uomo di televisione e pubblicità. L’Auditel decide del successo o del fallimento dei programmi televisivi, e quindi del fatturato pubblicitario delle reti, mentre l’Upa è al centro degli umori dei grandi investitori. Lo strategico punto di osservazione spiega anche la ritrosia di giornali e televisioni ad andargli contropelo.
Malgara è del resto uomo dalle ampie relazioni, in grado di vantare importanti meriti con quelli che contano. Imparentato con i Tronchetti Provera attraverso il matrimonio della figlia, è soprattutto l’uomo che ha accompagnato con grande abilità il boom della tv commerciale, assistendo al passaggio ingente di risorse pubblicitarie dalla carta stampata all’etere. Negli anni confusi in cui le tv di Berlusconi si facevano largo in Parlamento tra i decreti ad hoc di Bettino Craxi e la favorevolissima legge Mammì, Mal-gara non faceva mai mancare una buona parola in favore degli interessi di B. Eccolo, per esempio, nella torrida estate 1990 (quando l’approvazione della legge Mammì squassò il governo Andreotti provocando le dimissioni di tutti i ministri della sinistra Dc), battersi contro il divieto di interruzioni pubblicitarie dei film: “Arrecherebbe contraccolpi negativi alle stesse emittenti, che non sarebbero più in grado di produrre o acquistare filmati di qualità”, tuonava da futuro presidente della Rai.
EPPURE è rimasta sostanzialmente silenziata, la notizia emersa al processo All Iberian, quello che si è occupato dei fondi esteri della Fininvest. Proprio in coincidenza con il decollo imprenditoriale del 1992, Malgara aveva ricevuto ingenti finanziamenti estero su estero da Berlusconi. Al processo si parlò di 15 miliardi, 5 dei quali non risultavano ancora restituiti a quel momento (2001). La notizia che il presidente dell’Auditel, arbitro, fosse debitore del padrone di Media-set, cioè uno dei due colossi del duopolio televisivo, non suscitò nessuna reazione di rilievo.
È vero però che nell’estate del 2005, quando il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco (breve parentesi nel regno di Giulio Tremonti) lo designò per la presidenza della Rai, le reazioni furono così robuste da indurre lo stesso Malgara al passo indietro: “Non posso non constatare che tale scelta non ha incontrato la pluralità di consensi indispensabile per svolgere un così delicato incarico”, ammise con qualche delusione. Adesso ci riprovano con la Biennale, e non sarà facile neppure stavolta.