ItaliaOggi 8/10/2011, 8 ottobre 2011
SE VA AVANTI COSÌ, LA CASTA APPENDERÀ IL POPOLO
A Wall Street, a Madrid e Barcellona, ad Atene e persino su La7, sul ponte di Brooklyn, ci s’indigna perché il capitalismo, che già è stato sempre un po’ boia, da qualche tempo è particolarmente carogna con i popoli. In Italia, curiosamente, è invece il capitalismo a indignarsi, in particolare con i poveri, che non sono chic, che portano scarpacce da due soldi, che votano male.
S’indigna più di tutti Diego Della Valle: politici, basta, a casa, via, lasciate fare a me, che la servo io l’Italia col mio «amor proprio per il paese». S’indigna l’amministratore delegato della prima holding sabauda: gl’italiani non pagano, per cominciare, abbastanza tasse e, così come non comprano abbastanza automobili della marca che dico io, pretendono da me un trattamento sindacale privilegiato, che a Detroit (che è Detroit) neanche se lo sognano - e poi votano male. S’indigna anche il primo capitalista d’Italia, che siede a Palazzo Chigi circondato da ministri con l’aria sempre più incupita, quasi tutti inaffidabili, e da ragazze sempre meno allegre. Berlusconi, ce l’ha con i gazzettieri bugiardi, con le accuse farlocche che gli muove la magistratura, con i napoletani irriconoscenti e (anche lui, come tutti) con gl’italiani che votano male. Qui finisce che la Casta, prima o poi, appende il popolo ai lampioni.