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 2011  ottobre 08 Sabato calendario

MULTA A GALEAZZI: ECCO QUANTO VALE IL «VAFFA»


«L’uomo della strada indovi­na sempre la professione della ma­dre di ogni passante», parola di Jorge Luis Borges. Insulti e paro­lacce, censurabili certo, ma come farne a meno? Il problema però è che hanno un prezzo. Nel caso di Giampiero Galeazzi 300 euro sot­to forma di multa, inflitta ieri dalla Cassazione. La colpa linguistica del giornalista è stata di dare del «meridionale di m...» al portiere del suo condominio, responsabi­l­e secondo Galeazzi di non conse­gnare puntualmente la posta. «Non sei capace neppure di guar­dare le pecore », ha aggiunto il gior­nalista davanti a testimoni e non è bastata la sua richiesta di clemen­za, viste le presunte inadempien­ze del custode. «Non giustificano la violenta aggressione verbale», ha sentenziato la Suprema corte, confermando la decisione del tri­bunale di Roma del giugno 2010, che comunque aveva ridotto la multa rispetto agli iniziali 500 eu­ro stabiliti dal Giudice di pace.
Ma il borsino delle parolacce non si esaurisce qui. Se si mettono insieme le sentenze dei tribunali, si ottiene un tariffario ricco e a vol­te paradossale. Un esempio su tut­ti. Il tribunale di Como nel 2003 ha condannato una pensionata di 72 anni che aveva bollato la nuora co­me donna di facili costumi (è un eufemismo) a pagare 5 euro di ri­sarcimento alla parte offesa. L’identico insulto, rivolto però da una nuora milanese alla suocera, nel 2005 è costato alla colpevole ben 450 euro. Una disparità di trat­tamento simile a quella decisa dal­la Cassazione lo scorso anno. Un’impiegata di Ascoli Piceno è stata condannata tra l’altro a paga­re 1.200 euro di spese processuali per aver detto «stronza» e «vaf­fa... » al proprio capo donna, nono­stante sostenesse che certe espres­sioni sono di uso comune in ambi­to lavorativo. I giudici hanno ri­sposto che le parolacce sono am­messe se rivolte ai colleghi di pari grado, ma non ai superiori.
Vittorio Sgarbi deve aver dedica­to una voce del proprio bilancio personale alle multe per le ingiu­rie rivolte ai suoi interlocutori. Nel 2008 durante Annozero , per ci­tare solo un episodio, ha dato del «pezzo di m...» a Marco Travaglio. Condannato inizialmente a paga­re 30mila euro, Sgarbi ha rincara­to la dose: «Mi correggo. Travaglio non è un pezzo di m... ma una m... tutta intera». Così i 30mila euro so­no diventati 35mila. È andata me­glio ad Alfredo L., che nell’agosto del 2001 è stato assolto «perché il reato non sussiste» dall’accusa di ingiuria. Durante una riunione di condominio aveva detto «sei un rompicoglioni» a un vicino di casa che non la finiva di parlare e di la­mentarsi. L’epiteto non è lesivo della persona, hanno sentenziato i giudici, «per l’uso ormai invalso e socialmente accettato».
È invece ingiuriosa, sempre se­condo la Cassazione, una parola che potrebbe sembrare più soft: «Scemo». Nel 2005 Giulio B., 52en­ne toscano, non è stato graziato dai supremi giudici cui aveva fatto ricorso ed è stato rimandato al Giu­dice di pace di Carrara che ha do­vuto anche stabilire un risarci­mento danni all’uomo che aveva insultato.
Nello stesso anno a Trieste du­rante un’aggressione ad alcune persone di colore un italiano di 25 anni aveva pronunciato anche pe­santi parole: «Sporco negro». Ma la Cassazione cui si è rivolto l’ha assolto in merito all’accusa di in­giurie. Il motivo?Quell’espressio­ne non denoterebbe necessaria­mente un intento razzista, ma «ge­nerica antipatia». Non può man­care, a proposito di parolacce, l’aneddoto politico. Era il 1993 e Stefania Craxi diede del «grandis­simo stronzo» a Francesco Rutel­li, che aveva parlato male di Betti­no Craxi. La Craxi fu condannata a una multa di 50mila lire. Che pagò con alcuni bollettini postali che ri­portavano nella causale: «Per aver chiamato stronzo Francesco Rutelli



1. «Fottiti»: 100 euro
Il preside di una scuola pugliese si è rivolto così a un’insegnante durante un consiglio di classe. «In ambito lavorativo e uf­ficiale» l’espressione è ancora più grave

2. «Stronzo»: 1.200 euro
Un’impiegata ha pagato 1.200 euro di spese processuali per aver detto «vaffa...» e «stronza» al ca­po donna. Sarebbe stata assolta, se si fosse rivol­ta a un pari grado

3. «Pezzo di merda»: 30 mila euro
Tanto è costato l’insulto diretto in tv da Vittorio Sgarbi a Marco Trava­glio. Di più: dopo che ha aggiunto «è una merda tutta intera», la sanzione è salita a 35mila euro

4. «Rompicoglioni»: 0 euro
Per la Cassazione, «rom­picoglioni »non è una pa­rola ingiuriosa, perché è ormai entrata nell’uso co­mune e perché nella cau­sa in esame era rivolto a un vicino pedante


5. «Faccia di cavallo»: 400 euro
In una lite tra due dirim­pettaie una apostrofa l’altraconquestaespres­sione colorita. La Cassa­zione l’ha condannata a un risarcimento di 400 euro per l’offesa