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 2011  ottobre 08 Sabato calendario

SPORTEGOLANDO 20111008

FEDELTA’. «Qualcuno anche nei giorni scorsi ha detto che andrò via dall’Inter. Non c’è niente di vero, e fra l’altro, non ho mai pensato di andarmene. Seguire Mourinho a Madrid? Complimenti per quel che ha fatto qui, ma io a Milano sto bene e gioco in una grande squadra. Insomma sono contento di indossare questa maglia, con un presidente che ammiro moltissimo. Non c’è dubbio che io resterò qui» (Douglas Maicon, all’Inter dal 2006).

AVVERSARI. «La Juve è forte e può arrivare lontano, ma è presto per lanciare proclami. I campionati non si vincono in autunno, ma al termine di una lunga corsa. Per quanto riguarda gli avversari io non credo alla crisi delle milanesi. Prima o poi torneranno in alto. E poi c’è il Napoli, pericolosissimo. E poi c’è la Roma, che è partita piano ma sta già risalendo. A Roma ho lasciato un pezzo di cuore. Ho trascorso cinque anni affascinanti e intensi» (Mirko Vucinic, prima stagione alla Juve).

CUCCHIAIO. «Quest’anno fino ad ora ho fatto un gol e il Cesena ha un solo punto in classifica. Posso e devo fare di più. E poi il portiere del Chievo Sorrentino mi ha parato un rigore. Per tenerlo fermo gli avevo detto “Ti faccio il cucchiaio”. Non l’ho convinto: tiro secco, lui si muove e para» (Adrian Mutu, prima stagione al Cesena).

AMICIZIA. «Suzuka è una pista bellissima, è stimolante correrci. Tanti Mondiali si sono decisi qui: ricordo le lotte tra Senna e Prost e quella volta che Schumacher ruppe il motore. E poi la gente di qui è entusiasta della Formula 1. Sarebbe bello riuscire a regalare un po’ di gioia dopo tanto dolore. Già l’anno scorso avevo un casco speciale, quest’anno sulla parte superiore ho messo un ideogramma che significa “Legati dall’amicizia”. È il modo per dire al Giappone che non li abbiamo lasciati soli» (Sebastian Vettel a un passo dal II titolo Mondiale di Formula 1).

UOMO MORTO. «La mia colpa è stata quella di passare dalla Stella Rossa al Partizan. Chi non è serbo non può capire. Non è come passare dal Real al Barcellona o dalla Lazio alla Roma. Passare da una squadra di Belgrado a un’altra per i tifosi significa non essere più considerato un uomo. Mi vogliono morto, ma morto davvero» (Vladimir Stojkovic, portiere della Serbia).