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 2011  ottobre 08 Sabato calendario

Schillebeeckx Edward

• Anversa (Belgio) 12 novembre 1914, Nijmegen (Olanda) 23 dicembre 2009. Teologo • «[...] teologo domenicano [...] Uno dei suoi colleghi protestanti a Nimega, Harry Kuitert, lo chiamava scherzosamente “il Picasso della teologia”, senza sbagliare. Allievo di Chenu e Congar [...] era diventato un’autorità internazionale non solo per i suoi volumi, ma soprattutto per un ciclostilato di Animadversiones (“Osservazioni”) diffuso alla vigilia del Vaticano II, nell’estate 1962. Quando infatti arrivarono ai vescovi i primi schemi preparati dagli uomini delle congregazioni di Curia romana le reazioni furono di indignazione: l’idea di fare un Concilio di statuine, chiamate a Roma per approvare i 69 documenti che riepilogavano tutte le condanne dei papi “Pii”, non piaceva a nessuno. Ma Schillebeeckx, in quel ciclostilato dalle tirature vertiginose, riuscì a individuare il nodo che rendeva quel materiale inaccettabile: il suo essenzialismo. Respingeva, insomma, in nome della vitalità cattolica, l’idea che i problemi del Vangelo e della Chiesa andassero ridotti a essenza, tolti dalla storia, disossati dal tempo, per essere “risolti” a suon di condanne facilone che, mentre sembravano ripetere severità passate, chiudevano ogni possibilità di contatto fra la Chiesa e il futuro. Entratovi così, Schillebeeckx rimase una figura di spicco della teologia conciliare, segnata dall’esperienza inusitata di una reciproca fecondazione fra teologi di smisurata cultura e vescovi consapevoli della loro missione. Per questo partecipò alla nascita della rivista “Concilium”, pensata come prolungamento di quel dialogo. Ma l’esperimento non funzionò: una parte pregiata della redazione se ne andò; su un’altra la Congregazione per la dottrina della fede, l’organo voluto da Paolo VI per rompere la continuità storica e ideologica del Sant’Uffizio, fulminò le sue condanne. Non su Schillebeeckx, oggetto per i suoi studi su Gesù, e in particolare sulla resurrezione come dato di fede, di indagini e processi, che mai riuscirono a sanzionare l’energia riformatrice di quest’uomo rimasto fedele all’idea che la teologia non è far copie maldestre di quadri famosi, ma usare la tavolozza del pensiero per ritrarre la realtà e le sue incongruenze. Come Picasso» (Alberto Melloni, “Corriere della Sera” 28/12/2009) • Vedi anche Paolo Rodari, “Il Foglio” 29/12/2009.