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 2011  ottobre 08 Sabato calendario

ADDIO A 190 LEGGI ANTI-MERCATO

Un nuovo "taglia leggi" per eliminare disposizioni e norme che contrastano con la concorrenza. È l’arma che il governo si accinge a utilizzare per presentare in consiglio dei ministri un pacchetto-liberalizzazioni. Sono circa 190 le misure che andrebbero abolite secondo una prima bozza preparata dal ministero delle Semplificazioni e presentata ieri al tavolo coordinato dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, al quale hanno partecipato anche i ministri Altero Matteoli (Infrastrutture) e Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) e il sottosegretario all’Economia Luigi Casero. Si lavorerà comunque ancora nei prossimi giorni per un’eventuale scrematura delle oltre 190 disposizioni, presentate da varie amministrazioni in vista della modifica dell’articolo 41 della Costituzione per la quale in materia di attività economiche «è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge».

Il taglia leggi sarebbe un provvedimento a costo zero. Come del resto, al momento, si prospetta l’intero pacchetto crescita. Perché anche ieri il nodo risorse ha tenuto banco e sarà protagonista dei nuovi incontri tra ministri (il prossimo probabilmente martedì). Romani promette «collegialità», sentirà anche altri ministri (da Prestigiacomo a Gelmini a Meloni), raccoglierà anche le proposte che arrivano dalle parti sociali, si confronterà con lo stato maggiore del Pdl e al termine delle "consultazioni" dovrà fare il punto con il premier e con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ed è qui che potrebbe concretizzarsi più di qualche difficoltà. Perché, anche al tavolo di oggi al quale hanno partecipato tra gli altri tecnici ed alcuni economisti, non sono emerse idee risolutive. Se l’ipotesi del condono è stata ufficialmente smentita, l’idea taglia debito arrivata dall’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio e da Guido Salerno, ex direttore generale della Fondazione Bordoni, non ha riscosso successo (si veda anche articolo a pagina 2). Si valuteranno altre idee, si lavorerà ancora alla ricerca di eventuali coperture che consentano di riempire di contenuti "pesanti" il decreto.

Se la missione fallirà, se non si troverà la quadra politica o se ancora una volta Tremonti, al momento decisivo, porrà vincoli insormontabili, inevitabilmente le semplificazioni a costo zero saranno ancora una volta destinate ad avere un ruolo centrale. «Nel Dl sviluppo – ha detto ieri Brunetta – ci saranno tantissime norme sulla semplificazione a cura mia e del ministro Calderoli». In particolare, Brunetta intenderebbe introdurre una norma per vincolare nella legislazione la produzione di nuove procedure amministrative che saranno ammesse solo se le nuove regole avranno cancellato oneri burocratici già esistenti. L’altra misura riguarda la better regulation: si metterà un tetto alla pratica di eccessiva regolamentazione associata alle leggi di recepimento delle direttive europee.

Le uniche risorse, peraltro già previste dalla legge, di cui potrebbe esserci traccia nel decreto sono i quasi 800 milioni, quota parte dell’incasso dell’asta per le frequenze tlc, destinate al settore delle comunicazioni elettroniche. Lo Sviluppo economico punta a creare una società mista per la realizzazione di una rete di nuova generazione, ma i big della telefonia fisso hanno bocciato il piano (Telecom Italia ha appena annunciato l’uscita dal tavolo Romani) e il coinvolgimento degli altri gestori appare ora incerto. Sempre in pole position poi il pacchetto di semplificazioni che secondo lo Sviluppo darebbero una spinta agli investimenti nelle infrastrutture energetiche. Dopo la polemica Tremonti-Matteoli sul taglio del Fas destinato a finanziare le grandi opere, è ancora tutta da giocare la partita sul capitolo infrastrutture.

Sul fronte della spesa, invece, solo la settimana prossima si saprà come procederanno i ministeri nel rimodulare il loro budget per rispettare il taglio di sette miliardi sul 2012 ripartito dal Dpcm dello scorso 28 settembre.