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 2011  ottobre 08 Sabato calendario

OGNI SERA LAVATEVI I DENTI. POI SCARICATE I RICORDI SUL VOSTRO HARD DISK

Se ibernarsi ormai è out, pare che clonarsi online assicuri l’immortalità. O quasi. La nuova frontiera della memoria è una specie di Grande fratello ad personam, un alter ego digitale che ci sopravvive conservando la nostra identità a perpetua memoria dei posteri. Altro che 1984. George Orwell immaginava un sistema che ci avrebbe sorvegliati ventiquattr’ore su ventiquattro. Ciò che non aveva previsto è che ci saremmo sorvegliati, di buon grado, da soli. Questa è roba da fantascienza in salsa cyber, da nostalgici che ai ricordi alterati dalle emozioni preferiscono un archivio di byte. Altro che polverosi album foto o noiosi filmini. Oggi basta affidarsi ai mind file, banche dati di ricordi. In due parole, perché sforzarsi di ricordare quando basta fare un back up della mente?
Assodato che l’immortalità è utopia, dal Giappone agli Usa si moltiplicano i lifeloggers, aspiranti avatar digitali che, mentre vivono la vita vera, scaricano ai loro gemelli virtuali il compito di prolungare il "sé" anche dopo l’ultimo respiro. Creare un mindfile da incastrare nella grande ragnatela non ha prezzo: siti come Lifenaute, CyBeRev, Image Metrics, non chiedono denaro. E sebbene il padre della memoria elettronica, Gordon Bell, sia un informatico della Microsoft nonché capo del gruppo di ricerca della Microsoft dedicato a questo tema, darne alla luce uno è più semplice del previsto. Basta trasformare in byte i momenti salienti della vita e affidare alla tecnologia il compito di conservarli.
Il risultato, pare, sarà un essere che, pur vivendo nel computer, imparerà a parlare, muoversi e comportarsi come l’originale in carne e ossa. Dovrebbe accadere intorno al 2020. Gli scettici ci sono e si concentrano sul lato oscuro della medaglia: «Il lifelogging andrebbe scoraggiato», scrivono Martin Dodge e Rob Kitchin, geografi specializzati in tecnologie digitali dell’University College di Londra. «Registra non solo che cosa si fa, ma con chi e dove. E naturale che si evidenzino le perversioni, le indiscrezioni e anche le piccole infrazioni della gente». Insomma, è come dare l’addio al diritto all’oblio e il benvenuto ai sospetti, agli equivoci e alle ricerche merceologiche.

DIARIO DIGITALE
Eppure il fenomeno ha già preso piede. Per esempio Cathal Gurrin, docente d’informatica alla Dublin City University, ha iniziato con un esperimento nel 2006 che doveva durare due settimane: non ha più smesso. A oggi ha già immagazzinato otto milioni di foto, due milioni di spostamenti mappati dal Gps e venti milioni di movimenti. Trasforma in digitale ogni momento della sua vita, privacy permettendo, s’intende: «È un progetto di ricerca», dichiarava al The Sunday Times lo scorso 11 settembre. «Elimino tutto ciò che risulterebbe inopportuno, il 2 per cento della mia giornata, ciò che accade in bagno e in camera da letto». Conoscere quella che sarebbe diventata sua moglie quand’era già munito di telecamera al collo ha contribuito alla scelta definitiva: «Ho deciso di creare un diario dettagliato e digitale di tutto; un diario su di me, un diario per te». Dunque il primo passo per l’eterna memoria è appendersi al collo una telecamera grande come un pacchetto di sigarette e registrarsi la vita. Per procurarsi ViconRevue bastono 299 dollari. Nata per aiutare i malati di Alzheimer, ViconRevue scatta foto ogni trenta secondi, accelera quando qualcuno o qualcosa compare all’improvviso e misura il calore di chi sta davanti. Incamerati i dati, basta collegarsi a uno dei siti ad hoc e scaricare la mole.
L’alchimia dipende da che cosa si digita dopo www. Se si scrive Lifenaut c’è un magazzino di foto, video, autodescrizioni e resoconti vari, luoghi, date e persone taggate, libri e canzoni e centinaia di risposte a test sulla personalità. E per evitare una rappresentazione autistica di ciò che avresti voluto essere, ci sono anche estratti di lettere, email e pagine di diario, contributi di amici e parenti.
Se invece si digita CyBeRev, c’è la coscienza collettiva delle migliaia di persone che stanno rispondendo alle domande ispirate all’opera del sociologo americano William Sims Bainbridge su come sarà il mondo tra cent’anni. «Lo scopo è prevenire la morte conservando le informazioni di ciascuno: la vera morte», mette in guardia Lori Rhodes, fondatrice di CyBeRev, «non è quando il cuore smette di battere ma quando i dettagli, i fatti, i pensieri, le abitudini e le attitudini diventano così disorganizzati da sfocare l’immagine dell’individuo». Quindi, Fobiettivo è recuperare la piena funzionalità dell’essere, trasformando i "morti" in entità coscienti, indipendentemente dal fatto che siano di carne e ossa, di componenti elettronici, o una combinazione dei due. Compilare il questionario è lungo e laborioso: dedicandovi un’ora al giorno tutti i giorni, ci vogliono cinque anni. Più si va a fondo, più il mini file. sarà una copia fedele della nostra mente e meno saremo morti.

CUORI ALLO SPECCHIO
Se invece, dopo il www. c’è Image Metrics, ci siamo noi allo specchio. La compagnia californiana, specializzata nel creare volti digitali per film e videogiochi, ha sfidato l’inquietudine e la repulsione di fronte ad automi molto simili, ma non uguali agli esseri umani, teorizzata dal pioniere della robotica Masahiro Mori, e ha iniziato a costruire, donare e archiviare volti catturati in scatti di vita. Basta caricare le foto, ciascuna con un’espressione diversa, e lasciare che il software estrapoli le differenze e le trasformi in numeri per poi riprodurle (quasi) fedeli all’originale. Nel 2008 è stato presentato a Los Angeles l’alter ego dell’attrice americana Emily O’Brien. Impressionante.
Digitando invece MyLifeBits 3 si scopre che alla Microsoft c’è Gordon Bell che dal 2001 registra in presa diretta la sua vita vissuta con una telecamera al collo 24 ore su 24, incastrando nel software tutto: telefonate di lavoro, ricevute dei ristoranti, libri, film, dischi. «Una memoria surrogata, un Piccolo fratello che nei prossimi dieci anni avremo tutti. La società ha intrapreso un cammino inesorabile», ha dichiarato al The Sunday Times, «sta ridefinendo i confini della tecnologia».
Nigel Shabolt, ricercatore dell’Università di Southampton, è andato oltre sviluppando un software per MyLifeBits 3 che geolocalizza le immagini e le integra con dati e commenti dei social network, i siti visitati e stralci di diario personale. Il tutto misurando costantemente il battito cardiaco. Mentre state leggendo, l’avatar di Gordon sta prendendo forma e vita.
Archiviata la memoria, la fascinazione successiva per (ri)dare vita a un avatar in carne e ossa, è conservarne l’impronta genetica. Bastano un dollaro al giorno - o 9mila tutti insieme - per partecipare all’impresa giurassica di Lifenaut: congelare una molecola di Dna in azoto liquido a -196 °C per ricreare (quando e se la scienza potrà) l’originale in carne ed ossa. Daniele Imperiale, neurologo, ha forti dubbi: «Da solo, il Dna non crea l’uomo, dunque non è sufficiente a "riprodurre" una persona. Inoltre, l’ambiente modifica l’espressione del Dna, motivo per cui due gemelli non si ammalano allo stesso modo».

L’ARTE DI RICORDARE
Un altro paio di maniche è come le memorie archiviate saranno evocate. Le obiezioni in merito abbondano: «La registrazione video e audio», spiega Imperiale, «esclude l’emotività, le sensazioni olfattive, tattili e il gusto. Quindi, quella dell’avatar, sarà una memoria limitata e zoppa». Un altro errore è confondere i fatti con i ricordi: «Non si possono isolare i ricordi», sostiene Susan Greenfield, docente di farmacologia all’Università di Oxford. «Sono collegati gli uni agli altri e si modificano. La memoria, e ne esistono diverse, stratifica e rimuove secondo meccanismi non ancora chiari. Per ricrearla bisognerebbe scaricare l’intero cervello».
Eppure, il solo fatto di registrare gli eventi aiuterebbe a ricordarli. Lo dimostra uno studio nel reparto di neurologia dell’Addenbrooke Hospital di Cambridge nel 2007. Secondo i risultati, dopo un mese, la paziente ricordava il 90 per cento dei fatti impressi nella telecamera e nessuno di quelli scritti su un diario. L’importante, ovunque si decida di affi- dare le memorie nella speranza di farle risbocciare un giorno, è ricordarsi, ogni sera, di scaricare la vita sull’hard disk.