Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’altro giorno il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, s’è sorpreso della quantità di cocaina che gira in Campania: in un anno la polizia ne ha trovata una tonnellata. Il Viminale ha poi fatto sapere che nel 2006 sono state sequestrate 4.624 tonnellate di cocaina, +5,74 per cento rispetto al 2005.
• Ha ragione il ministro Amato?
Ha ragione di allarmarsi, ma non ha ragione di sorprendersi. Le cifre sono note: in Lombardia, per esempio, ne hanno sequestrata l’anno scorso poco meno di una tonnellata e mezza, cioè più che in Campania. sorprendente casomai il ragionamento che Amato ha fatt è impossibile battere la droga perché sono gli italiani stessi a volerla. Se la domanda è così alta come possono in effetti le forze dell’ordine limitarne il consumo?
• Come mai il consumo è cresciuto tanto?
Le ragioni sono fondamentalmente tre. La prima è che i prezzi sono scesi a livelli popolari. Al Tossik Park di Torino, vicino alle tangenziali, in fondo al parco Giulio Cesare, ti fanno dosi anche da 5 euro (il cosiddetto quintino da 0,20 grammi). Naturalmente è roba tagliatissima, mischiata nel migliore dei casi a mannitolo polverizzato. Il mannitolo è un lassativo per neonati che si compra in farmacia. Il piccolo spacciatore paga la coca pura 40-50 euro al grammo e con i tagli moltiplica il guadagno per tre, quattro, cinque volte.
• E la seconda ragione?
Spacciare è ormai facilissimo e non richiede nessuna organizzazione particolare: lo stesso consumatore, a qualunque livello, ne compra un po’ di più e la rivende. Ci paga la sua dose e anche il mutuo, le vacanze o le rate della macchina. vero che ne sono state trovate tracce imponenti nel Parlamento italiano, in quello tedesco e in quello europeo. Ma è anche vero che la consumano molti muratori che lavorano a cottimo e grazie alla coca fanno più ore senza sentire fatica. O camionisti, che si tengono su mentre guidano. In un rapporto consegnato al Parlamento l’anno scorso c’è scritto che il 12 per cento dei militari sniffa. Il professor Roberto Bertolli, della clinica Le Betulle di Milano, dice di fare le analisi antidroga a chiunque arrivi nei reparti psichiatrici, compresi i vescovi e le monache.
• Com’è fatto questo consumatore di cocaina?
Il consumatore medio è maschio. 25-39 anni, buon reddito (il 69% appartiene al ceto medio), single (solo uno su tre è sposato). Il 40,7 % delle femmine e il 30,1% dei maschi preferisce «tirare» a casa. Uno su tre lo fa da solo. Gli uomini la adoperano spesso al posto del Viagra. Le donne come antidepressivo. Il 7 per cento degli italiani tra i 15 e i 34 anni ha sniffato almeno una volta nella vita. La soglia minima di accesso è passata dai 30 anni del 1999 ai 13-14 di adesso. Per consumo di coca siamo al terzo posto in Europa, dopo Gran Bretagna e Spagna. Abbiamo superato l’Olanda due anni fa.
• E la terza ragione per cui sniffiamo?
La terza ragione, purtroppo, è che la cocaina è buona. Quando Donatella Versace ha smesso, ha detto: «La coca era molto divertente. Non mi sono mai divertita tanto». Diciamo subito, però, che fa malissim provocando un’eccessiva secrezione di serotonina, enzima che dà piacere, senso di onnipotenza e annulla i freni inibitori, intasa le cellule cerebrali finendo spesso col distruggerle. Non bastasse, alzando la pressione danneggia la circolazione (le morti per overdose sono di solito causate da ictus e infarti). Assunta per via inalatoria, può corrodere i tessuti: i ricercatori della Divisione di otorinolaringoiatria del San Raffaele di Milano ipotizzano una suscettibilità genetica. Mario Bussi, direttore di una ricerca presentata al Congresso mondiale dell’Ifos: «Nei soggetti a rischio il meccanismo è irreversibile ed è mediato dall’enzima “caspasi” che provoca una separazione cellulare. Il processo distruttivo prosegue anche dopo le ricostruzioni plastiche dei nasi alterati dalla cocaina». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 4/2/2007]
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