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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

I classici? Rileggeteli nei «Simpson». Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Compiono vent’anni i personaggi inventati dal genio di Matt Groening

I classici? Rileggeteli nei «Simpson». Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Compiono vent’anni i personaggi inventati dal genio di Matt Groening. Emblema di tutti i vizi della provincia becera americana, sono caustici e politicamente scorretti (eccetto che sul fumo) Molto più di un semplice cartone, sono uno dei pochi divertimenti intelligenti e colti prodotti dalla televisione negli ultimi tempi - Homer è egoista, demente, affettuoso e ipercalorico; Marge è una casalinga rompiscatole; Lisa è una saputella perbenista I Simpson sono adorabili, come adorabile è Matt Groening, l’inventore, il geniale creatore di questo cartone animato irriverente e sgangherato, ma non gli si può perdonare una debolezza. Non gli si può perdonare di aver preso in giro ogni cosa, di aver sempre fatto vedere il lato politicamente scorretto di tutto - e questo va benissimo - eccome, e poi di aver ceduto su un argomento da ministro della salute, le sigarette. Insomma, non è possibile che ti diverti alle spalle di tutto, della religione, della famiglia, della politica, dell’industria cinematografica, della scuola, dell’educazione, che racconti di un uomo, Homer, egoista, demente, affettuoso, ipercalorico e successivamente, dopo tutto questo ben di Dio, alzi la manina e con il ditino fai no, che le sigarette e il vizio del fumo no, perché ti preoccupi di far passare al tuo pubblico giovane e adulto, come un propagandista qualsiasi, il messaggio salutista che le sigarette, oltre a far male, sono ormai appannaggio di stitiche zitelle che non si tagliano i peli delle gambe e che nessuno si fila. Sì, parlo di Patty e Selma, le sorelle di Marge, moglie di Homer, gli unici personaggi fissi dei Simpson specializzati in due attività: fumo compulsivo e coltivazione di peli superflui (a dire il vero l’altro fumatore è Krusty il clown: ma è artista, per di più melanconico e decaduto, quindi un’eccezione, una maschera). Compiono vent’anni i Simpson, il primo episodio è infatti del 1987, e l’unico difetto che riesco a trovargli è questo qui. Per il resto sono un capolavoro. Dico, soltanto nel 1992, quando i Simpson avevano cinque anni, il mondo dei cartoon e dei pupazzi l’aveva fatta grossa. Mi ricordo: olimpiadi di Barcellona, stadio Montijuïc, cerimonia di chiusura, e fa la sua comparsa Whatizit, la mascotte delle successive olimpiadi di Atlanta, la riproduzione gigante di un feto umano. Il critico d’arte Robert Hughes parlò subito di fetus-chic e annotò che ciò che Walt Disney aveva fatto al papero, un gruppo di designer americani era riuscito a farlo al feto. Persisteva, come persiste tuttora, l’invasione del politicamente corretto. Così se la situazione non è precipitata ineluttabilmente nella pruderie generalizzata da cartoon, lo si deve anche a quei primi cinque anni, e ai successivi quindici, durante i quali i Simpson sono diventati la serie televisiva di cartoni animati di maggior successo nel mondo. Homer, Bart, Lisa, Marge, Maggie, Apu, Barney, Flanders, il signor Burns, il reverendo Lovejoy, telespalla Bob, Krusty il clown, gengive sanguinanti Murphy, eccetera, lottano e vivono ancora insieme a noi. Benissimo. E allora, visto che nel 2007 compiono vent’anni e che a luglio uscirà al cinema un film con tutte le loro imprese, vale la pena ricordare che "I Simpson" non è un cartone animato qualunque. Intanto perché è una delle cose più colte che la televisione mondiale abbia mai trasmesso negli ultimi anni (se si escludono gli entusiasmanti programmi notturni del palinsesto Rai in cui il telespettatore può scegliere tra Enrico Ghezzi che parla fuori sincrono di film giapponesi e armeni o le lezioni universitarie di economia aziendale, di enologia musulmana o di sessualità dei metalli del consorzio Nettuno), poi perché i Simpson sono delle citazioni viventi, delle enciclopedie animate. Li avevano definiti cartoni per adulti. In realtà sono cartoni intelligenti. Punto. E soprattutto sono cartoni spassosissimi che offrono e continuano a offrire un ottimo alibi intellettuale a chi, dovendo fare i conti con una certa idea monumentale del sapere, vuole giustificare il proprio amore per dei disegni animati da ragazzetti. Per essere più didascalico: nelle puntate dei Simpson ci sono stati riferimenti diretti e indiretti a film come 2001 Odissea nello spazio, Apocalypse Now, Quarto Potere, La finestra sul cortile, a quasi tutte le opere di Shakespeare e di Edgar Allan Poe, a libri come il Signore delle mosche di Golding, La fonte meravigliosa di Any Rand, Urlo di Allen Ginsberg, il Vecchio e il mare di Hemingway, Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, eccetera. I Simpson alludono. Ed è divertente che il luogo da cui alludono sia Springfield, la cittadina in cui è ambientato tutto e che è il concentrato di ogni stereotipo della provincia americana (ma non solo). Homer, il protagonista, ha tre sogni: la birra, le ciambelle e strozzare suo figlio Bart. La moglie, Marge, è una casalinga rompiscatole e fin troppo fedele, Lisa, la figlia, una saputella perbenista. I vicini di casa, i Flanders, sono cristiani bigotti e sconfinatamente paraculi, il signor Burns, il capo di Homer, il proprietario di una centrale nucleare, è un uomo senza scrupoli amato soltanto dal suo assistente omosessuale. Ed è straordinario, ripeto, quello che Matt Groening, da vent’anni a questa parte, riesce a trarre da tutto questo. C’è del piglio postmoderno, questa mania di mischiare generi, narrazione e stili diversi; c’è il gusto goliardico da studenti fuoricorso; e, soprattutto, c’è l’America. Quella stessa America che si trova anche qui in Italia, quando, nella programmazione televisiva dei Simpson, il telespettatore medio, con un semplice cambio di canale, poteva passare dalla visione di Beautiful a quella, appunto, che seguiva le avventure coltissime di Homer e compagnia. Sì, se non ci fosse stata questa caduta sulle sigarette, questo cedimento alla correttezza politica, i Simpson sarebbero stati perfetti e incontestabilmente salutari. Edoardo Camurri