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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

Nel racconto Autobahn che chiude la sua raccolta d´esordio Altri libertini (1980), Piervittorio Tondelli corre verso il Brennero, e verso Amsterdam, con una Cinquecento in riserva sparata

Nel racconto Autobahn che chiude la sua raccolta d´esordio Altri libertini (1980), Piervittorio Tondelli corre verso il Brennero, e verso Amsterdam, con una Cinquecento in riserva sparata. Devolverà pochi spiccioli trovati in un autogrill per un poco di benzina in più. Non gli basteranno, ma intanto potrà inseguire ancora per qualche chilometro quell´impossibile odore nordico che lo aveva improvvisamente convinto al viaggio. Ecco, l´odore. Se la benzina fosse inodora forse non si meriterebbe un posto di così grande rilievo nel catalogo delle mitologie moderne e contemporanee, assieme ai miti a lei correlati: l´automobile, l´accendino, la molotov. La benzina non è solo un carburante, infatti: è anche un odore, un valore, una promessa di indipendenza, un pericolo e, non da ultimo, un nome. tanto fluida come sostanza quanto densa come simbolo, ed è forse a tale densità che deve il suo ingresso stranamente immediato nel folklore verbale. A differenza di quanto è successo a tante altre innovazioni tecnologiche, infatti, la benzina, il motore a scoppio e l´automobile hanno visto attecchire subito nel linguaggio figurato i modi di dire a loro legati: dal "gettare benzina sul fuoco" all´"essere scarburato" o "ingolfato", fino a quel "battere in testa" con cui ritorna all´ambito corporeo la metafora già prestata a quello motoristico. Fare il pieno, sentirsi super o al contrario perdere colpi ed essere in riserva (o "esaurire la spinta propulsiva"): la benzina è contemporaneamente l´alimento e il sangue del corpo-motore, la linfa che lo sostiene, il patrimonio che conserva e trasmette la sua forza, il sostrato fluido che ne sprigionerà l´anima gassosa. Un fluido volatile, costoso, pericoloso, alleato dell´homo oeconomicus come del vandalo: il meccanico e il fumatore lo incanalano e lo dosano, il piromane lo diffonde e lo spreca. Rambo piega la cittadina che lo ha respinto incendiandone il cuore: il distributore di benzina. Se il racconto di Tondelli è un monumento letterario alla benzina è perché ne celebra l´assenza: l´odore del viaggio di Tondelli si mescola a quello della benzina, assente dal suo serbatoio come un desiderio che ci trascina senza lasciarsi mai realizzare, e senza però mai smettere di trascinarci almeno idealmente. Immobile nella sua automobile, l´uomo senza benzina è la rappresentazione più compiuta dell´impotenza contemporanea: che è innanzitutto immobilità, stasi. La benzina tramuta quintali di ferro in veicoli saettanti resi leggerissimi dagli invisibili "cavalli" del "vapore": e viceversa. L´altro monumento letterario alla benzina lo ha eretto uno scrittore completamente diverso, Primo Levi. In una pagina esemplare, ora raccolta in L´altrui mestiere (1985), Levi compendia la storia chimica e linguistica della benzina. Dagli esordi - quando i commercianti arabi vendevano una resina profumata thailandese sotto il nome ingannevole di luban giavì, "incenso di Giava" (non era incenso, e non veniva affatto da Giava), poi corrotto in francese e in italiano come le benzoé o le beaujoin, e finalmente benzoino -, fino al chimico tedesco che ne distillò la parte volatile, o l´essenza, quasi fosse l´anima di un corpo (e ancor oggi in Francia la benzina si chiama essence): il benzene, a lungo scambiato nel nome e anche nell´uso, con la nostra attuale benzina. Levi si concede anche una annotazione psicolinguistica finale: « solo una curiosa coincidenza che si chiamasse Benz l´uomo che nel 1885 costruì il primo motore a scoppio a benzina efficiente; a meno che il suo nome (...) non abbia contribuito alla vocazione di inventore dell´ingegner Karl Benz». L´ipotesi è soltanto accennata, come si addice alla razionalità implacabile anche quando scanzonata del chimico Levi. Ma per un momento, e per un gioco, proviamo a pensare che sia andata così: che Karl Benz abbia lavorato sul motore a scoppio proprio perché subiva il fascino della rassomiglianza fra il suo nome e quello della benzina. Dovremmo concludere che, a primigenia dimostrazione della sua irresistibile spinta propulsiva, la benzina abbia pressoché inventato se stessa. NB - Nota mia: come riferimento letterario molto importante anche Kerouac e la avventure di Sulla strada per procurarsi la benzina (gli autostoppisti devono pagarsi la loro parte di benzina)