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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

L’inquinamento che ci aiuta. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Parigi. Dodici settembre 2001. Non è un giorno qualsiasi

L’inquinamento che ci aiuta. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Parigi. Dodici settembre 2001. Non è un giorno qualsiasi. In un’America sotto shock per i drammatici eventi del giorno precedente, il sole illumina un cielo azzurro e pulito. David Travis, uno scienziato dell’Università del Wisconsin che da 15 anni studia l’impatto sul clima delle scie degli aerei, si accorge che quell’azzurro ha un che di strano. E intuisce di avere davanti l’occasione di una vita: le previsioni del tempo sono eccellenti e Washington ha ordinato il blocco totale dell’aviazione civile. Travis si butta anima e corpo nelle sue misurazioni e, dopo tre giorni senza aeroplani, non crede ai suoi occhi: la temperatura media è aumentata di un grado. A tutti noi, non parrebbe granché. Ma, agli occhi di un climatologo, è una variazione significativa. Altri scienziati sparsi per il mondo erano più o meno sulla stessa pista. Gerald Stanhill in Israele, Beate Liepert in Germania e Graham Farquhar in Australia - per lungo tempo senza sapere nulla gli uni degli altri - sono giunti a un’analoga conclusione: negli ultimi 30 o 40 anni, la quantità di radiazione solare che arriva sulla Terra è diminuita sensibilmente. Addirittura del 22%, secondo i calcoli di Stanhill. Ma Travis ha aiutato a capire il perché: una miriade di minuscole particelle genericamente chiamate aerosol - non tutte provenienti dalle attività umane - sono in grado di schermare parte dei raggi solari. Tutti hanno sentito parlare del global warming, l’aumento delle temperature planetarie. Ma è assai meno noto un altro effetto, chiamato global dimming (dall’inglese dim, fioco, debole), ovvero la diminuzione dell’irradiazione solare che arriva complessivamente sul pianeta Terra. Ed eccoci al punto: senza l’effetto dimming, il riscaldamento sarebbe assai peggiore di quel che vediamo oggi. Il quarto rapporto dell’Ipcc - il consesso di 2.500 climatologi di 160 Paesi, istituito dalle Nazioni Unite - che è stato presentato due giorni fa a Parigi, ha parzialmente messo in conto anche questo effetto (illustrato nella grafica qui sopra). L’Ipcc parla di «forzante radiativo», per denotare qualsiasi variazione esterna nel bilancio energetico di questo meraviglioso sistema climatico che, alimentato dalla radiazione solare, rende possibile la vita. Di fatto, è sbagliato parlare dell’effetto-serra come di una cosa cattiva: se non avesse un’atmosfera che trattiene parte della radiazione infrarossa che arriva dal Sole, questo pianeta baciato dalla fortuna cosmica (né troppo vicino al Sole come Mercurio, né troppo lontano come Venere) avrebbe una bella sfortuna: 30 gradi centigradi in meno. In altre parole, tutto quel che chiamiamo Storia - dal paleolitico ai giorni nostri - è dovuto a questo equilibrio termico. « un equilibrio delicato», dice Piers Forster, professore di Cambiamenti climatici all’Università di Leeds e co-autore del rapporto Ipcc. Una sorta di somma algebrica «dove alcuni fattori possono avere un effetto positivo, che porta al riscaldamento, o negativo, che induce al raffreddamento». Nella prima categoria ci sono i gas-serra, come l’anidride carbonica, il metano o il diossido di azoto. Nella seconda, tutti gli aerosol: da quelli che genera l’umanità con le sue emissioni (più o meno, tutto ciò che chiamiamo inquinamento), fino a quelli che produce la natura, come ad esempio le nuvole o le polveri delle eruzione vulcaniche (quest’ultime non conteggiate nel rapporto, in quanto fenomeno imprevedibile). «Difficile dire se si tratti di una buona o di una cattiva notizia - scherza Forster, che nel rapporto ha curato proprio la sezione sul forzante radiativo - ma una cosa è chiara: senza l’effetto sottrattivo degli aerosol, la temperatura sarebbe oggi di circa 0,3 gradi centigradi più alta». Tanto per dare un’idea, le stime parlano di un aumento di 0,76 gradi nel corso dell’intero Ventesimo secolo. Sul bilancio del forzante radiativo - misurato in watt per metro quadro - pesano "positivamente" i già citati gas-serra, che hanno tutti una durata di lungo (o di lunghissimo) periodo nell’atmosfera. L’ozono contribuisce a modo tutto suo: quello troposferico, dove siamo noi, riscalda; quello stratosferico, raffredda. E poi c’l cosiddetto albedo (dal latino "bianchezza") che misura la capacità di una superficie di riflettere una luce o una radiazione. Le nuvole esercitano un effetto albedo negativo, così come le particelle di carbonio che si depositano sui ghiacciai (sempre derivanti da combustioni fossili), danno un contributo "positivo" in quanto la particella nera assorbe la radiazione. Le scie lasciate dagli aeroplani danno un minimo contributo "positivo", come intuito da David Travis in quella settimana così drammatica e così insolitamente priva di aerei in cielo. Ma quelle scie, sono una specie di simbolo della partita climatica in gioco, con l’Ipcc che ha appena fischiato l’inizio del secondo tempo: il consesso di scienziati ha detto che il global warming ëinequivocabile», che ëcon estrema probabilità» causato dal genere umano e che ure «parzialmente irreversibile». Al tramonto, le scie degli aeroplani che sparpagliano le nuvole aggiungono uno strano tocco di poesia. Nascosti fra quel vapore acqueo, ci sono tanti atomi di carbonio uniti a coppie di ossigeno - anidride carbonica - che il velivolo sputa nell’atmosfera per via delle sue combustioni fossili. E le molecole di anidride carbonica hanno la cattiva abitudine di trattenere una fetta di quella radiazione infrarossa, che rimbalza dalla Terra al di fuori dell’atmosfera: l’effetto-serra. Ecco perché il traffico aereo sta finendo sotto i riflettori dei legislatori: l’Unione Europea, oggi leader mondiale nella lotta al riscaldamento planetario, ha già detto di voler mettere un tetto anche alle emissioni aeronautiche, che pure sono solo una piccola fetta, sul totale dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Eppure, quelle scie contribuiscono anche a sottrarre una piccolissima fetta dal totale del riscaldamento planetario. Anche loro, dunque, sono al tempo stesso un male e un bene.  grazie all’energia immagazzinata nei combustibili fossili, se una rilevante fetta di genere umano ha sperimentato - dalla rivoluzione industriale del carbone, all’era moderna del petrolio - un crescente grado di benessere. E forse (ma sarebbe un discorso troppo lungo) anche di libertà individuali. Però stanno anche causando un verosimile, drastico cambiamento del "pianeta fortunato". «Ogni volta che scopriamo un effetto da qualcosa di artificiale come le scie degli aerei - ha detto Travis in un recente programma della Pbs, una tivù no-profit americana - dovremmo decidere di fare qualcosa». Marco Magrini