Giancarlo Gallavotti, La Gazzetta dello Sport 4/2/2007, 4 febbraio 2007
GIANCARLO GALAVOTTI
Un bambino di 10 anni, alto 1,20. In tribunale a Portsmouth il 3 giugno 2004. Accusato di aver attaccato, con una trentina di hooligans, le forze dell’ordine al derby di Premiership della costa sud inglese, Portsmouth-Southampton. Quasi un Catania-Palermo, ma senza morti. Incidenti fuori dallo stadio di Fratton Park. I teppisti del Portsmouth, giovani e giovanissimi, non riescono ad arrivare ai supporters del Southampton. Così se la prendono con la polizia, che carica anche con un reparto a cavallo.
INTERROGATORIO CHOC Gli agenti con le videocamere riprendono la scena. Lanci di sassi e oggetti assortiti. Ci prova anche il bambino di 10 anni. Il giudice lo vede alla moviola: il bambino raccatta e tira qualcosa. Non si capisce dove e chi va a colpire. «Nell’interrogatorio ha dimostrato una palese mancanza di rispetto per la polizia – afferma il pubblico ministero ”. Ha detto che non si è pentito per nulla delle sue azioni, perché la polizia se lo merita, e che non aveva paura, perché era con i suoi compagni. Lo ritengo perfettamente capace di intendere e di volere». Il giudice è d’accordo: condanna il bambino a 3 anni di interdizione da tutti gli stadi d’Inghilterra e Galles, e a 9 mesi di assistenza correzionale. Il bambino di 10 anni, da Gosport, resta anonimo, ma diventa ufficialmente il più giovane hooligan della lunga storia del tifo violento. Il modello inglese è impermeabile a qualsiasi forma di buonismo. Nessuna pietà, nessuna eccezione, per chi se la piglia col football e gli stadi. Nessuna indulgenza per il teppismo di massa, flagello sociale ben più antico del gioco nobilitato nei colleges dell’Ottocento, lo sport numero uno al mondo. Risse, disordini e violenze fanno da contorno al pallone secoli prima della nascita del termine «hooligan» (in un rapporto della polizia londinese nel 1898, forse da un gangster irlandese del quartiere di Southwark, Patrick Hooligan). Re e vescovi si affannano a vietare i giochi paesani di palla che impazzano nel medioevo, un quartiere contro l’altro (i più famosi sono a Derby, per questo la sfida cittadina del calcio si chiama derby).
LA STORIA Edoardo II bandisce il football nel 1314 e 1315. Edoardo IV nel 1477, Enrico VII nel 1496. Abolito il derby di Chester nel 1539, quello di Liverpool nel 1555. E agli albori del calcio arrivano subito le truppe a cavallo: due reparti di dragoni caricano i tifosi a Derby, 1846. L’Inghilterra anni Sessanta della Beat revolution si porta appresso la hooligan revolution. Un quarto di secolo di battaglie del tifo, i Cacciatori di teste del Chelsea, l’Inter City Firm del West Ham, gli Zulu del Birmingham. Stadi violenti, polizia con le mani legate, a prendere sputi, freccette, pugni e pietre in faccia. Solo nel maggio 1985 l’Inghilterra dice basta.
TOLLERANZA ZERO Davanti ai 39 morti di Liverpool-Juventus a Bruxelles, il primo ministro Margaret Thatcher proclama la tolleranza zero. La strage dell’Heysel segue di 20 giorni il rogo dello stadio di Bradford, la tribuna secolare in legno che ha bruciato vivi 56 spettatori. Ci vuole un dramma ancor più grande per la svolta decisiva, i 96 tifosi del Liverpool morti schiacciati dalla ressa all’Hillsborough di Sheffield, 15 aprile ’89. Alle leggi speciali contro la violenza negli stadi fanno seguito i provvedimenti speciali per la ricostruzione e il rinnovamento degli impianti, mentre i milioni della tv satellitare fanno nascere la Premier League (1992).
TUTTO E’ REATO Cinque leggi in 15 anni estirpano la violenza dal massimo campionato inglese, e riducono massicciamente quella al seguito della nazionale e dei club in trasferta all’estero. Tutto è reato, tutto può portare in carcere, e all’esclusione dagli stadi britannici ed esteri per diversi anni. Entrare allo stadio in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, ma anche essere sopra il limite sui treni, i pullman e le auto da e per una partita. Reato minacciare, con grida, cori, cartelli e striscioni. Reato introdurre coltelli, armi, bengala, botti, fuochi d’artificio, reato lanciare qualsiasi cosa in campo e ad altri settori. Reato entrare in campo, gridare slogan osceni, insulti razzisti. Subito espulsi per un gesto, una parola di troppo. Subito arrestati per la minima aggravante. Una notte in cella, all’indomani davanti al giudice. Condanna immediata, appello col rischio di una pena doppia. In tutto il calcio inglese sono stati 3.462 gli arresti nel 2005-06, un calo del 7 per cento in un anno e del 22 in tre. Oltre 3000 divieti di espatrio hanno beneficiato il Mondiale di Germania. E il 43 per cento delle partite inglesi 2005-06 non ha avuto bisogno di un solo poliziotto.