Il Giornale 04/02/2007, Paolo Granzotto, 4 febbraio 2007
Sugli Ogm l’Italia perde solo terreno. Il Giornale 4 febbraio 2007. Caro Dottor Granzotto, quando nel 2000, dopo 15 anni di studi condotti in Europa sulle piante geneticamente modificate con le conclusioni che gli «Ogm» sono uguali se non superiori alle piante migliorate con i metodi classici, la Ue invitò i governi degli Stati membri a recepire queste informazioni così che i cittadini potessero essere informati per coltivarli e consumarli senza timore alcuno
Sugli Ogm l’Italia perde solo terreno. Il Giornale 4 febbraio 2007. Caro Dottor Granzotto, quando nel 2000, dopo 15 anni di studi condotti in Europa sulle piante geneticamente modificate con le conclusioni che gli «Ogm» sono uguali se non superiori alle piante migliorate con i metodi classici, la Ue invitò i governi degli Stati membri a recepire queste informazioni così che i cittadini potessero essere informati per coltivarli e consumarli senza timore alcuno. Allora il ministro delle Politiche agricole Pecoraro Scanio si scontrò con il collega Umberto Veronesi e vinse riuscendo a non fare accogliere la normativa.Come prima ha continuato la sua campagna denigratoria verso gli Ogm nonostante le osservazioni di ricercatori e scienziati come Rita Levi Montalcini. Il Tar del Lazio nel 2004 ha richiamato all’ordine il governo, ma ancora la coltivazione delle varietà Gm in Italia, o meglio nelle Regioni italiane a cui è stata nel frattempo demandata la normativa, è preclusa. Chi conosce gli Ogm li preferisce alle piante tradizionali ma non può utilizzarli. Oggi si richiedono ulteriori prove sperimentali sulla coesistenza che, benché già note agli addetti ai lavori, forniranno informazioni tra anni, così continua a premiare chi urla contro le innovazioni vegetali. C’è chi addossa all’opinione pubblica, nel frattempo catechizzata dai Verdi e compagnia, di preferire le varietà tradizionali che necessitano di trattamenti chimici piuttosto che varietà Gm che sono state sviluppate per ridurre gli effetti dannosi dei pesticidi già rilevanti da Rachel Carson (lei sì era un’ambientalista) oltre 60 anni fa. Rita Levi Montalcini, allora firmataria con 1.200 specialisti del documento contro l’allora ministro verde oggi siede in Parlamento e finora ha sempre preso posizioni simili a quelle di Pecoraro Scanio. Miracoli della politica. Lettera firmata e-mail Peccato che lei desideri l’anonimato, caro professore (universitario. Di genetica agraria). Ma fa lo stesso, tanto ho l’impressione che visto l’argomento avremo occasione di colloquiare ancora, su questa pagina. Quella che lei lamenta sa come si chiama? Si chiama sindrome da primi della classe. Ai tempi di Pinochet fummo gli unici a rompere le relazioni diplomatiche col Cile (mantenute perfino da Paesi come l’Unione Sovietica o Cuba, in base al principio che un conto era Pinochet, un conto i cileni); fummo i soli a mettere al bando non solo il nucleare, ma la ricerca sul medesimo (con profluvio di comuni orgogliosamente denuclearizzati); quando si trattò di vietare il fumo ci andammo giù decisi, abolendo perfino la carrozza ferroviaria riservata ai tabagisti. E ora non ci limitiamo a vietare le coltivazioni Ogm, ma anche la loro semplice sperimentazione. Tutto ciò quando oltre la metà della popolazione mondiale, vale a dire tre miliardi e mezzo di esseri, vive in Paesi in cui si coltivano piante geneticamente modificate e secondo le previsioni si arriverà a 200 milioni di ettari entro il 2015. Questo anche in Europa, dove la Slovacchia è da poco diventata il settimo Paese dell’Unione (oltre a Francia, Spagna, Germania, Portogallo, Romania e Repubblica Ceca) a coltivare piante geneticamente modificate. E noi, zero. Col risultato che quando finalmente cesseranno i niet dei pecorariscanio (come stanno facendosi sempre più flebili, quasi inavvertibili, i niet alle centrali elettriche alimentate dal nucleare) ci ritroveremo in ritardo di decenni, alla mercè della concorrenza straniera. Si parla tanto dell’effetto serra e del riscaldamento globale. Macome pensa Pecoraro Scanio di far fronte ai mutamenti climatici se non con cereali geneticamente modificati in modo che resistano a siccità e clima aridi? Naturalmente sempre che non si voglia far morire di fame qualche miliardo di persone. Non vorrei ora gettare il panico fra i lettori,malo sapete che noi tutti (Pecoraio Scanio compreso) deteniamo almeno un prodotto Ogm? Maneggiandolo quotidianamente? Parlo delle banconote in euro. L’ingrediente fondamentale della carta utilizzata per gli eurolandici conquibus è infatti costituito da cotone coltivato negli Stati Uniti, in Africa o in Asia. E il 90 per cento del cotone è prodotto da seme geneticamente modificato. Chi glie lo dice, adesso, a Rita Levi Montalcini e ai sostenitori del «principio di precauzione»? Paolo Granzotto