Paola De Carolis, Corriere della Sera 4/2/2007, 4 febbraio 2007
LONDRA – I
cordoni della polizia, gli agenti con tute bianche e stivali di gomma, i macchinari per i disinfettanti: scene la cui gravità, dopo l’epidemia di afta epizootica e aviaria, nessuno può più permettersi di ignorare. Ma se le immagini sembrano tristemente note, è nuovo il caso: un focolaio di H5N1, ovvero il ceppo in grado di uccidere l’uomo, in Inghilterra e più precisamente nel Suffolk, a pochi chilometri dal mare.
Il comunicato del ministero per l’agricoltura e l’ambiente parla di rischi «quasi inesistenti per la popolazione», ricorda che il virus non può essere trasmesso da persona a persona, che sinora chi lo ha contratto nel mondo lavorava a stretto contatto con pollame malato. Ma l’emergenza dell’anno scorso non è stata dimenticata. E una statistica è nella mente di tutti: dal 2003 ad oggi di aviaria sono morte 164 persone. Vittime principalmente asiatiche, certo, ma è anche vero che in Gran Bretagna un caso così grave non c’era mai stato.
I 30 mila pennuti eliminati nel Norfolk nell’aprile 2006 avevano l’H7, variante innocua per l’uomo. L’H5N1 era stata confermata solo in un cigno trovato in mare in Scozia. Da giovedì, invece, nel Suffolk sono morti 2.500 tacchini. E c’è di peggio. L’allevamento colpito a Holton, Inghilterra orientale, fa parte della catena Bernard Matthews, una delle maggiori in Europa. Come se ciò non bastasse gli scienziati non sanno spiegarsi la nuova ondata a migrazioni ormai finite.
Mentre la comunità scientifica si interroga sulla provenienza del virus dall’Asia, le forze dell’ordine hanno attuato il piano per il contenimento del contagio: l’abbattimento dei 159 mila esemplari della fattoria, la creazione di due zone di protezione. La Bernard Matthews ha cercato di limitare i danni, sottolineando che nessun pennuto malato è entrato in commercio, che per il consumatore non c’è alcun rischio e che la società sta collaborando con le autorità. Ma i costi saranno pesanti: i due episodi del 2006 erano costati al settore britannico qualcosa come 88 milioni di euro.
In Europa quest’anno non sono stati segnalati casi di aviaria se non in Ungheria mentre in Nigeria ieri l’Oms ha confermato il primo decesso umano causato dall’influenza. Infine l’Italia, dove non è stato mai registrato nessun caso di H5N1: il ministero della Salute fa saper che è tuttora in corso un costante monitoraggio della situazione.