Il Sole 24 Ore 04/02/2007, pag.45 Mario Andreose, 4 febbraio 2007
Cravattati e scravattati a duello. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. capitato in questi giorni che uno scrittore della fama letteraria e cinematografica di Hanif Kureishi sia stato costretto dagli inflessibili gestori di un ristorante della "sua" Londra ad accedervi dalla porta dei fornitori perché sprovvisto di cravatta
Cravattati e scravattati a duello. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. capitato in questi giorni che uno scrittore della fama letteraria e cinematografica di Hanif Kureishi sia stato costretto dagli inflessibili gestori di un ristorante della "sua" Londra ad accedervi dalla porta dei fornitori perché sprovvisto di cravatta. Pochi giorni dopo, a Milano, il soprintendente del Teatro alla Scala, subito confortato dall’autorevole sostegno del sempreverde teorico del gusto Gillo Dorfles, decretava che da qui in avanti nessuno sarebbe stato ammesso nel massimo tempio della lirica senza cravatta, una mobilitazione, si direbbe, al di là e al di qua della Manica, che sembra voler esorcizzare l’eclissi del glorioso capo di abbigliamento maschile. In dispregio del quale, non si possono non registrare clamorose manifestazioni di maturi politici e imprenditori di spicco, non si sa bene se indotti dalle temperature dell’ormai familiare effetto serra o da improvvidi impulsi giovanilistici, che non mancano di punire gli scravattati con l’inconsapevole esibizione di naturali inestetismi per la declinante tenuta dell’epidermide del collo. E che dire del globalizzante informal friday che nelle aziende multinazionali, ma ormai anche nei severi uffici delle grandi banche, vede il venerdì mattina dirigenti e impiegati molto casual, come per consentirgli di partire per il weekend senza passare per casa a cambiarsi? D’altra parte, le tendenze del mercato, al solo scorrere le vetrine dei negozi un tempo schierati dalla parte di Lord Brummel&Eredi, ci vorrebbero tutti abbigliati come escursionisti d’alta quota, con materiali hightech che hanno soppiantato i sorpassati cotoni e lane e cuoi, con giubbotti termici in microfibra e scarponi più adatti a calcare gli aguzzi orli crestati di crateri vulcanici piuttosto che i lisci sampietrini e le lastra di granito dei nuovi arredi urbani. E che cosa dovrebbe contenere oggi il guardaroba di un Grande Gatsby per far colpo sulla fatua Daisy? Qualcosa che lo possa rendere simile a David Beckman o a Stefano Bettarini, calciatori in disarmo ma icone assolute del trendy? La Tradizione intanto si difende come può affidandosi ai libri, come quelli segnalati questa stagione dal «Financial Times» nella rubrica dedicata allo stile: Mr Jones Rules for the Modern Man di Dylan Jones e The Man’s Book di Thomas Fink. Vengono dall’Inghilterra naturalmente e sono molto gustosi da scorrere, magari in compagnia. Vi sono segnalati i locali londinesi da evitare se si è vestiti come Kureishi e i camiciai imprescindibilidiJermyn Street; alle buone maniere, al l’etichetta e all’eleganza, si aggiungono consigli su come destreggiarsi nel mondo del lavoro e negli investimenti. Non manca nemmeno qualche dritta per la ricerca del mitico "G spot", perché un gentiluomo non è tale se non ha a cuore la felicità della propria partner. Fink è un autore già noto al pubblico italiano per avere pubblicato nel 2000 un libretto, giunto alla quinta edizione, 85 modi di annodare la cravatta: una divertente bizzarria fisico-matematica che relega all’antiquariato l’impresa di Edoardo Principe di Galles, inventore di due nodi in aggiunta all’unico che l’umanità ha sempre usato dall’invenzione della cravatta. Mario Andreose