Libero 04/02/2007, Maurizio Stefanini, 4 febbraio 2007
Doppio raccolto di coca La Bolivia ringrazia Chavez. Libero 4 febbraio 2007. Giuliano Amato dice che in Italia «c’è un consumo gigantesco di cocaina», l’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze conferma che almeno 10 milioni di europei l’hanno provata, ma il presidente della Bolivia Evo Morales annuncia ora che la produzione nazionale di coca verrà aumentata, da 12mila a 20mila ettari
Doppio raccolto di coca La Bolivia ringrazia Chavez. Libero 4 febbraio 2007. Giuliano Amato dice che in Italia «c’è un consumo gigantesco di cocaina», l’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze conferma che almeno 10 milioni di europei l’hanno provata, ma il presidente della Bolivia Evo Morales annuncia ora che la produzione nazionale di coca verrà aumentata, da 12mila a 20mila ettari. Grazie ai finanziamenti di Chávez e agli esperti di Fidel Castro. La coca, va spiegato, non è la cocaina, ma solo la materia di partenza. Rispetto al suo derivato finale è comunque molto più allucinogena che non l’uva in rapporto al vino. Ma La Paz, capitale della Bolivia, sta a 3600 metri, e il sobborgo popolare di El Alto addirittura a 4mila. Il soroche, mal di montagna, colpisce frequentemente non solo gli stranieri che arrivano ma anche i locali. E il rimedio più efficace per combatterlo è appunto la coca: masticata in foglie, all’uso dei contadini locali; o presa in infuso, che è la forma più popolare tra turisti e classi medio-alte. Inoltre a livello internazionale c’è una certa domanda come materia prima per medicinali e anche per la Coca Cola, nella cui ricetta le foglie devono però essere private dell’elemento allucinogeno. Ma quanta coca serve per questo uso legale? La stima dei servizi antinarcotici Usa è di circa 8mila ettari. Invece in Bolivia ne erano autorizzati 12mila, nella regione delle Yungas. E in più ve ne erano altri 8mila nel Chapare, dove la coltivazione non è affatto tradizionale, ma è stata portata di recente da circa 30mila minatori disoccupati. Il motivo per cui la coca è stata subito di loro la principale fonte di reddito non è evidentemente collegato alla domanda legale. Ma poiché si trattava di gente con esperienza sindacale, quando su pressione Usa i governi boliviani cercarono di sradicare le loro culture si organizzarono in una potente lobby. E capo del loro sindacato fu appunto quell’Evo Morales che dal 2006 è diventato presidente della repubblica e ora, come aveva promesso, ha autorizzato ufficialmente la coca del Chapare. «La coca boliviana mi dà vigore fisico», disse Chávez quando andò all’insediamento di Morales. Adesso è stato reso noto che il Venezuela ha stanziato un milione di dollari per la costruzione di due fabbriche per lavorare coca, nelle Yungas e nel Chapare. Know-how cubano. E l’ambasciatore venezuelano in Bolivia ha pure promesso che il Venezuela comprerà tutta la produzione che non si riuscirà a piazzare da altre parti. Naturalmente, può essere un semplice sussidio a fondo perduto, come Chávez ne sta dando tanti altri in America latina. E può essere che effettivamente il Venezuela riesca a distrarre a scopi utili un prodotto altrimenti destinato a avvelenare un po’ di europei. Ma non manca chi fa osservare il crescente ruolo che lo stesso Venezuela sta coprendo come punto di snodo del narcotraffico internazionale: non necessariamente perché Chávez vi abbia le mani in pasta in prima persona, ma anche solo perché ha cacciato l’anti-droga Usa e mantiene rapporti ambigui con un movimento guerrigliero come le Farc colombiane, che nel narcotraffico ci stanno dentro fino al collo. AMICI E ALLEATI L’asse Bogotà Caracas è sempre più solido, mentre la stampa spagnola critica duramente il presidente venezuelano. Chavez nei giorni scorsi ha promulgato una legge che gli conferisce il potere di governare per decreto per i prossimi 18 mesi (la "Ley Habilitante"). Contro l’instaurazione di un regime autoritario, l’opposizione venezuelana ha annunciato una mobilitazione di massa. Maurizio Stefanini