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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

LONDRA

In Sicilia leoni, a Londra... «Oh, italians!», ride il superpoliziotto Graham Naughton. Gli italiani, li ha incrociati un paio di volte: «A Wembley, con le partite del West Ham. Sono scatenati, a casa loro. Ma quando vengono all’estero, no. Sono tranquilli. Si trovano di fronte il meglio del peggio. E hanno paura». Il meglio del peggio, nella vita di Naughton, sono i tifosi violenti di tutto il mondo. «I polacchi, i turchi, i tedeschi, gli olandesi e i russi», elenca con perizia. Anche se «la schiuma della birra», come chiama lui la crème de la crème, restano sempre loro: gli hooligans inglesi.
Capelli metallizzati e occhio che sfugge, Naughton ci convive da otto anni: spedì in panchina una carriera ventennale da sovrintendente nel Nord Est per arruolarsi nella Football Intelligence Unit, una specie di controspionaggio che il governo Blair s’è inventato per infiltrare agenti in curva. Arruolato, sì, perché la sua è una guerra che non finisce mai: «Quando credi d’aver finito e te ne vai a casa, loro si scatenano».
Dicono che la parola hooligan sia eredità di Patrick Hooligan, un criminalone irlandese. Naughton dice che imboscate come quella di Catania ormai non si vedono più, in Inghilterra: «In tv m’è parsa una cosa terribile. I nostri hooligan non fanno azioni così premeditate. Cercano il corpo a corpo. C’è più "gloria", ad accoltellare qualcuno da soli. E gli episodi di violenza sono più spontanei. In Italia, i gruppi organizzati si muovono da corpi militari. una tendenza molto pericolosa». Ci fu un momento qui, una linea oltrepassata oltre la quale si decise «mai più»: Hillsborough 1989, strage da 95 morti, quattro anni dopo il massacro dell’Heysel e il rogo (56 vittime) di Bradford.
Lì si capì che la tolleranza era inutile. Ci volevano leggi speciali: «Il Football Disorder Bill del 2000 è molto duro, ma è servito», dice il superpoliziotto: si possono ritirare i passaporti, proporre multe da 5 mila euro in su, fermare anche un semplice sospetto cinque giorni prima della partita. Si può informare il datore di lavoro che un tizio allo stadio si comporta da violento. Si può trascinare fuori dallo stadio chi ha solo un tatuaggio strano. In commissione redigente furono proposte (ma non passarono) anche la pena dell’esilio per 10 anni, il divieto di vendita d’alcolici fino a 10 km dallo stadio e l’introduzione del «reato d’intenzione» (un urlo scomposto e finisci dentro).
Un po’ illiberale? « l’unica via», liquida il superpoliziotto. Quando c’è una partita, un giudice della città resta in servizio fino a mezzanotte: serve a processare per direttissima eventuali arrestati. E le scarse garanzie? Spesso l’imputato è ubriaco o stordito... «Ma non c’è altro modo per dare l’esempio. Anche se per me è più importante intervenire prima, cancellare le occasioni di violenza. I grandi schermi, per esempio: molti stadi li stanno levando, perché s’è capito che eccitano il pubblico e il protagonismo degli scalmanati».
Di prevenzione in prevenzione, il superpoliziotto Naughton ora è diventato il capo della Intelligence British Transport Police, che segue i tifosi sui treni e ovunque: «L’intelligence è fondamentale. I nostri uomini vanno nei pub durante la settimana, raccolgono informazioni. La prima cosa che ho imparato, è che l’hooligan non va trattato da stupido e basta. Va osservato da vicino. giovane, va a scuola, si tiene informato, veste bene e molte volte ha genitori della classe media. La sua è la violenza dei videogiochi e crede di stare a giocare, quando urla: "Shrewsbury, vi ammazziamo tutti!". Ha tre passioni base, le tre F: fashion, football e fight, la moda, il calcio e menar le mani». C’è molto razzismo, anche: «Sì, ci sono pochi neri fra gli hooligans. perché gran parte aderisce al British National Party, gli xenofobi».
Middlesbrough, Tottenham, Leeds, Oldham, Newcastle, Millwall: il superpoliziotto sa chi odia chi, e perché, con chi trattare e chi lasciar perdere.
«Allo stadio entrano tre categorie di tifosi: i non violenti, chi è pronto a seguire un assalto, i disperati. Il lavoro va fatto sul secondo gruppo. Sono questi, delinquenti potenziali e senza precedenti penali, a volte tredicenni o poco più, sono loro il pericolo. Si fanno trascinare. E trasformano una piccola rissa in una grande tragedia».