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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

Nessuno sospetti la moglie di Cesare. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Le Vite parallele di Plutarco sono come un album di famiglia, una galleria degli antenati d’ogni risma che si succedono per otto secoli, il sacrario della casa tenuto lungamente assieme dal ferreo statuto romano, e poi franato in commedie o tragedie

Nessuno sospetti la moglie di Cesare. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Le Vite parallele di Plutarco sono come un album di famiglia, una galleria degli antenati d’ogni risma che si succedono per otto secoli, il sacrario della casa tenuto lungamente assieme dal ferreo statuto romano, e poi franato in commedie o tragedie. In quella galleria alle donne è riservato poco spazio, come poche erano le occasioni di emergere che avevano, almeno nei primi secoli: filavano, come si diceva nei loro epitaffi, la lana: «Custodì la casa, fece la lana, ecco tutto, e se ne andò». Per i maschi le cose erano diverse. Disponevano del divorzio, e l’adulterio, ossia il rapporto con una donna sposata, era quasi tutelato per loro e veniva punito se mai dai parenti sulla donna, e per queste erano guai. Non c’era la ferocia degli Ebrei e degli Spartani, però ancora nella legislazione di Augusto, Lex Iulia de adulteriis coërcendis, perdevano parte della dote e andavano in esilio in luoghi inospitali. Ma per una specie di contrappasso la stessa famiglia principesca fu infestata da una serie catastrofica di dissolutezze femminili; non solo, ma per ironia della sorte il sangue dei Cesari si trasmise soltanto per rami femminili: Giulio Cesare non ebbe figli, Augusto era figlio della figlia di una sorella di lui e a sua volta ebbe solo la bella e debosciata Giulia, la quale generò Agrippina, la quale generò Caligola e un’altra Agrippina, la quale sposò un discendente di una sorella di Augusto e generò Nerone, e finì lì. La disinvoltura maschile era dunque straordinaria. Silla si sposò sei volte, l’ultima quando aveva sessant’anni (c’era nella sua sensualità e nella sua crudeltà qualcosa dei satrapi orientali che aveva conosciuto nelle sue campagne asiatiche). S’innamorò durante uno spettacolo di gladiatori, quando una splendida donna gli passò alle spalle, gli staccò un fiocco del mantello e andò a sedersi poco lontano. Il dittatore la guardò stupito, lei gli disse: «Nulla di strano, signore, desidero soltanto partecipare un poco alla tua fortuna». Silla ne fu colpito, mandò a chiedere il suo nome e notizie di lei, «e cominciarono a volgersi il volto, a scambiarsi occhiate e sorrisi l’un l’altro, finché arrivarono alle promesse di matrimonio; e sebbene essa fosse casta e irreprensibile, Silla non la sposò per questo, ma fu conquistato come un ragazzino dagli sguardi e dall’ardire, che spesso suscitano le passioni peggiori e più vergognose» (così Plutarco). Un’altra festa di qualche anno dopo fu per Cesare, che pur era detto «un uomo per tutte le donne», l’occasione per sfoggiare viceversa una rigidezza indigena e coniare una frase famosa. Si celebrava la festività della Bona dea, di sera come voleva il rito, e in casa del pontefice massimo, che in quell’anno 63 era appunto lui, Giulio Cesare. Clodio, il futuro tribuno, che aveva messo gli occhi su Pompea terza moglie di Cesare e che, allora giovinetto, aveva le guance glabre, s’infiltrò travestito fra le donne, al buio, per incontrare quella che amava, laquelle n’en était pas malcontente aggiunge Amyot di sua iniziativa traducendo l’episodio raccontato ancora da Plutarco. Scoperto da una servetta mentre impaziente l’andava cercando, successe un pandemonio, pettegolezzi in tutta la città e un processo per lesa maestà divina. Cesare divorziò immediatamente da Pompea, ma quando fu convocato in aula per testimoniare contro Clodio dichiarò che non ne sapeva nulla. Sembrò strano alla pubblica accusa, che gli chiese come mai, allora, aveva cacciato la moglie. Ed lui: «Mia moglie non voglio che possa essere nemmeno sospettata». In epoche più evolute, si capisce, la situazione si potrà anche rovesciare, e potrà essere lei a dirlo del marito. Carlo Carena