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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

I capricci e la paura del clima? Tutto iniziò mille anni fa. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Splendeva il sole sul Canale della Manica, appena increspato dalla brezza favorevole che sospingeva la flotta normanna

I capricci e la paura del clima? Tutto iniziò mille anni fa. Il Sole 24 Ore 4 febbraio 2007. Splendeva il sole sul Canale della Manica, appena increspato dalla brezza favorevole che sospingeva la flotta normanna. Era il 28 settembre 1066. Guglielmo il Bastardo stava per cambiare il proprio soprannome con quello di Conquistatore. La temperatura mite, il mare tranquillo, la buona visibilità offrivano condizioni ideali per lo sbarco di fanti e cavalieri. Dalla tolda della nave ammiraglia, Guglielmo osservava la costa del Sussex orientale. Quello del quale stava per prendere possesso si rivelava paese verde, fertile, coltivato con l’uso delle tecniche più recenti: aratro a vomere, rotazioni triennali, diffusione del cavallo da tiro. Una volta sbarcato a Pevencey e inoltratosi nella grande isola, Guglielmo si accorse, forse con sorpresa certo con piacere, che il clima mite consentiva, almeno sino alla latitudine di Canterbury, la diffusione della vite. Il frutto di Bacco era stato introdotto in Inghilterra, probabilmente da monaci viticoltori desiderosi di assicurarsi il necessario per la Messa, un paio di secoli prima dell’arrivo di Guglielmo. Nell’XI secolo, il vino era ormai diffuso come genere di consumo di lusso tra classi superiori (le intemperanze dilagarono e si fecero tanto scandalose che, nel 1215, Innocenzo III sentì il dovere di condannare l’ubriachezza come grave delitto). I nobili normanni che accompagnavano Guglielmo non facevano eccezione e certo apprezzarono l’abbondanza di vino offerta dal paese nel quale stavano insediandosi. Consolidato il possesso dell’Inghilterra, espropriati i signori sassoni, rafforzate le strutture feudali, assegnato a proprio dominio personale quasi un terzo dell’intero territorio, Guglielmo volle conoscere in dettaglio il valore della conquista. Il volere del re si tradusse nello straordinario Libro del Giudizio Universale (Domesday book) compilato nel 1085-86: un censimento dettagliato degli uomini, degli animali, delle terre, delle coltivazioni. Esso documenta la diffusione della vite e di altre colture, tipiche di climi caratterizzati da prolungati periodi estivi e da inverni miti. L’"epoca tiepida medievale" era iniziata almeno un paio di secoli prima che Guglielmo compisse l’impresa sognata poi senza successo da Napoleone e Hitler. Non produsse solo vitigni a latitudini inusitate. C’è chi si chiede se i Vichinghi, dal cui ceppo discendevano gli uomini che accompagnavano Guglielmo nel 1066, avrebbero potuto diffondere altrettanto agevolmente la loro straordinaria civiltà in assenza delle temperature relativamente miti che caratterizzarono l’Europa Centro-settentrionale tra il IX e il XIV secolo. La colonizzazione dell’Islanda, che alla metà del X secolo contava già 25-40 mila abitanti, sarebbe stata meno facile e fruttuosa in presenza di temperature più rigide e approdi ostruiti dal ghiaccio. A partire dal 985 sono documentate le prime colonie vichinghe in Groenlandia, rese possibili da una considerevole ritirata dei ghiacciai che lasciava liberi i mari attorno a fiordi verdeggianti. La stessa navigazione vichinga lungo il Danubio, arteria del commercio tra Oriente ed Europa settentrionale, trasse vantaggio dal medesimo riscaldamento medievale che permetteva a Guglielmo e suoi nobili di allietarsi con i piaceri di Bacco. L’"epoca tiepida medievale" fu caratterizzata da inverni brevi e da temperature estive superiori di 1-2 gradi centigradi alla media millenaria e paragonabili a quelle della metà del XX secolo. Documenti dell’epoca sembrano indicare gli anni tra il 1080 e il 1180 come i più tiepidi in Europa, con punte di caldo eccezionale. Un vantaggio non di poco conto per un’economia assillata dall’approvvigionamento di energia. un caso che ciò abbia coinciso con il grande risveglio, soprattutto a Nord delle Alpi, dei traffici, delle città, della dinamica demografica? Sarebbe poco convincente ridurre le cause della rinascita economica e sociale ai mutamenti climatici. Trascurarli lo sarebbe ancora meno. Proviamo a immaginare in che modo inverni corti, estati secche e lunghe stagioni tiepide intermedie influirono sulla vita quotidiana del tipico contadino nordeuropeo che lavorava la terra per la sussistenza propria e della famiglia. Inverni più miti, rispetto a quelli fronteggiati dai suoi antenati, gli permettevano di dedicare meno tempo all’approvvigionamento della legna da ardere, tempo che, nella stagione morta, il nostro contadino poteva dedicare a dissodare un nuovo campicello, a scavare un canale di scolo che evitasse le periodiche inondazioni di qualche suo appezzamento, a costruire un aratro migliore. Anno dopo anno, ciò gli permetteva di accrescere la produzione, di avere figli e animali meglio nutriti e, dunque, maggiore energia produttiva nei campi. Gli permetteva forse di ottenere un piccolo sovrappiù da portare al mercato. Mercato la cui attività era a sua volta favorita dalla clemenza del clima perché fiumi e strade erano percorribili più agevolmente per un tempo più esteso e i mercanti potevano allungare il loro periodi di viaggio. Soprattutto, la temperatura invernale meno rigida allungava la speranza di vita del nostro contadino (speranza che per quelli come lui non superava i 25 anni). Inverni lunghi e rigidi aggiungono debolezza agli organismi sottonutriti, soprattutto di bambini e anziani, rendendoli più vulnerabili ai virus. Moltiplichiamo i vantaggi ottenuti dal contadino-tipo per milioni di volte e avremo, anche per questa via, un’economia più produttiva, una dinamica demografica più vivace. Al periodo del "riscaldamento medievale" seguì la "piccola era glaciale" che gli esperti datano grosso modo dal XIV al XIX secolo. Le temperature medie si abbassarono forse di 3-4 gradi rispetto ai secoli precedenti. I ghiacci avanzarono nuovamente. Gli insediamenti vichinghi in Groenlandia sparirono, spazzati via forse dalla carestia, forse dalla peste, forse dagli attacchi delle popolazioni autoctone (Inuit) maggiormente capaci di resistere alle temperature artiche. La vite sparì dall’Inghilterra, generando un fiorente commercio con la Francia e infiniti dibattiti sui meriti del "chiaretto" o del Borgogna. La peste nera che alla metà del XIV secolo devastò l’Europa, riducendone la popolazione di almeno un terzo, venne con ogni probabilità importata dall’Oriente ma fu tanto letale anche a causa delle severe condizioni climatiche. Tornarono inverni lungi e rigidi. Francesco Guardi ebbe modo di dipingere la laguna veneta completamente ghiacciata nell’inverno del fatale 1789: si camminava e pattinava agevolmente tra le Fondamenta Nuove e Murano. L’esistenza di un’"epoca tiepida medievale" mpiamente documentata. Poiché essa non può essere attribuita a un effetto serra prodotto dall’uomo, alcuni studiosi ritengono che la sua esistenza possa tranquillizzarci circa il futuro climatico della Terra. Purtroppo, le circostanze odierne sembrano diverse da quelle medievali. Le temperature medie all’epoca del medieval warming erano simili a quelle della metà, non della fine del XX secolo. Soprattutto, l’attività umana - presente e soprattutto prevedibile nel futuro prossimo - non è comparabile a quella medievale. Forse non tutti si rendono conto dell’irreversibile salto quantitativo compiuto dalla storia umana nell’ultimo ventennio. Il salto è tale da consentire, in molti campi, pochi utili paragoni con il passato. Uno di questi campi è, appunto, quello climatico-ambientale. Caldo e freddo, così li ricorda la storia. La scoperta di Guglielmo. Guglielmo I (1028’1087) chiamato prima il Bastardo, poi il Conquistatore arriva in Inghilterra nel 1066 e trova un clima mite che permette la diffusione della vite. Le conquiste dei Vichinghi. Furono favorite dalle temperature relativamente miti tra il IX e il XIV secolo: divennero possibili la colonizzazione stabile dell’Islanda e gli insediamenti in Groenlandia Ghiaccio in Laguna. Più di una volta la Laguna di Venezia è stata presa nella morsa del ghiaccio: memorabile la gelata dell’inverno 1788-89, quando si poteva andare a piedi dalle Fondamenta Nuove a Murano Il freddo e la peste. La peste nera che colpì l’Europa imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1352, riducendone la popolazione di almeno un terzo. Importata probabilemente dall’Oriente fu così letale anche a causa delle severe condizioni climatiche. Gianni Toniolo