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 2007  febbraio 04 Domenica calendario

LOIANO

(Bologna)
La benzina è solo un ronzio. Sai che esiste e sta entrando nella macchina, perché il signor Silvano Giovannini ha infilato la pistola nel serbatoio e i numeri che girano dicono che, con 20 euro, hai comprato 17,44 litri di benzina verde. Ma una volta si vedeva, la benzina. Soprattutto quando si faceva il pieno (un litro, al massimo due) per il motorino. Il signor Silvano Giovannini, classe 1943, benzinaio da 39 anni, lo ricorda bene. «Alla pompa della miscela c´erano due cilindri, da un litro l´uno. Girando una manopola decidevi quanto olio mettere nella benzina: il due per cento per Vespa e Lambretta, il quattro per i Malanca e i Solex. La benzina normale, di colore giallo, riempiva il cilindro poi entrava l´olio, che colorava la benzina di rosso. Quando avevo la Bp, c´era una pompa mista anche per le automobili. Il cliente poteva mescolare la normale con la super, ad esempio tre quarti di normale e uno di super. Anche in questo caso la normale gialla si mescolava con la super rossa. E tutti stavano lì a guardare, come fossero davanti alla televisione. Da dieci anni sono sparite anche le "spie", quelle mezze sfere trasparenti dentro le quali una ventolina faceva girare la benzina che stava uscendo dalla pompa. Ormai non me lo ricordo più, il colore della benzina».
Un distributore della Shell, sulle montagne fra Bologna e Firenze. Uno dei 22.400 impianti (nel 1970 erano 40mila) che come fortini si preparano a resistere (anche con scioperi che lasceranno l´Italia a piedi) all´assalto del nuovo nemico, quella Grande Distribuzione che è stata autorizzata a vendere benzina e gasolio come fossero bistecche, biscotti o detersivi. Ma basta stare un giorno qui, nel gabbiotto con il signor Giovannini e sua moglie Margherita Minarini che tiene i conti, o sul piazzale con i figli Marco e Massimiliano che riempiono i serbatoi o lavano le macchine, per capire che stavolta, per i colossi della distribuzione, sarà dura vincere la resistenza dei piccoli distributori. «La mia - dice subito il benzinaio - è una posizione fortunata. Per trovare un altro distributore devi fare sette chilometri verso Firenze o venti verso Bologna. E sarebbe strano che i colossi dei supermercati venissero a piazzare un distributore proprio qui in montagna. Ma la mia forza è un´altra: io per tutti sono "Silvano il benzinaio", sono un pezzo di paese. Quasi quarant´anni alla pompa, e chi restava senza benzina veniva a suonare a casa mia anche di notte. Anche i carabinieri che si accorgevano all´improvviso di essere in riserva».
Le conferme arrivano subito. Il signor Marino fa il pieno poi entra nel gabbiotto. Non ha bisogno di nulla, solo di qualche chiacchiera. «Se dimentico il portafogli a casa, faccio benzina comunque. Silvano mi conosce, non c´è problema». Solo qualche «forestiero», ogni tanto, fa un brutto scherzo. «L´altro giorno è arrivata una signora che ha fatto venti euro, poi ha detto che passava al bancomat per prendere i soldi. Non si è più vista». Non tutti vanno in chiesa ma tutti hanno l´automobile e così il distributore diventa il piazzale di scambio delle informazioni. «La Rosanna è ancora all´ospedale ma sta meglio. Dillo a Marco, quando passa di qui». «Miriam, la figlia di Angelo, si è laureata…». «A volte - dice Silvano il benzinaio - imparo che un ragazzo e una ragazza si sono fidanzati prima dei loro genitori. Li vedo in auto una, due, cinque volte… Li vedi qui a fare benzina il sabato sera, prima della discoteca. Si fa presto a capire».
La benzina è soltanto un ronzio e non ha più nemmeno quell´odore che un tempo faceva riconoscere il benzinaio anche quando, "in borghese", entrava al bar per un caffè. «Nelle cisterne ci sono i tubi di sfiato, che portano i vapori verso i filtri e poi in quei tubi di alluminio che si vedono appena, nascosti dalla siepe. Arrivano lì gli odori che sfuggono ai filtri. E poi anche la pistola del rifornimento ha il "recupero vapore". Dentro c´è un piccolo aspiratore che convoglia anche questi gas verso i tubi di sfiato. Per me, comunque, quello della benzina è un profumo aspro ma buono. Attira i bambini anche oggi. Quando il papà fa rifornimento scendono dalla macchina per mettere il naso accanto al serbatoio. Io, comunque, li sgrido sempre».
Si può raccontare un pezzo di storia italiana, dal distributore di Lioano. «Io sono qui dal primo giugno 1968. La benzina normale costava 120 lire al litro. Vedevi subito, allora, chi stava bene e chi no. Stavano bene quelli che avevano la Seicento e potevano fare un pieno da 1.500 lire. E poi c´erano i signori che avevano la Lancia Appia che per riempirla di benzina ci volevano sei o settemila lire. La macchina ha permesso a tanti di andare a lavorare a Bologna. Facevano il debito per comprarla poi scalavano le rate dalla busta paga».
La prima Fiat Seicento era uscita da Mirafiori nel 1954. «Questa automobile - ha scritto Enrico Menduni in L´autostrada del Sole, editrice il Mulino - era più di un´auto. Era il simbolo di uno status che ancora non c´era, quello del solido benessere». Il 4 ottobre 1954 viene inaugurata l´Autosole. Gli autogrill a ponte, inventati da Mario Pavesi, con il ristorante e le vetrate sulle corsie nord e sud dell´autostrada, all´inizio non sono soltanto un luogo di sosta e ristoro durante il viaggio. «Diventano addirittura la vera meta del viaggio - scrive Menduni - dove le famiglie vanno in gita».
Solo a Loiano, fino agli anni Settanta, c´erano tre distributori. «Un Esso, dove ora c´è il monumento alla Resistenza, e un piccolo impianto il cui padrone vendeva latte, gelati e anche benzina. Sono rimasto solo io, e le insegne sono cambiate continuamente perché noi siamo padroni del nostro lavoro e basta. Prima Bp, poi Mach, Ip, Agip e ora Shell. Gli affari, comunque, mi sono andati bene. Prima di fare il benzinaio ero meccanico, e così ho potuto fare piccole riparazioni. Chi si fermava da me in panne, riusciva comunque a tornare a casa e questo per me è sempre stato un vanto. Ma il vero affare era la benzina, che andava via come il pane. La domenica, soprattutto, arrivavano i turisti e c´era la fila per entrare qui al distributore».
Nel 1975 la benzina supera per la prima volta le 300 lire (e Giovanna Marini canta: «La benzina va a trecento / e nessuno ha fiatato») ma sembra sia indispensabile come l´aria. Senza di lei, che in quegli anni ancora si mostra orgogliosa nella pompa della miscela e subito dopo il rifornimento impregna con il suo odore anche l´abitacolo, non si va da nessuna parte. Né nella fabbrica in pianura a lavorare, né dalla morosa, perché tante ragazze negli anni del boom non accolgono volentieri chi si presenta ancora in bicicletta o con il cinquantino. «Ci si accorge che la benzina non è eterna - dice Giorgio Carlevaro, direttore di Staffetta quotidiana, agenzia che si occupa di energia - quando nel 1973 gli italiani sentono per la prima volta la parola austerity e ci sono le prime domeniche senza auto. Sembra che il mondo si fermi, anzi torni indietro. Tutti a piedi e nelle strade di Milano e di Roma riappaiono i cavalli e le carrozze. Ma poi le automobili sono tornate nelle strade, smentendo chi prevedeva la fine del petrolio, che è un animale con tante teste, che rinasce sempre. Una piccola sconfitta, comunque, la benzina l´ha subita. Nel 2004 per la prima volta è stata superata dal gasolio. E l´anno scorso, contro un consumo di 12 milioni e 419mila tonnellate di benzina, sono state vendute 16 milioni e 131mila tonnellate di gasolio».
Passano anni e decenni e ci si accorge che le automobili, oltre al serbatoio per la benzina e al motore, hanno anche la marmitta. E che ne escono veleni pericolosi. «Solo alla fine degli anni Ottanta - dice Lucia Venturi, biologa, già responsabile scientifica nazionale di Legambiente - si comincia a parlare del piombo nella benzina. Si scopre che avvelena le campagne attorno alle strade e anche le città. Nel 1992 arriva il divieto di utilizzare il piombo come antidetonante nella benzina. La normale, troppo ricca di piombo, viene abolita. Nella super il piombo viene ridotto. Ma il rimedio - il benzene al posto del piombo - è più dannoso del male. Si rileva, soprattutto con il contributo della fondazione Maugeri di Padova, che i lavoratori più esposti al benzene soffrono più di altri di tumori e leucemie. E così Legambiente si fa promotrice di una strana alleanza, di una lobby variegata della quale fanno parte l´Unione petrolifera, la Faib, che è la più grande associazione dei benzinai, e gli ambientalisti. Nelle urine dei benzinai si trovano metabolismi del benzene. Con questi dati, si arriva in Parlamento, che decide di ridurre il benzene e gli altri aromatici nella benzina. Non basta ancora. Le centraline di monitoraggio dell´aria nelle aree metropolitane hanno fatto la loro comparsa nel 1994 e da allora continuano a rilevare un forte inquinamento. Il benzene è stato ridotto ma il traffico aumenta sempre più: oggi in Italia ci sono 58 auto ogni 100 abitanti, neonati compresi».
Anche il signor Giovannini e signora hanno fatto i controlli per il benzene. «Per fortuna tutto è a posto. Ci ha aiutato il fatto che siamo in montagna e il vento spazza via i veleni. Ma io non riesco a vedere la benzina come un nemico. I miei figli giocavano a pallone qui nel piazzale con i loro amici, e adesso anche loro con la benzina si guadagnano da vivere. Non avevamo un soldo, quando abbiamo cominciato. Abbiamo preso due milioni in banca per pagare la benzina che era nella cisterna e qualche attrezzo. In questi quasi quarant´anni siamo riusciti a comprare due case, ma per almeno trent´anni abbiamo lavorato tutte le domeniche e non abbiamo mai chiuso per ferie. Una volta non c´era nemmeno la pausa pranzo. Mia moglie mi portava da mangiare qui nel gabbiotto. A noi questo lavoro piace: stai in mezzo alla gente, è questo il bello. Avrò preso da mio nonno Fonsino che aveva l´osteria. I taxisti di Bologna venivano su, finito il turno, alle due di notte. Lui era a letto ma si alzava, subito tagliava un salame e intanto cuoceva le braciole nel camino. Ma lo sa quante volte io mi sono alzato per dare la benzina a chi ne aveva bisogno? E tutto questo per incassare 0,045 euro al litro, e ci pago poi anche il 20 per cento di Iva. Vorrei dire ai clienti che la nostra quota è fissa, che il prezzo si alzi o che si abbassi. Una diminuzione dei prezzi piacerebbe tanto anche a noi: venderemmo di più».
Adesso, questo e altri "fortini" si preparano alla guerra contro i giganti degli ipermercati. «Io non credo - dice Giorgio Moretti, responsabile ufficio studio Confcommercio e Faib - che da noi succederà come in Francia. Là una legge come quella di Bersani è stata approvata nel 1980 e i risultati sono stati disastrosi per i piccoli distributori. Nel 1980 ce n´erano 41.500, nel 2005 si sono ridotti a 13.504. Quelli degli ipermercati erano 1.500 e sono diventati 4.666. Impressionanti le quote di mercato: la grande distribuzione vende oggi il 57,3 per cento dei carburanti contro il 42,7 degli altri distributori. In Italia la grande distribuzione (c´è stata una prima legge Bersani nel 1998) tocca appena l´uno per cento del mercato, ma ha grandi mezzi e grandi appetiti. I 43 miliardi di euro del mercato di benzina e gasolio le fanno gola. Ma una recentissima indagine ci dà speranza. Il 44 per cento degli italiani dice sì alla benzina nei supermercati ma il 51 per cento dice no se questo comporta la chiusura dell´impianto di zona. Abbiamo chiesto: quanti chilometri in più sareste disposti a fare per avere carburante scontato? Il 39 per cento ha risposto un chilometro, il 27 tre chilometri. Al primo posto, nella scelta del distributore, c´è la vicinanza. Al secondo, la cortesia e disponibilità del gestore. Il prezzo arriva solo al terzo posto».
Secondo questi sondaggi, i figli di Silvano il benzinaio, e anche i loro figli, avranno un futuro al distributore di Loiano. Arriva Ahmid, marocchino che abita in paese da vent´anni, e mette nel serbatoio i soliti cinque euro. Venti euro, invece, per Giordano che da ragazzino veniva qui con il Malaguti 50 e ora guida la Golf. «Conosco nome e cognome di più della metà di quelli che si fermano qui. Amici? Credo sia qualcosa di più. Ci facciamo le confidenze come fossimo nella stessa famiglia». Una gomma da cambiare, un filtro da pulire. Anche chi non si ferma per la benzina quando passa qui davanti suona il clacson. «Mi salutano sempre», dice contento il signor Antonelli. «Qui c´è sempre una gran bella compagnia. per questo che, anche se sono in pensione, le mie dieci ore al giorno le passo qui». Per accomiatarsi, dice che «la benzina verde è davvero verde. Il gasolio, che un tempo era quasi blu, ora è giallo». E sembra che sveli un piccolo segreto.