Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri ennesima giornata di terremoti nel Centro Italia, con tre scosse superiori ai 5 gradi Richter nella mattinata, e un’altra scossa potente intorno alle due e mezza del pomeriggio. Epicentro all’incirca nella zona di Amatrice. Le vibrazioni si sono percepite nettamente anche a Roma, e questo ne ha moltiplicato l’effetto mediatico. Per ora non ci sono vittime, e si teme solo per la vita di tre allevatori di Colle di Arquata (Ascoli Piceno) che erano andati a dar da mangiare alle loro bestie e che risultano dispersi. Qualche rudere nei paesi già colpiti nei mesi scorsi è venuto giù del tutto. Ma le difficoltà nei paesi del Lazio, delle Marche, dell’Abruzzo, dell’Umbria, devastati da sei mesi di sismi, sono dovute soprattutto al freddo e alla neve che continua a cadere incessante. Molti centri abitati sono isolati.
• Cominciamo con una descrizione accurata di questi ultimi sommovimenti.
La prima scossa è delle 10.25, epicentro Montereale in provincia dell’Aquila, profondità di 9,2 chilometri, magnitudo di 5.1 gradi Richter. Alle 11.14 secondo colpo: epicentro Capitignano (L’Aquila), 5.5 di forza, 9,1 chilometri di profondità. La terra ha tremato ancora undici minuti dopo sulla verticale di Pizzoli (sempre L’Aquila), a una profondità di 8,9 chilometri, magnitudo 5.3. La quarta scossa, alle 14.33, aveva una magnitudo di 5.1 Richter, profondità di 10 chilometri, epicentro sempre nella provincia dell’Aquila, a Campotosto. Tra un sommovimento e l’altro ci sono state una quantità di sismi più leggeri, di magnitudo massima pari a 3 gradi.
• Ci dice qualcosa il fatto che le scosse abbiano tutte come epicentro la provincia dell’Aquila, una profondità e una magnitudo simili?
Dovrebbe trattarsi della stessa faglia che s’è mossa lo scorso 24 agosto sotto Amatrice, solo che questa volta si sarebbe attivata la parte meridionale della frattura, quella che sta sotto Campotosto. Gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) dicono che non c’è niente di strano: «Avevamo avvertito della possibilità di nuovi tremiti il Centro di coordinamento della Protezione civile». Carlo Meletti, responsabile del Centro di pericolosità sismica dell’Ingv: «Sono sicuramente terremoti tutti allineati lungo una stessa linea di faglia che parte dall’Aquila e arriva verso Visso e Ussita. Ma non parlerei di effetto domino perché da Amatrice la sequenza di scosse si è spostata prima verso nord, poi è tornata a sud verso Norcia, nelle settimane scorse aveva dato degli eventi verso Montereale e Pizzoli e ora ha colpito di nuovo verso L’Aquila. Di sicuro in quella zona c’è un sistema che continua a essere perturbato. A Campotosto si è attivato un nuovo segmento. Ma dal punto di vista sismologico tutti questi sismi hanno caratteristiche simili: stessa profondità e stessa dinamica». Le caratteristiche dei terremoti italiani, del resto, sono proprio queste: poca profondità, che li rende più devastanti, ma anche magnitudo più contenuta rispetto a quelli giapponesi o californiani. Da noi non s’è mai superata la magnitudo 7.5. Il nostro sottosuolo è estremamente spezzettato in tante faglie lunghe una ventina di chilometri, mentre in Giappone o California le faglie possono correre anche per centinaia di chilometri.
• Com’è la situazione nei paesi dove vivono gli sfollati?
Ad Amatrice è venuto giù definitivamente il campanile. Altri crolli si sono registrati ad Accumoli, Cittareale, Crisciano. La Protezione civile delle Marche ha lanciato un allarme valanghe. A Rieti in molte scuole si sono fatti uscire gli studenti. La vera emergenza però è la neve. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice: «Abbiamo urgente bisogno di turbine, non bastano gli spazzaneve. Ci sono frazioni isolate con due metri di neve». Serena Testa, che vive a Marruci, frazione di Pizzoli: «Non riusciamo nemmeno a scappare, non possiamo muoverci». L’autostrada A24 è stata chiusa per parecchie ore al traffico tra Valle del Salto e Teramo Est.
• E a Roma?
Le linee della metropolitane sono state evacuate e poi chiuse per due ore. Aperta la Ztl. Fuoriuscite di massa anche dai musei e da molte scuole. Sospese le visite al Quirinale, sgomberate le aule delle università della Sapienza e di Tor Vergata, gli uffici del Csm e del Comune. Fermati i treni tra Roma e Viterbo. Centinaia di telefonate al centralino delle emergenze (112): i vigili del fuoco parlano di un intervento al minuto. C’è il problema dei monumenti della Capitale.
• Cioè?
Le scosse degli scorsi mesi (41 mila da agosto) hanno danneggiato 41 edifici della Capitale, e tra questi ci sono monumenti tra i più noti. Sant’Ivo alla Sapienza, che è stato necessario chiudere, San Carlino alle Quattro Fontane, la cappella della Madonna di Strada Cupa in Santa Maria in Trastevere, la basilica di Santa Maria del Popolo («diffuso quadro fessurativo»). Che danni ulteriori hanno provocato le scosse di ieri? Impossibile rispondere adesso. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che nel bilancio del Comune, alla voce «fondi della manutenzione ordinaria», la quantità di euro stanziata è pari a zero.
(leggi)