Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il presidente del Consiglio, ieri a Rieti, invita le forze politiche d’opposizione e, suppongo, anche i giornalisti a non far polemiche, a stringersi intorno alle popolazioni terremotate e assiderate, a far prevalere il calore della solidarietà sul gelo delle contrapposizioni.
• È possibile?
È difficile. Anche se mettersi a criticare in frangenti come questi può, magari alla lontana, imparentarsi con qualcosa che somiglia allo sciacallaggio, non si può non rilevare almeno questo: la prima delle 47 mila scosse che hanno tormentato il centro Italia s’è verificata il 24 agosto, cinque mesi fa. Già allora si disse che bisognava aver paura dell’inverno, e della neve. Arriviamo a gennaio, all’inverno freddissimo e alla neve caduta in abbondanza, e tutti sembrano essere stati colti alla sprovvista, i soccorsi sono bloccati, oltre che dai cumuli bianchi, dagli alberi rovesciati sulle strade, sentiamo di macchine che si fermano perché prive di gasolio, trecentomila persone sono senza elettricità, decine di paesi risultano isolati e al buio e senza la possibilità di comunicare perché i telefoni fissi non funzionano e i cellulari, esaurite le batterie, non possono essere ricaricati. Del resto, a mezza bocca, s’è fatto sentire anche Bertolaso («Stato assente» e, riferendosi alla Protezione civile, «punto più basso della sua storia»). E la magistratura di Pescara ha aperto un’inchiesta, perché non tutto è senza colpe, non tutto è fatalità.
• Per quello che è accaduto all’hotel Rigopiano di Farindola?
Sì - l’ipotesi di reato è omicidio colposo -, ma non solo. C’è anche l’allarme lanciato da Meteomont pochi giorni fa relativo a prevenzione neve e rischio valanghe. Meteomont attribuiva un livello 4, su 5, a questo allarme. Era sufficiente per far emettere dalla Regione e dagli altri Enti locali ordinanze di evacuazione delle zone a rischio?
• Ammetterà però che il susseguirsi delle scosse, il freddo, la neve sono circostanze fuori dell’ordinario.
Non troppo. Gian Antonio Stella, sul Corriere di ieri, ha ricostruito, basandosi su documenti antichi, la storia geologica di quelle contrade. Fra Jacopo Filippo Foresti raccontò il sisma del gennaio 1117 notando che «oltre a ciò l’inverno fu rigidissimo e seguirono grande carestia, mortalità di uomini, pestilenza di animali». Gelo e nevicate anche sui terremotati d’Abruzzo del 1703. Su quello della Marsica del 1915, il Corriere scrisse: «[La neve] ha come voluto collaborare con il terremoto schiacciando tetti già indeboliti». Le serie storiche di Meteomont, redatte da Vincenzo Romeo, mostrano che sull’Appennino centro-meridionale nevica tanto per una media di 25 giorni e mezzo a inverno. Gianluca Valensise, sismologo dell’Ingv, aveva detto ancora due mesi fa: «A sud-est di Amatrice e fino all’Aquila c’è un bel pezzo di crosta terrestre che non ha rilasciato eventi significativi...». In altri termini, ci si chiede se non sia ormai chiaro che: 1) i terremoti arrivano e arriveranno; 2) quando verrà l’inverno, potrebbe esserci molto freddo; 3) con il freddo cadrà di certo neve in abbondanza e potrebbero precipitare molte valanghe, alcune delle quali di proporzioni ragguardevoli. Quindi, come minimo, alle scosse del 24 agosto bisognava far seguire tutta una serie di provvedimenti che ci evitassero di scrivere l’articolo che stiamo scrivendo.
• Possiamo fare la lista, magari parziale, delle inefficienze di questi giorni?
I due mezzi messi in campo per l’emergenza neve erano sprovvisti di catene. Lo sgombero della via mediana di Amatrice, impedita dalle macerie, non s’è potuto completare perché prima bisogna fare delle gare. I grillini hanno denunciato che i finanziamenti del governo per il terremoto non sono arrivati e non sono arrivati neanche i 28 milioni di euro raccolti dalla Protezione civile con gli sms solidali «perché per il protocollo stipulato con le società di telefonia si deve aspettare la chiusura della raccolta prevista per il 29 gennaio». Roberto Giovannini è andato ad ascoltare i cittadini di Amatrice: «Che d’inverno nevichi da queste parti è normale ma ’sti scienziati della Protezione Civile, il Commissario Errani, e il sindaco Pirozzi se ne accorgono oggi che nella zona mancano le turbine spazzaneve per pulire le strade?». Una signora di quarant’anni aggiunge: «Prima hanno fatto propaganda in vista del referendum, poi hanno fatto passerella. Il peggiore? Il sindaco Pirozzi, è stato solo capace di stare in televisione e fare una marea di chiacchiere e promesse». La Protezione civile? «Qualcuno ride. “Ce ne sono di bravi, ma spesso tocca a noi soccorrere i soccoritori. L’altro giorno abbiamo dovuto tirarne fuori da un fosso quattro, non sapevano portare un 4X4 sulla neve».
• È il ritratto dell’Italia di adesso? Chiacchiere, pressapochisimo, quando non vera e propria incompetenza?
Temo di sì, temo che oltre alle macerie provocate dal sisma e alle sofferenze inflitte dall’inverno, vi siano altre crepe e altre macerie che non vediamo o fingiamo di non vedere. L’Italia sembra precipitata in un buco nero di incultura e superficialità. Non è solo questione di politici. È tutto il Paese che dovrebbe forse dare inizio a una grande riflessione su se stesso.
(leggi)