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 2017  gennaio 20 Venerdì calendario

MARRA, SIGILLI ALL’APPARTAMENTO ROMANO

L’appartamento da 160 metri quadri e 152 di aree esterne in via dei Prati Fiscali (Roma) dove risiede Raffaele Marra, l’ex braccio destro di Virginia Raggi arrestato per corruzione, è stato sequestrato. Secondo i pm di Roma Barbara Zuin e Paolo Ielo, titolari dell’indagine, sarebbe stato pagato con i soldi (360 mila euro circa) di Sergio Scarpellini, il patron della Milano 90, che da anni affitta uffici all’intera politica romana, Parlamento compreso.

In cambio, Marra avrebbe messo “a disposizione” le sue funzioni di pubblico ufficiale.

Per la procura quindi quell’appartamento è “profitto del reato contestato”, ossia la corruzione, “in quanto acquistato interamente con i danari provento dello stesso”, come scrive nel decreto di sequestro preventivo il gip Maria Paola Tomaselli. Marra è stata arrestato lo scorso 16 dicembre insieme a Scarpellini, che ora è ai domiciliari. Non ha avuto lo stesso destino il funzionario pubblico: la richiesta di scarcerazione o di domiciliari avanzata dal suo legale al Tribunale del Riesame è stata rigettata. Nel decreto di sequestro preventivo il gip elenca le prove a “dimostrazione dell’illecita condotta”. Tra queste una telefonata del 30 giugno 2016 tra Marra e la segretaria dell’imprenditore, Ginevra Lavarello (anche lei indagata dalla Procura di Roma) nel corso della quale il funzionario chiedeva un intervento per placare la campagna stampa nei suoi confronti. Ed è in quell’occasione che ripete: “Tu glielo puoi far pure arrivare, glielo dici: ‘Lui sta a disposizione’”.

Poi durantel’interrogatorio di garanzia, Scarpellini ha spiegato che Marra gli aveva chiesto “in prestito la somma necessaria all’acquisto dell’appartamento e ha affermato che nessuna restituzione, ad oggi, si è verificata, precisando” di aver fatto quel finanziamento “esclusivamente in ragione della pubblica funzione dal medesimo esercitata e dal ruolo di estrema rilevanza da questi rivestito nell’amministrazione comunale”. L’imprenditore così ha spiegato come “l’elargizione di danaro da lui effettuata nei confronti di Marra, come di altri soggetti pubblici, fosse motivata dall’esigenza di non trovare ostacoli nell’attività imprenditoriale”.

Inoltre, per il gip non ha reale valenza il documento, “privo di data” trovato nell’appartamento di via Prati Fiscali e redatto “apparentemente” dalla moglie di Marra, Chiara Perico: quell’atto “appare espressione dell’esigenza di Marra di giustificare la dazione di denaro”. Esigenza, continua il giudice, “manifestata anche durante una intercettazione ambientale in cui la Lavarello istruiva Scarpellini – dopo aver avuto un colloquio con il pubblico ufficiale – riguardo la versione dei fatti che avrebbe dovuto fornire all’autorità giudiziaria per giustificare l’intervenuta dazione”.