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 2017  gennaio 20 Venerdì calendario

«Come le suffragette nel 1913». La contro-marcia delle donne

Washington «Pensavo che fossimo arrivate, che noi donne ce l’avessimo fatta. Invece mi tocca tornare in piazza come negli anni Settanta». Patty Smail ha 67 anni. Quando ne aveva 22 fu assunta dal servizio postale Ups: «Guidavo quei camion marroni che trasportano la corrispondenza. Sono stata una delle prime autiste dell’Ups nell’intero Paese». Domani parteciperà anche a lei alla «Women’s march» organizzata a Washington per protestare contro Donald Trump, che si sarà insediato da un giorno alla Casa Bianca.
Sulla pagina Facebook del comitato organizzatore sono arrivate finora circa 190 mila adesioni. Nella capitale sono attesi in 250 mila: si vedrà. Partiranno soprattutto da New York, con i treni per domani mattina esauriti da giorni. Oppure da Boston, Baltimora, Philadelphia. Nello stesso giorno saranno organizzate «manifestazioni sorelle» in molte altre città americane.
L’iniziativa nasce sulla rete il 10 novembre, subito dopo la vittoria elettorale di Trump. Bob Bland, una «fashion designer» di New York, lancia l’idea sulla sua pagina di Facebook, raccogliendo, nel giro di poche ore, 3 mila adesioni. In parallelo si muovono altre donne, altri gruppi: si moltiplicano gli appelli e alla fine si costituisce una regia formata da quattro persone: la bianca Bob Bland; Tamika Mallory, avvocata afroamericana specializzata sul tema dei controlli sulle armi; Linda Sansour, direttrice dell’Associazione arabo-americana di New York; Carmen Perez, latinoamericana, direttrice di «The gathering for Justice», Mettersi insieme per la giustizia, associazione fondata da Harry Belafonte, ex cantante e da tempo militante per i diritti umani.
Con il passare delle settimane, però, allo spontaneismo del web si è aggiunto il robusto contributo di realtà strutturate come Planned Parenthood, l’organizzazione che difende la legislazione sull’aborto; Emily’s List, a sostegno delle candidate del partito democratico; National Resources Defense Council, associazione ambientalista.
L’assestamento ha aperto molte discussioni in Internet. La manifestazione si ispira dichiaratamente alla marcia del 3 marzo 1913: cinquemila suffragette formarono un corteo che da Capitol Hill, la sede del Congresso, arrivò fino al ministero del Tesoro. Le donne dovettero farsi largo nella folla di uomini ostili, collezionando insulti, gavettoni e sputi. Ma in quel momento la Storia cambiò direzione: nel 1920 le donne ottennero il diritto di voto.
Ma ora c’è chi pensa che la «parade» di domani possa diventare un tentativo di rivincita del popolo sconfitto di Hillary Clinton. E così? Luz Maria Utrera, 38 anni, promotrice di una fondazione per la difesa delle donne e sostenitrice di Hillary durante la campagna, pensa di sì: «Non ci vado a Washington. Ormai il presidente è Trump, lo ha detto anche Barack Obama, non ha più senso continuare questo scontro tutto politico». Monica Shulman, 39 anni, due figli di 3 e 6 anni, avvocato di New York, invece, si sente già in piazza: «Non ho mai partecipato a una manifestazione, ma stavolta è diverso. Trump è una minaccia reale per donne, gli immigrati, le minoranze. Sento che le persone come me non possono più rimanere a casa, tranquillamente». Per Monica Shulman, Patty Smail e le altre sono già pronti i cappellini di lana, progettati da due californiane, Krista Suh, 29 anni e Jayna Zweiman, 38. «Pussyhats»: rosa e con le orecchie da gatto.