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 2017  gennaio 20 Venerdì calendario

Tremano negli Usa 10 milioni di «statali»

Le domande trappola a bruciapelo: «Secondo lei ci devono essere armi a scuola?». Facce da immersione in apnea, poi la risposta un po’ surreale: «Bè, sì, in alcune zone bisogna anche difendersi dagli orsi “grizzly”». E i senatori che nelle audizioni insinuano incompetenza e una certa tendenza dei candidati ministri all’evasione fiscale o contributiva. Poi lo sbarco degli uomini del nuovo governo in ministeri semideserti: intere burocrazie da ricostruire, mentre quelle esistenti non si possono gestire coi meccanismi gerarchici di un’aziendale.
Con Trump torna l’idea, coltivata in passato in varie parti del mondo, di amministrare un Paese come un’impresa. Un’idea accarezzata a suo tempo anche da Silvio Berlusconi, senza grande successo. Trump prova ad andare molto più in là, a fare scelte assai più radicali: non solo un miliardario alla Casa Bianca, ma anche un governo zeppo di Paperoni, capi di grandi aziende, banchieri e finanzieri di Wall Street dinamici e spregiudicati. Funzionerà? L’esperimento è audace. E apparentemente anche contraddittorio con la premessa populista di Trump di essere il presidente del riscatto del ceto medio impoverito dalla globalizzazione e dalla finanza rapace. Può anche darsi che Trump abbia scelto questi personaggi, da Wilbur Ross al Commercio a Betsy DeVos all’Istruzione, perché li considera competenti, ma poi imporrà loro il suo programma populista.
Il rischio vero è lo choc culturale dei nuovi arrivati, a digiuno di dinamiche e regole congressuali e senza alcuna esperienza di gestione del personale pubblico, di funzionamento di strutture fin qui amministrate più col consenso che con ordini dall’altro che escludono confronto e discussione. Trump è consapevole del problema e, istigato dal «rivoluzionario» Steve Bannon, potrebbe tentare di cambiare le regole riformando un pubblico impiego che anche negli Usa ha allargato il suo perimetro (10 milioni di «statali», più del mondo operaio) ed è l’unica realtà sempre più protetta e sindacalizzata: l’ora dei tagli di personale e di generose indennità, la fine del divieto di licenziare.
I repubblicani lo chiedono da tempo ma si sono sempre scontrati coi veti democratici: ora il partito di Obama questo potere d’interdizione non ce l’ha più. E per Washington, città di impiegati federali soprattutto neri che hanno votato compatti per Hillary Clinton, arriva lo spettro dello «tsunami».