varie, 20 gennaio 2017
APPUNTI GRAN BRETAGNA PARADISO FISCALE PER LA VERITA’ – Brexit, Londra vuole diventare il paradiso fiscale d’Europa Dopo la Brexit la Gran Bretagna sará libera di diventare una sorta di Paradiso fiscale, inaugurando una guerra fiscale e finanziaria con l’Europa "Vi é il rischio che il Regno Unito si trasformi in una sorta di grande paradiso fiscale in Europa con una capacitá di attrazione gigantesca, data la sua storia e la consistenza della sua piazza finanziaria"
APPUNTI GRAN BRETAGNA PARADISO FISCALE PER LA VERITA’ – Brexit, Londra vuole diventare il paradiso fiscale d’Europa Dopo la Brexit la Gran Bretagna sará libera di diventare una sorta di Paradiso fiscale, inaugurando una guerra fiscale e finanziaria con l’Europa "Vi é il rischio che il Regno Unito si trasformi in una sorta di grande paradiso fiscale in Europa con una capacitá di attrazione gigantesca, data la sua storia e la consistenza della sua piazza finanziaria". Lo sottolinea Assonime, l’Associazione fra le societá italiane per azioni, in un paper pubblicato nella collana "Note e Studi" nel quale sono suggeriti alcuni "Spunti per una posizione italiana nel futuro negoziato su Brexit". La Brexit porterá ad una competizione fiscale all’interno dell’Europa L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea - fa presente il documento - genererá un processo di competizione fiscale tanto piú che Londra non sará piú tenuta a rispettare le norme europee in tema di fiscalitá, né quelle riguardanti gli aiuti di Stato alle imprese e neppure quelle concernenti il livello di indebitamento pubblico. In questo contesto la creazione di un "paradiso fiscale" potrebbe essere "una reazione da parte del Governo britannico alla perdita del passaporto europeo per i servizi finanziari". Se Londra diventa un Paradiso fiscale piú difficile la lotta all’evasione in Europa Una simile eventualitá "genererebbe forti squilibri e tensioni con i paesi dell’Unione danneggiando tutte le altre piazze finanziarie dei paesi europei" con il rischio di avviare una vera e propria guerra tra paesi e sistemi finanziari. E’ pertanto necessario che il futuro negoziato sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea "affronti anche le questioni dei comportamenti fiscali con un occhio sulle possibili conseguenze che potrebbero derivare da comportamenti eccessivamente aggressivi di competizione fiscale". Le trattative sulla Brexit si apriranno in seguito alla notifica della decisione inglese di uscire dall’Unione che, nelle intenzioni del primo ministro britannico - ricorda Assonime - avverrá entro il marzo del prossimo anno. Al momento, tuttavia, molti aspetti sono ancora incerti e si puo’ soltanto formulare qualche ipotesi sui possibili contenuti della posizione della Gran Bretagna e discutere, in questo contesto, quali sono gli interessi italiani. Brexit poco impattante, nel breve periodo, sull’interscambio con l’Ue Guardando alle statistiche commerciali l’impatto "statico" della Brexit non e’ valutato molto rilevante. Nei confronti dell’Unione, il Regno Unito e’ un importatore netto di beni (con cui ha un ampio disavanzo, quasi il 5% di GDP) ed un esportatore netto di servizi (con un avanzo di circa l’1% del GDP). A lungo termine gli effetti potrebbero essere piu’ sostanziali qualora l’uscita comportasse importanti fenomeni di diversione dei flussi di scambio e di investimento. Se, ad esempio, i produttori giapponesi di automobili spostassero i loro impianti in altre nazioni dell’Unione o se gli operatori finanziari che operano a Londra per le transazioni in euro con paesi continentali - in primis il clearing delle transazioni sui titoli in euro - abbandonassero la City. Per Assonime la Brexit é una questione di norme da negoziare Il negoziato per l’uscita vera e propria della Gran Bretagna "non pone difficili questioni di principio". Si tratta di regolare l’interruzione dei flussi di pagamento tra il bilancio UE ed il Regno Unito, la divisione delle proprieta’ comuni ed il ricollocamento delle due istituzioni europee con sede a Londra (l’EBA e l’EMA). Un problema specifico riguarda gli effetti sul bilancio dell’Unione visto che attualmente la Gran Bretagna mantiene una posizione netta creditoria per circa 7 miliardi l’anno. La sua uscita, assumendo un mantenimento delle spese al livello attuale, dovrebbe pertanto essere compensata da ulteriori contributi degli altri paesi creditori. Brexit, Londra vuole libertá per le sue banche ma nessuna libera circolazione delle persone "Il carico aggiuntivo - sottolinea Assonime - non sarebbe enorme ma neppure trascurabile, soprattutto per Francia e Germania". Per l’Italia e’ stato stimato in circa 800 milioni di euro l’anno. I maggiori problemi comunque - fa presente il documento - riguarderanno le discussioni per definire le nuove relazioni commerciali e d’investimento tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Due "aspetti critici" saranno al centro del negoziato: il libero movimento delle persone e l’applicazione della regolamentazione europea nel Regno Unito. Quest’ultimo "potra’ cercare di negoziare il pieno accesso per alcuni settori (per esempio, quello dei servizi finanziari)" ma "il mantenimento del passaporto europeo per i servizi finanziari non e’ separabile dalla libera circolazione di merci, capitali, servizi e persone" che rappresenta uno dei capisaldi su cui e’ stata costruita l’Unione Europea. Nel futuro negoziato l’Italia potrebbe svolgere un ruolo utile ma ci saranno "limiti stringenti alla sua flessibilita’". La preoccupazione principale sara’ che la Brexit non abbia impatto sulle questioni intra-UE ed intra-Eurozona. In altri termini la priorita’ sara’ quella di "preservare l’integrita’ dei principi base che governano l’UE (incluso il bilancio) e la possibilita’ di completare la costruzione dell’Eurozona".