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 2017  gennaio 20 Venerdì calendario

SIR PAUL MCCARTNEY BATTE CASSA: «RIVOGLIO I DIRITTI SUI BRANI DEI BEATLES»

Non gli mancano certo i soldini per il pane: il patrimonio personale di Paul McCartney sfiora il miliardo di euro, facendo di lui il musicista più ricco del mondo. E però, quando deteneva i diritti sulle sue composizioni dei Beatles, fu calcolato che ogni giorno incassava più della British Airways, e senza muovere un dito. Gli bastava aspettare il rendiconto di cosucce come Yesterday, che con 2.200 versioni di altri interpreti ogni secondo veniva suonata in qualche emittente nel mondo.

Ma dal 1985 Macca non smette di rodersi il fegato per la propria dabbenaggine: da buon amico di Michael Jackson, con il quale aveva duettato nei dischi un paio di volte, era stato proprio lui a dare a Jacko quel dannato consiglio: “Perché non investi nell’editoria musicale?”. L’altro aveva colto la palla al balzo, e per 47,5 milioni di dollari si era assicurato il catalogo dei Beatles, che ha poi gestito, assieme agli eredi, all’interno della ATV, la divisione della Sony che custodisce preziosissimi tesori di royalties: non solo dei Fab Four (acquisiti interamente nel marzo scorso dalla multinazionale giapponese) ma anche, per dirne una, tutta l’epopea della Motown.

McCartney non è mai riuscito ad andare oltre l’affronto subito da Jackson: al momento della morte di quest’ultimo, nel 2009, lo avevano descritto come “devastato” (ma provò a smentire) non tanto dalla perdita dell’ex sodale, quanto dall’evidenza di un testamento dove i diritti non gli venivano restituiti.

Così oggi Paul è tornato alla carica, anche se i suoi affondi legali, finora infruttuosi, datano dal 2008: e si è rivolto a una Corte distrettuale di New York per fare causa alla Sony/ATV, chiedendo una “sentenza dichiarativa” per far certificare il ritorno in suo possesso, a partire dall’autunno 2018, dei diritti su più di 200 canzoni dei Beatles. Ha giocato d’anticipo, contando sull’efficacia globale del “Copyright Act”, la legge americana del 1976 che prevede il ritorno nelle mani degli autori – entro 56 anni – di tutti i brani depositati prima del 1978 (per quelli successivi bastano 35 anni).

Il calcolo è presto fatto: i primi pezzi targati Lennon-McCartney sono del 1962, a partire da Love Me Do. Nell’ottobre 2018 saranno dunque trascorsi 56 anni, e da allora il calendario tornerebbe ad essere complice al Nostro, che vedrebbe conclusa l’operazione nel 2026, con il rientro dei gioielli della fase finale dei Beatles. Ma il percorso rischia di rivelarsi ancora una volta accidentato: la giurisprudenza non offre certezze sulla validità del “Copyright Act” per diritti registrati fuori dagli Usa. E il precedente dei Duran Duran, che hanno sbattuto il muso con un ricorso contro la stessa Sony perché le loro edizioni originarie erano state rilasciate in Inghilterra, non induce a un pieno ottimismo. Dal canto suo, il potentato nipponico si è detto “dispiaciuto” dal tentativo di abbordaggio, che ha definito “non necessario e prematuro”, aggiungendo che “Sony/ATV ha il più alto rispetto per Sir Paul McCartney con il quale ha intrattenuto un lungo, amichevole e per entrambi fruttuoso rapporto, segnato sempre dal profondo rispetto per il ricco catalogo di canzoni firmate Lennon e McCartney. Abbiamo collaborato da vicino per decenni sia con Sir Paul sia con i curatori del patrimonio di Lennon per proteggere, preservare e promuovere il valore di lungo termine del catalogo”.
Piccolo particolare: in caso di trionfo, Macca dovrà tornare a dividere i proventi con gli eredi di John. Gira e rigira, rispunta sempre Yoko.