VARIE 20/1/2017, 20 gennaio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - VALANGA E TERREMOTO LASTAMPA.IT Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì
APPUNTI PER GAZZETTA - VALANGA E TERREMOTO LASTAMPA.IT Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Trasportati in ospedale a Pescara, Adriana Vranceau e Gianfilippo Parete, moglie e figlio di Giampiero Parete, il sopravvissuto che ha dato l’allarme e che li ha già riabbracciati fra le lacrime. Sono stati loro i primi due a essere tirati fuori dai soccorritori. Salva anche la figlia Ludovica: i vigili del fuoco hanno annunciato con un tweet di avere recuperato lei e gli altri due bambini che risultavano fra i dispersi, Samuele Di Michelangelo e Edoardo Di Carlo. Intanto sono state stato identificate le due vittime accertate del disastro: Alessandro Giancaterino, fratello dell’ex sindaco di Farindola, capo cameriere del resort, e Gabriele D’Angelo, cameriere. -“Un boato ed è crollato tutto. Lì sotto ci sono i miei figli” Estratti vivi madre e figlio dall’hotel «È stato bellissimo il momento in cui li abbiamo trovati. Erano contentissimi e ci hanno abbracciato». Così il vice brigadiere della Finanza, Marco Bini, ha raccontato l’emozione del primo contatto con i superstiti tirati fuori. Le ricerche procedono con la speranza di individuare ancora qualcuno, con l’aiuto dei cani, ma in condizioni estreme, per il timore di crolli o di nuove slavine: «Speranza ne abbiamo sempre avuta - ha detto Titti Postiglione, direttrice dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile - è la speranza che però in ogni attività di soccorso si affievolisce man mano che passa il tempo». LEGGI ANCHE: - “Erano pronti ad andarsene, aspettavano lo spazzaneve” Un buco nella neve, strada verso superstiti Un buco profondo nella massa di neve, a monte dell’area piscina e Spa che è l’unica zona dell’albergo non sepolta completamente dalla valanga. Una sorta di tombino aperto nel ghiaccio è la «strada» che porta i soccorritori verso i superstiti dell’hotel Rigopiano, e che tuttora è la via seguita per portarli fuori, come hanno testimoniato le immagini del piccolo Parete abbracciato dai vigili del fuoco. È stata individuata non a caso, hanno spiegato i soccorritori, ma studiando le mappe dell’hotel e cercando di capire, anche in base alle indicazioni di chi conosceva bene il resort, dove sarebbero potuti essere riuniti il maggior numero di clienti e di personale. Una scelta «soggettiva» che si è aggiunta all’utilizzo dei cani da valanga e degli altri strumenti tecnologici di indagine. L’attività di ricerca procede senza sosta: i soccorritori stanno operando in una situazione particolarmente delicata per estrarre le persone individuate, evitando che le travi dei solai che hanno retto lo schianto della valanga possano ora cedere: dunque si lavora con estrema cautela. In prima fila stanno operando i vigili del fuoco, conducendo un’azione con personale esperto e specifici mezzi. Questi i nomi delle persone di cui non si hanno notizie Il proprietario Roberto Del Rosso e i suoi dipendenti Emanuele Bonifazi (31 anni), Ilaria Di Biase (22), Alessandro Riccetti (33). Gli ospiti registrati in questura Domenico Di Michelangelo (41 anni), sua moglie Marina Serraiocco (37 anni); Marco Tanda (25 anni) e la fidanzata Jessica Tinari; Luciano Caporale (54 anni) e sua moglie Silvana Angelucci (46 anni); la figlia Giampiero Parete (uno dei due superstiti), Ludovica di 6 anni; Stefano Faniello (28 anni) e la fidanzata Francesca Bronzi, 25; Gianpaolo Matrone (33 anni); Valentina Cicioni (32 anni); Tobia Foresta (60 anni); Bianca Iudicone (50 anni); Vincenzo Forti (25 anni); Giorgia Galassi (22 anni); Piero Di Pietro (53 anni); Rosa Barbara Nobilio (51 anni); Sebastiano Di Carlo (49 anni); Nadia Acconciamessa (47 anni). I fidanzati Marco Vagnarelli e Paola Tomassini che non figurano nell’elenco. LEGGI ANCHE: - Coppie, famiglie e bimbi. Le storie di sepolti vivi dalla slavina LA SLAVINA CHE HA TRAVOLTO L’HOTEL È stata una slavina devastante, che ha pressoché sepolto gran parte della struttura, facendosi anche strada all’interno dei vari ambienti che la costituivano, e poi spazzato via quello che trovava sulla sua strada, così come aveva già fatto con un fronte ampio di alberi che era a monte dell’albergo. La slavina non sarebbe sotto controllo. STAMPA.IT DI IERI Sopravvissuti per miracolo a una valanga disastrosa, quando li hanno recuperati, all’alba, Giampiero Parete e Fabio Salzetta, erano ormai semiassiderati e rassegnati al peggio. Avevano vissuto la catastrofe sulla loro pelle. Uno, cuoco di hotel, era uscito un attimo prima che la slavina si abbattesse su di loro. «Mia moglie aveva mal di testa e aveva bisogno di una medicina che era in macchina. Allora sono uscito dall’albergo e sono andato in auto. Mentre tornavo verso l’hotel ho sentito rumori e scricchiolii, e ho visto la montagna cadere addosso all’edificio». L’altro, manutentore di caldaie, era nel locale tecnico, un cubo di cemento armato che gli ha fatto da scudo. Quando il boato della slavina è cessato, e i due sono usciti alla luce, in un panorama lunare, fatto di detriti, tronchi d’albero, massi, neve, pezzi di costruzione, si sono guardati allucinati tutt’intorno. E hanno sentito il silenzio della morte. LEGGI ANCHE - Coppie, famiglie e bimbi. I sepolti vivi dalla slavina che ha travolto l’hotel Rigopiano Era quasi buio. Il cuoco ha provato a chiamare moglie e figli. «Ho provato a entrare dentro. Lì ci sono i miei figli. Ma ho rischiato di rimanere intrappolato, allora mi sono aggrappato ad un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina». Si è attaccato al telefono ed riuscito a parlare con il suo datore di lavoro, Quintino Marcella, che poi ha raccontato: «Ho ricevuto la chiamata di Giampiero alle 17.40. Mi chiedeva aiuto disperatamente. Diceva: è caduto l’albergo». LEGGI ANCHE - Trappola mortale nell’hotel spazzato via Una beffa atroce. La famiglia Parete aveva deciso di passare qualche giorno di vacanza al Rigopiano perchè, racconta la zia, «la piccola Ludovica voleva vedere la neve, così erano andati qualche giorno in montagna in un posto bellissimo. Ora non possiamo fare altro che aspettare e credere nel Signore». Il dolore è così intenso, che Giampiero si è chiuso in se stesso. «Non ci ha chiesto nulla della moglie e dei figli - racconta il direttore del reparto di Rianimazione, Tullio Spina - per una sorta di rifiuto e di difesa. Benché vigile, consapevole di dove si trova e di cosa sia successo, preferisce non sapere e non avere conferme». Tipica sindrome post traumatica da stress. «Solitamente, a questo punto - dice anche Moreno Di Pietrantonio, dirigente psicologo e psicoterapeuta dell’ospedale - si applica la tecnica EMDR ovvero la desensibilizzazione e la riprogrammazione dei movimenti oculari. Un approccio che punta all’equilibrio tra i due emisferi del cervello, destro e sinistro, dunque quello delle emozioni e della logica». L’obiettivo è far perdere ai ricordi disturbanti la loro carica negativa. Prossime mosse? «Sicuramente nel giro di 24 ore sposteremo il paziente in un’area diversa - conclude Spina - per essere pronti ad accogliere altre urgenze». LEGGI ANCHE - Mercalli: “Una nevicata eccezionale a cui dovremo abituarci” Come siano andate le cose nella sera di mercoledì, intanto, ormai si sa. Il signor Marcella ha provato ad attivare i soccorsi, ma in prefettura non gli hanno creduto. Di fronte alle rovine dell’hotel, i due reduci si erano rifugiati in macchina. Giampiero ha fatto in tempo a sfogarsi con Marcella, raccontando che lui e gli altri ospiti dell’albergo volevano scappare. Avevano preparato le valigie e si erano piazzati nella hall. Lo splendido isolamento dell’albergo Rigopiano si stava trasformando in un incubo: scosse di terremoto al mattino, poi neve copiosa. Uno spazzaneve sarebbe dovuto arrivare alle 15, ma è arrivata prima la slavina. REPUBBLICA.IT A due giorni dalla valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano di Farindola, sono dieci i sopravvissuti. Gli uomini del soccorso li hanno individuati nella zona delle cucine sotto un solaio. In serata i vigili del fuoco hanno estratto vivi tre bambini, che si aggiungono alla moglie e al figlio di Giampiero Parete, il primo superstite della slavina. Tra i bambini estratti c’è la figlia di Parete, Ludovica. La madre, Adriana, aveva detto ai soccorritori: "Andate da mia figlia è nella stanza accanto". La donna e il piccolo Gianfilippo sono stati portati all’ospedale di Pescara, dove hanno potuto riabbracciare Giampiero e qui presto arriverà anche Ludovica. Tra i superstiti anche Sebastiano Di Carlo, la moglie Nadia e il figlio Edoardo di dieci anni di Loreto Aprutino (Pescara). "Appena ci hanno visto erano felicissimi e non sono riuscite a parlare. Dagli occhi si capiva che erano sconvolti positivamente per averci visto", ha raccontato il vice brigadiere del soccorso alpino della Guardia di finanza Marco Bini. Secondo i medici l’abbigliamento pesante e l’essere in ambienti chiusi sono condizioni che hanno permesso ai sopravvissuti di non raffreddarsi troppo e di resistere per due giorni. Durante la conferenza stampa dei sanitari i familiari dei dispersi, evidentemente sconvolti da questa tragedia, hanno contestato urlando: "Siamo rimasti 50 ore senza informazioni, vergogna!" I soccorritori sono in contatto con le persone ancora sotto le macerie. "Con le persone ancora da recuperare - spiega Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco - siamo in contatto vocale. Sono all’interno di un vano, non facile da raggiungere". Il gruppo si trova nella zona ricreativa dell’albergo, dove c’erano il bar e la sala biliardo. I vigili del fuoco stanno utilizzando delle sofisticate strumentazioni in grado di localizzare i cellulari dei dispersi con un elevato livello di precisione. Valanga su hotel, il salvataggio di mamma e figlio Navigazione per la galleria fotografica 1 di 14 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow () () Il primo contatto con il gruppo dei superstiti c’è stato poco dopo le 11, grazie ai cani che li hanno individuati. Dall’esterno, infatti, non si sentivano voci: la struttura li ha protetti ma non permette di comunicare con l’esterno, anche a causa della neve che assorbe i suoni. "E’ stato bellissimo, non credevano ai loro occhi e ci abbracciavano", ha raccontato il soccorritore che però avverte: "Più di tanto non si può andare avanti perché c’è il rischio che parti della struttura possano crollare". E con l’aumento delle temperature "aumenta il rischio di nuove slavine, un rischio particolarmente elevato nell’area - ha spiegato Bini - dietro l’albergo che rimane molto pericolosa". Valanga su hotel, estratti vivi mamma e figlio: il momento del salvataggio Condividi Ad aiutare i soccorritori nelle ricerche c’è un manutentore dell’albergo, Fabio Salzetta, anche lui sopravvissuto. Sta indirizzando i vigili del fuoco nelle aree dell’hotel dove si trovavano i clienti prima della slavina, per accelerare le operazioni di soccorso. Forse in salvo la famiglia di Osimo. Potrebbero essere salvi tre dei dispersi marchigiani: Domenico Di Michelangelo, 41 anni, di Chieti, poliziotto in servizio a Osimo, in provincia di Ancona, la moglie Marina Serraiocco, 37 anni, di Popoli, e il loro bambino di 7 anni. Lo conferma il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni, che cita fonti "dei familiari e delle forze di polizia" ma è da confermare ufficialmente. "Questo recupero di superstiti ci regala ulteriori speranze", ha detto Titti Postiglione, responsabile emergenze della Protezione civile durante il punto stampa a Rieti. "Saremo tranquilli quando questi saranno tutti adeguatamente assistiti come le prime persone già soccorse", ha spiegato Postiglione. "Poi capiremo se si tratta di un episodio isolato o di una serie di episodi, e questo guiderà le operazioni di soccorso. Speranze le abbiamo sempre avute, anche se in questo tipo di operazioni si affievoliscono via via che passa il tempo". In Diretta vedi altri Da ieri si scava nell’ammasso di neve e detriti che era l’hotel Rigopiano di Farindola, in una corsa contro il tempo per salvare i superstiti. C’è stata una tregua nelle nevicate ma le temperature salite al di sopra dello zero hanno provocato un appesantimento della neve rendendo più difficoltose le operazioni. Al momento solo tre corpi senza vita sono stati estratti. Sono state identificate le due vittime: Alessandro Giancaterino e Gabriele D’Angelo, entrambi camerieri dell’hotel. Resta ancora incerto il numero di dispersi tra dipendenti e clienti. "Mai visto nulla del genere". "Qui uniamo due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre e una catastrofe naturale come un mini terremoto. Non ho mai visto nulla del genere", ha detto il portavoce del Soccorso alpino Walter Milan. Poi spiega la situazione in quota: "Al lavoro ci sono oltre sessanta persone tra i vari enti. Arriveranno nuovi mezzi e con gli elicotteri porteremo le squadre. Via via arriveranno dei mezzi meccanici che devono lavorare insieme con gli uomini, prima si fa un’ispezione nella neve e poi si toglie tutto". La distruzione dell’hotel. E’ stata una valanga devastante, che ha sepolto gran parte della struttura, facendosi anche strada all’interno dei vari ambienti e poi spazzato via quello che trovava sulla sua strada, così come aveva già fatto con un fronte ampio di alberi che era a monte dell’albergo. Anzi, quell’ammasso di tronchi è stato il di più che ha portato distruzione perché l’onda d’urto è stata ancor più forte. Un evento killer innescato probabilmente dalle 4 scosse sismiche di magnitudo tra 5,1 e 5,4 della giornata di mercoledì con epicentro l’area dell’Aquilano ma fortemente avvertite in questo versante della regione abruzzese dove il rischio valanghe era già classificato 4 (su una scala di 5) a causa dei grandi apporti di neve per diversi giorni di seguito. Una valanga che ha inoltre provocato una sorta di ’traslazione’ dell’edificio, vale a dire lo ha spostato di una decina di metri in avanti e non è escluso che alcuni dei dispersi siano stati travolti e trascinati fuori dal perimetro dell’edificio. Perciò le ricerche riguardano anche la zona esterna all’hotel, cioè il fronte in pendenza della valanga nevosa. Soccorsi ai limiti del possibile. "Uso un’espressione un po’ impropria: al Rigopiano vi è stata un’implosione verso l’interno - ha spiegato ieri il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio - L’intervento all’hotel Rigopiano è ai limiti del possibile - ha aggiunto evidenziando anche la precaria sicurezza in cui operano i soccorritori - Abbiamo parlato con tutti gli operatori sul territorio e l’idea è supportare chi sta lavorando sul posto. E’ uno scenario critico". L’attesa dei famigliari. È nel paese di Penne, in provincia di Pescara, che si consuma intanto l’angoscia dei familiari di ospiti e dipendenti dell’hotel Rigopiano. Atmosfera di tensione all’ospedale dove, in un’ala della struttura, aspettano aggiornamenti. Con loro ci sono i volontari dell’associazione onlus ’Psicologi per i popoli’ per portare assistenza a persone, famiglie, gruppi e comunità colpite da calamità, disastri, gravi incidenti, così come per la scomparsa improvvisa di familiari. Indagini. Sulla vicenda il pm di Pescara Andrea Papalia ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Già nella giornata di ieri gli investigatori hanno ascoltato come testimone Giampiero Parete. Molto probabilmente, non appena le operazioni di ricerca delle persone sarà completata, la struttura sarà posta sotto sequestro. Si cerca di capire tante cose, a cominciare dalla scelta di localizzare l’albergo in quel punto, che in tanti in queste ore hanno definito "completamente esposto". I carabinieri forestali di Pescara sono in Provincia per acquisire tutte le carte relative ai piani di emergenza e soccorso dell’area Vestina, da Penne verso la montagna, predisposte e attuate dalla Provincia. Movimenti, organizzazione di spalaneve, turbine, richieste di soccorso e quanto riguarda la viabilità di quella zona. Il tutto è alla luce degli allerta meteo e valanghe che hanno interessato nei giorni scorsi l’intera regione Abruzzo. Le acquisizioni servono per fare chiarezza sull’operato del settore, precedentemente all’istituzione del Coc di Penne e successivamente alla collaborazione con questo. Il magistrato. "Il nostro dovere è fornire una ricostruzione che sia più accurata possibile: anche qualora non si arrivasse ad un processo penale, per il debito che abbiamo verso la collettività, il nostro dovere è quello di fornire risposte", ha detto il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, che insieme al pm Papalia coordina l’inchiesta. "Ci si deve chiedere se quelle persone dovevano essere lì quando è avvenuta la valanga? Quell’albergo, in quel dato momento storico, doveva essere aperto? Quella struttura poteva stare lì? Se le persone ad un certo punto volevano andare via, cosa ha impedito che ciò avvenisse? E più in generale: quanto avvenuto, è stato determinato da condotte umane riprovevoli, di tipo omissivo, imprudente o imperito?". Poi c’è la questione dei ritardi nei soccorsi: "E’ un tema rilevante, che approfondiremo, ma il fatto di porsi delle domande non implica di per sé un giudizio". CORRIERE.IT Hanno resistito per più di 40 ore sotto le macerie dell’hotel Rigopiano a Farindola (Pescara), travolto da una slavina. Poi il primo contatto con i soccorritori e il lavoro frenetico per portarli in salvo: sono una decina i sopravvissuti del resort. Sei persone sono state trovate venerdì mattina, un altro gruppo di superstiti è stato individuato nel pomeriggio. Poco prima delle 18.30, mentre calava il buio e si alzava la nebbia, sono stati estratti vivi tre bambini. I superstiti La speranza si è riaccesa alle 11 di venerdì mattina quando sono stati individuati i primi sei superstiti: tre adulti e tre bambini. Il primo ad essere liberato dalle macerie dell’hotel è stato il piccolo Edoardo. Era in vacanza con la famiglia, originaria di Loreto Aprutino (Pescara). La conferma arriva dalla zia, consigliere comunale a Pescara. Dopo di lui sono stati salvati Adriana Parete (moglie del cuoco Giampiero, che per primo ha dato l’allarme) e due i figli della coppia. Salvi anche il poliziotto di Osimo Domenico Di Michelangelo, la moglie Marina e il loro bambino di sei anni. Raggiunta una settima persona: farebbe parte di un altro gruppo di superstiti individuati dai cani nel pomeriggio di venerdì. Tra loro anche una donna con due bambini: i soccorritori sono in contatto con loro, riescono a comunicare ma non sono ancora stati estratti dalle macerie sepolte dalla neve. shadow carousel Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull’hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco Slavina sull?hotel Rigopiano, il salvataggio dei superstiti e la gioia dei Vigili del fuoco PrevNext In salvo nel locale cucina Il primo gruppo di sopravvissuti aveva trovato rifugio tra il bar e la sala biliardo, secondo quando ha raccontato il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Secondo le prime testimonianze sono stati trovati grazie al fumo che usciva dal solaio della zona cucina: non è chiaro se proveniente da un fuoco acceso per scaldarsi o da un principio di incendio. Hotel travolto da slavina, i superstiti del Rigopiano Hotel travolto da slavina, i superstiti del Rigopiano Hotel travolto da slavina, i superstiti del Rigopiano Hotel travolto da slavina, i superstiti del Rigopiano PrevNext Adriana Parete, la moglie del cuoco, e i due figli Le vittime accertate A quasi due giorni dalla valanga iniziano a essere diffusi i nomi delle prime vittime accertate: si tratta di Alessandro Giancaterino, capo cameriere del resort, e di Gabriele D’Angelo, cameriere. Hotel travolto da slavina, chi sono i dispersi della tragedia del Rigopiano Hotel travolto da slavina, chi sono i dispersi della tragedia del Rigopiano Hotel travolto da slavina, chi sono i dispersi della tragedia del Rigopiano Hotel travolto da slavina, chi sono i dispersi della tragedia del Rigopiano PrevNext La coppia di Ascoli shadow carousel Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. Difficili i soccorsi Farindola, slavina travolge hotel Rigopiano: ci sono dispersi. 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Difficili i soccorsi PrevNext Le indagini I carabinieri forestali di Pescara sono in Provincia per acquisire tutti i documenti che possono interessare le indagini della Procura in merito alla tragedia . Si tratta dell’acquisizione di tutte le carte relative ai piani di emergenza e soccorso dell’area Vestina, da Penne verso la montagna, predisposte e attuate dalla Provincia. Richieste, movimenti, organizzazione di spalaneve, turbine, richieste di soccorso e quanto riguarda la viabilità di quella zona. GIUSI FASANO DALLA NOSTRA INVIATA CORRIERE DI STAMATTINA PENNE (Pescara) «Siamo arrivati su più o meno alle tre del mattino, si sentiva soltanto il rumore del generatore e quello del vento. Nient’altro. Abbiamo provato a chiamare, chiamare ma non ha risposto nessuno. E allora siamo rimasti in silenzio per qualche minuto per cercare di cogliere anche il più piccolo segnale dall’interno. Il risultato però è stato lo stesso. Solo il generatore e il vento». Il maresciallo capo Lorenzo Gagliardi ha 48 anni e dal 2008 comanda la stazione del soccorso alpino della guardia di finanza di Roccaraso, provincia dell’Aquila. È uno dei soccorritori che per primi, con gli sci da alpinismo ai piedi, hanno raggiunto l’hotel Gran Sasso Rigopiano, 1.200 metri di quota, diversi gradi sotto zero. Ore di fatica massacrante ad avanzare fra dune altissime di neve e poi un punto illuminato in mezzo al buio. Quella luce in lontananza autorizzava a sperare. «Sì, in effetti... Quando l’ho vista ho pensato: magari qualcuno ha trovato riparo proprio lì dov’è accesa, forse sono riusciti ad avere un po’ di calore. E invece quello era il vano caldaia e dentro non c’era nessuno. Evidentemente quando la valanga ha tagliato la corrente elettrica è scattato il generatore e per quello le luci erano accese». Quanto ci avete messo a raggiungere l’hotel? «Più o meno tre ore nella parte fatta con gli sci ai piedi. Eravamo rimasti bloccati a sette chilometri dall’hotel con la colonna mobile dei soccorsi perché la turbina che doveva aprire la strada ha trovato degli ostacoli, e comunque andava lentissima per la troppa neve. Quindi siamo andati avanti senza mezzi, eravamo una dozzina fra noi e i ragazzi del soccorso alpino civile». Tre ore faticosissime. «Siamo gente allenata. Quando hai un obiettivo ti guida l’adrenalina, la fatica è niente, non la senti. Il nostro obiettivo era arrivare il più presto possibile per cercare di salvare vite umane, quindi contava soltanto quello. Nel nostro lavoro salvare una vita è gratificante, è il massimo». Com’è stato il percorso fra il blocco della colonna mobile e l’hotel? «Dovevamo stare molto attenti a eventuali nuove slavine, dovevamo aggirare alberi caduti, c’era una bufera di neve fortissima. Insomma: era una situazione rischiosa ma non c’era una soluzione b». Purtroppo non è servito a salvare nessuna vita umana. «Purtroppo no, almeno non fino a poco fa (le 19 di ieri, ndr ). Quello che abbiamo potuto fare è stato mettere in salvo i due superstiti che avevano dato l’allarme». Sono un cuoco in vacanza con la famiglia e un manutentore dell’albergo. Dov’erano? «Li abbiamo trovati accanto all’hotel. Uno di loro era uscito a prendere delle medicine dalla sua auto e si è salvato per quello, l’altro ci ha raccontato invece che è stato travolto dalla valanga ma è riuscito a scavare un buco e a uscire». In che condizioni erano? «Non avevano ferite evidenti, ma avevano preso moltissimo freddo. Erano scioccati, preoccupatissimi. Il signore delle medicine era disperato, ripeteva che dentro c’era sua moglie, parlava di figli. Si gelava, quell’uomo affondava nella neve. Ho cercato di dargli un po’ di coraggio, per quel che ho potuto. Gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto: non puoi rimanere qui ancora al freddo, devi andare via, ti prometto che te la portiamo giù, la tua famiglia. L’ho visto così sgomento... L’altro signore, il dipendente dell’hotel, aveva sotto la valanga una sorella, credo. Lui è stato prezioso perché ci ha aiutato a capire com’era la struttura e dov’erano gli ospiti quando è successo tutto. Se il tempo è poco indicazioni come questa possono salvare la vita». Cos’è rimasto del Rigopiano? «Purtroppo non molto. L’hotel è in gran parte distrutto, crollato, specialmente nelle zone notte, nella hall, nella legnaia e negli spazi comuni ricreativi. Per entrare dove poi sono state recuperate le prime vittime abbiamo scavato un buco, una specie di tunnel verticale nella neve che in quel punto, cioè sopra il solaio della struttura crollata, era alta due-tre metri». Sono le sette del pomeriggio, lei non è ancora rientrato e finora il suo turno è durato 24 ore. «E che importa? In situazioni di emergenza pensi solo all’emergenza e vai avanti finché reggi. Certo, questo turno non si chiude come avrei voluto. Se avessi salvato qualcuno strappandolo alla neve e alle macerie sarebbe tutta un’altra storia...». Giusi Fasano ZUNINO REPUBBLICA DAL NOSTRO INVIATO RIGOPIANO (PESCARA). «C’è nessuno? ». Prova a chiamare il vuoto, il finanziere del soccorso alpino. Si è tolto gli sci leggeri dai piedi, ci ha fatto tratti in salita, tratti in discesa. Qui, montagna a milleedue, non ci sono impianti di risalita. La luce di metà mattina ora illumina a fatica quei picchi e quelle valli di ghiaccio e neve che sommergono l’Hotel Rigopiano. La struttura si è spostata, ed è crollata. «C’è nessuno? », alza la voce il soccorritore. Il finanziere a fianco, lui ancora con gli sci agganciati, tace. Spera. Però tace anche la vallata. La slavina scesa dal costone di roccia con pezzi del costone sembra aver sommerso tutto. Ha travolto, mercoledì, le cinque del pomeriggio, alberi e cavalli, poi le auto e la parte a monte del resort a quattro stelle. Ha la piscina, Rigopiano, ed era una delle più richieste aree benessere dell’Abruzzo. Centoquaranta euro a notte, sconti per doppie e famiglie, cinque suite, una nel bosco. A Capodanno c’è venuto il regista Giuseppe Tornatore, ma questo centro isolato sulla Catena del Gran Sasso era soprattutto un richiamo per le coppie della regione. La valanga — s’avvicinano i due finanzieri sciatori — ha schiacciato la grande cucina, travolto la sala biliardo dedicata a Gabriele D’Annunzio, sconvolto hall e reception. Stavano lì, vicini all’uscita, i ventiquattro ospiti, famiglie e quattro bambini. Ci sono anche loro tra i dispersi. E nella hall si erano radunati gli otto, nove dipendenti. Erano tutti pronti a lasciare l’albergo e le sue carezze dopo quattro giorni di bufera fuori. Da due ore aspettavano lo spazzaneve. Doveva pulire la provinciale 52 e poi la 72, la Vado di Sole che sale fino a qui. Ma non si vedeva, così ospiti e personale avevano iniziato a inviare whatsapp preoccupati: «Statti tranquilla che domani scendete», aveva detto Giorgia Nuovo alla parente ancora all’interno di “Rigopiano”. Lei, però, aveva paura: «Tranquilla con il terremoto intorno, oh». Già, alle 15.45 mercoledì scorso si era sentita l’ultima scossa: 4,3 l’intensità. L’allerta valanga era già quattro su uno spettro di cinque. La neve ammucchiata da quattro giorni — lo dicono i geologi — si era ammassata sul ciglio con un fronte di trecento metri. Sono le cinque del pomeriggio, mercoledì. S’annuncia con un boato, poi si distende a valle, duecento metri sotto. S’abbatte veloce, velocissima. La slavina. Giampiero Parete, 38 anni, cuoco in vacanza con la moglie e i due figli, Ludovica di 6 anni e Gianfilippo di 8, è appena fuori dal resort: era andato a cercare un analgesico in auto, la moglie aveva mal di testa. «Ho chiuso lo sportello e sono rientrato», racconterà. «Ho sentito strani scricchiolii e ho alzato gli occhi: la montagna è crollata addosso all’edificio. L’onda ha superato l’albergo ed è arrivata fino a me. Mi sono alzato, ho provato a rientrare, ma a ogni passo in avanti sprofondavo. Mi sono aggrappato a un ramo e sono riuscito a tornare indietro». Vicino all’automobile risparmiata c’era l’uomo delle manutenzione dell’hotel, Fabio Salzetta. Era stato protetto dal vano caldaia, poi è corso all’aperto. «Siamo entrati in auto insieme e abbiamo lanciato l’allarme. Dall’albergo non arrivava una voce, un rumore ». Parete, il cuoco, scrive un whatsapp al suo datore di lavoro, Quintino Marcella, docente alla scuola alberghiera, padrone del ristorante di Silvi Marina: «L’albergo sopra Farindola non c’è più, è sepolto». Sono le 17,40: parte l’allarme, ma parte male. Al coordinamento della Prefettura di Pescara non credono alla tragedia: «Abbiamo telefonato all’hotel due ore fa e tutto era tranquillo». Il cuoco sotto la neve ha moglie e figli, Salzetta la sorella Linda. I funzionari locali di Protezione civile trovano Giampiero Parete «confuso, strano». È solo terrorizzato. I soccorsi non si muovono fino a quando il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, scrive un post su Facebook: «Purtroppo è accaduta una terribile tragedia: sembrerebbe ci siano delle vittime, ma è tutto da confermare». Solo alle otto di sera la macchina dell’emergenza si dirige, dall’Aquila, da Pescara, verso la montagna del Gran Sasso. C’è una tormenta di neve in corso, la turbina sale macinando seicento metri l’ora, tutto il convoglio è dietro. Gli elicotteri non possono levarsi e con il buio si teme di far uscire anche gli sciatori. È notte profonda quando uno dei clienti lancia l’ultimo sos con il cellulare: «Aiuto aiuto, stiamo morendo di freddo». Là sotto ci sono tra le trenta e le trentacinque persone. Ventiquattro gli ospiti. Ai fidanzati Stefano Feniello, 27 anni, e Francesca Bronzi, 25, i rispettivi padri avevano regalato una vacanza in sauna. I pizzaioli di Penne erano venuti qui con il figlio. Sotto la neve ci sono anche i dipendenti, ragazzi e ragazze di queste valli. Molti assunti a tempo indeterminato, alcuni stagionali. Non si hanno notizie di Marinella l’addetta della spa per il benessere, di Emanuele che sta alla reception, di Ilaria e Luana le aiuto chef. È disperso Alessandro, già padre di famiglia, così il capo della cucina Carlo Cortellini. Martina Rossi, cameriera, racconta: «Io sono riuscita a scendere dall’albergo due giorni fa, ma tutti erano pronti a venire via. Quattro giorni di neve così non si era mai vista, sono rimasti in trappola». Solo alle quattro e mezza di ieri mattina i finanzieri trovano e salvano i due sopravvissuti in auto, principio di congelamento per il cuoco. Ci vorranno ancora sei ore e la luce naturale per mostrare i resti dell’albergo: secondo e terzo piano sono seduti sul primo, attorno materassi lanciati a cinquecento metri di distanza. Il “Rigopiano” è un gioiello distrutto. Ha resistito la zona benessere, al piano interrato. Ed è lì che si appende la speranza che la slavina non abbia fatto una strage, che qualcuno sia sceso sotto, che la neve non abbia invaso l’area più ricercata. Le prime ricostruzioni dei carabinieri, fatti salire dalla procura di Pescara, fanno pensare presto e purtroppo che il gruppo si fosse raccolto nella hall, fosse in procinto di lasciare un albergo assediato dalla neve. All’ora di pranzo i vigili del fuoco dell’Usar si calano dagli elicotteri. Sotto il manto viene recuperato il primo corpo. A tarda sera saranno quattro. I soccorritori tolgono la neve con le mani e piccole pale, i mezzi di soccorso — visto che altre slavine hanno invaso la provinciale e la turbina spazzaneve è rimasta quattro ore senza gasolio — arrivano solo a metà pomeriggio. Venti ore dopo la valanga. Soccorso alpino, pompieri, rianimatori: «C’è nessuno?». Centotrenta uomini schierati. E i cani, finalmente disponibili, non annusano nulla. No, nessuno risponde fino a sera quando in montagna salgono le squadre dotate di luce autonoma. Il silenzio accompagna anche la seconda notte, i vigili del fuoco saliti con un “bruco” che si è capottato ora commentano: «L’area di perlustrazione è larga, dobbiamo cercare corpi molto lontani o schiacciati da una soletta di cemento armato appesantita dalla neve. Le ricerche arrivano dopo un terremoto e una valanga esplosi insieme, non esiste situazione più difficile. Impiegheremo giorni». Il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, però, non vuole credere al lutto collettivo: «La speranza è il motore dei soccorsi», dice, «senza la speranza i soccorritori non lancerebbero il cuore oltre l’ostacolo». IL MARESCIALLO GAGLIARDI SU REPUBBLICA NAZIONALE - 20 gennaio 2017 CERCA 8/9 di 48 20/1/2017 la tragedia del rigopiano Lorenzo Gagliardi guidava il gruppo di finanzieri che si è fatto largo con gli sci per raggiungere l’albergo. “Scavavo e mi dicevo: li tirerò fuori vivi” I soccorritori “Io, in quell’inferno per primo dopo una notte nella tempesta che rabbia non poter fare nulla” FABIO TONACCI DAL NOSTRO INVIATO PENNE ( PESCARA). Avrebbe pianto, se la bufera gliel’avesse permesso. «Ma le lacrime non uscivano, se le era prese tutte il freddo durante il tragitto». Il maresciallo Lorenzo Gagliardi è stato il primo a raggiungere l’hotel Rigopiano. È arrivato alle 4 di notte, con il suo gruppo di finanzieri alpinisti di Roccaraso. «Otto chilometri con gli sci». Si è trovato nel mezzo del niente. L’oscurità. Il fischio del vento. Una torcia sulla fronte che proiettava coni di luce sull’abisso. Ha fatto l’unica cosa che un uomo può fare, quando il destino gira così male. Scavare. «Scavavo con la pala, con le mani, con un ramo... la sonda ci aveva fatto capire che lì, sotto tre metri di neve, c’era qualcuno. E io nella mia testa ci parlavo, con quella persona. Arrivo, arrivo, resisti...ti riporto io a casa. Sei troppo forte, non puoi morire così, dai che arriviamo. E invece...». La frase interrotta del maresciallo Gagliardi la conclude la cronaca: quell’uomo con la giacca a vento è morto assiderato. Quando siete partiti? «Ci hanno allertato alle 19.30. Inizialmente dovevamo andare a Campotosto, dove c’era una slavina con una persona sotto, ma poi lì sono stati impiegati quelli dell’Aquila. Lungo la strada abbiamo trovato tutti i mezzi dei soccorritori bloccati dalla neve, dagli alberi caduti, dai detriti. Tra l’ultimo pezzo di strada libero e l’albergo Rigopiano c’erano 8 chilometri». Come siete riusciti ad arrivare fin là? «Con gli sci con la pelle di foca e il caschetto con la torcia, camminando lungo quella che era la strada e che ovviamente non si vedeva più. Siamo partiti a mezzanotte, nel pieno di una bufera terribile. Eravamo in dodici, tutti finanzieri» . E cosa è successo poi? «Abbiamo rischiato, perché sul percorso c’erano altre due slavine. Avanzavamo in colonna, a distanza di 20 metri l’uno dall’altro: in questo modo se fosse arrivata un’altra valanga non ci avrebbe travolto tutti. Facevamo i turni per stare a capo della fila: il primo infatti “batte la traccia” sulla neve fresca, fatica molto di più degli altri». Cosa vi siete portati dietro? «Attrezzatura da sci alpino: pala, sonda e l’Arva, l’apparecchio per la localizzazione». E cosa passa per la testa in momenti del genere? «Pensi solo che alla fine il tuo lavoro è proprio questo: essere lì a 4 gradi sotto zero nel mezzo della tempesta, perché ci sono persone in difficoltà che solo tu puoi aiutare. Con gli altri del gruppo ci facevamo coraggio, ci urlavamo: “Quanto manca?”, sperando che il capofila rispondesse “ci siamo!” ». Quando avete raggiunto l’hotel? «Alle 4... Non c’era quasi più niente dell’albergo, solo una collina bianca. L’unica parte accessibile era la zona fitness e la palestra. Ci siamo fatti largo tra gli attrezzi, ma non c’era nessuno. Abbiamo provato col vano ascensore: crollato anche quello. La neve era nelle stanze, come se un cannone l’avesse sparata a forza dentro. Chi conosce l’albergo mi ha detto che si è spostato di 20-30 metri. La slavina l’ha travolto dalla parte posteriore, dalla zona della cucina e delle camere. Sentivo un rumore monotono, un generatore si era azionato in modo automatico. C’era una luce nel vano caldaia. Gli unici due segni di una qualche presenza umana. Poi abbiamo visto quella macchina...». Quale macchina? «Era a 50 metri dall’hotel, in uno spiazzo, con il motore acceso. Era l’unica a non essere stata rovesciata dalla valanga. Dentro c’erano due uomini, Giampiero Parete e Fabio Salzetta, ancora vivi grazie all’impianto di riscaldamento dell’auto. Parete era sotto choc, provato, infreddolito... ci ha detto che dentro l’albergo c’era la sua famiglia». Cosa gli ha detto? «Gli ho promesso che gliele avrei riportate entrambe. Che lui poteva andare in ospedale, perché qui ci rimanevo io. Ho 48 anni e due figlie, so cosa significa. Gli ho fatto una promessa, da padre a padre». Salzetta come stava? «Tutto sommato bene. È stato con noi per quattro ore, ci ha indicato i punti della struttura dove cercare. Piantavamo le sonde, e poi scavavamo. Così, per tutta la notte, fino all’alba». Quando sono arrivati gli altri mezzi di soccorso? «Gli elicotteri la mattina presto, gli altri che erano lungo la strada sono arrivati intorno all’una. Non ci siamo fermati un attimo, ho avuto il tempo solo di bere un mezzo bicchiere di té». Le era mai capitata una situazione così grave? «Di valanghe ne ho fatte parecchie, sono nel gruppo alpini dal 2008. Ero nei soccorsi del terremoto all’Aquila, a Norcia, ad Amatrice. Ma qui è diverso, c’erano persone che erano al sicuro in un albergo, c’erano i bambini... E ho conosciuto quel padre disperato. Gli devo riportare la sua famiglia ». ©RIPRODUZIONE RISERVATA “Ho lavorato all’Aquila, a Norcia e ad Amatrice Ma qui la gente pensava di essere al sicuro” IL PROTAGONISTA Il maresciallo Lorenzo Gagliardi, 48 anni, è stato il primo a raggiungere l’hotel Rigopiano È arrivato alle 4 di notte, con il suo gruppo di finanzieri alpinisti di Roccaraso