il venerdì, 20 gennaio 2017
Barbie, Risiko, trenini. Il vecchio giocattolo è ancora un affare
MILANO. Amarcord? No, semplicemente affari. Come? Vestendo bambole, azionando trenini su piste fatte girare in cameretta, lanciando un dado sul cartoncino verde del Monopoli. Insomma è la rivincita del gioco tradizionale. Quello che non passa mai di moda e che si difende dal preponderante mercato della tecnologia. Insomma, nell’era dei videogiochi e della tecnologia applicata all’infanzia, resiste l’appeal per il giocattolo “antico”. Quella che è cambiata, invece, è l’età di chi ne subisce il fascino (e si diverte): i bambini che scelgono la tradizione hanno al massimo sei anni contro i 12 di un tempo. La fascia si è contratta ma in compenso, accanto ai figli, sono tornati a giocare anche i genitori. La fotografia del mondo ludico arriva dagli ultimi dati di NPD Retail Tracking Toys Italy secondo cui il mercato del giocattolo tradizionale è cresciuto del 5 per cento rispetto all’anno precedente. «Si tratta di una stima che copre tutto il 2016 fino al giorno di Natale ma che di sicuro non si discosta molto da quella prevista. La tendenza è comunque simile allo scorso anno», precisa Paolo Taverna, direttore di Assogiocattoli.
Cifre importanti se si considera che il mercato in Italia è di circa un miliardo e 800 mila euro (stima di Assogiocattoli sulla base dei dati NPD). A farla da padrone sono tre categorie: i giochi di primo apprendimento (17 per cento), le costruzioni (16 per cento) e le bambole (13 per cento). I leader del mercato, precisano da NPD, appartengono a tre famosissimi mondi: quello di Frozen (Disney), quello di Barbie (un ritorno dopo la crisi degli ultimi due anni) e quello di Star Wars. Tutti e tre insieme rappresentano il 10 per cento del mercato. «Anche la temporalità dello shopping per i giochi è imprevedibile. Come è accaduto la scorsa estate, quando abbiamo registrato un ottimo volume di affari. E imprevedibili sono anche i successi di alcuni prodotti e non di altri. Assistiamo ad esempio al tramonto dei peluche e dei puzzle, quest’ultimo ormai finito nel settore di nicchia. In compenso c’è stata la riscoperta delle automobiline che fanno acrobazie, le hotwheels. Dei giochi da tavola, da Trivial a Risiko, o di quelli in legno. E un grande rilancio lo fanno segnare anche le piste per macchine e trenini», aggiunge Taverna. Ma c’è un’altra novità: l’arrivo dei droni che hanno aiutato anche le relazioni tra papà e figli. «È il neo-modellismo. Molti bimbi lo sperimentano al parco gareggiando con i genitori». Chi c’è dietro tutto ciò? In Italia si contano 200 sedi di aziende del settore e una trentina che concentra la gran parte della produzione. «Se la Clementoni svetta per numero di operai e dipendenti, la Lego è potente nel marketing», conclude Taverna. Come se non bastasse: anche le richieste di personale proveniente dal settore sono in aumento. Giocare è proprio una cosa seria.