G.B. Olivero, La Gazzetta dello Sport 20/1/2017, 20 gennaio 2017
PIPPO INZAGHI: «JUVE, ATTENTA A SIMONE» – Il primo aprile 2000 Pippo e Simone Inzaghi si abbracciarono in mezzo allo stadio Delle Alpi di Torino: centravanti della Juve contro centravanti della Lazio
PIPPO INZAGHI: «JUVE, ATTENTA A SIMONE» – Il primo aprile 2000 Pippo e Simone Inzaghi si abbracciarono in mezzo allo stadio Delle Alpi di Torino: centravanti della Juve contro centravanti della Lazio. Vinse Simone 1-0 e quella partita aprì l’incredibile rimonta verso lo scudetto della squadra di Eriksson. In campo c’erano tanti futuri allenatori: Conte, Zidane, Simeone (autore del gol), Mihajlovic, Ferrara, Montero, Almeyda, Birindelli. E i fratelli Inzaghi, naturalmente. Il campo è sempre quello, le fredde tribune del Delle Alpi si sono trasformate nell’incandescente catino dello Stadium e domenica Simone proverà a fare un altro sgambetto alla Juve. Dopo la sconfitta di Firenze i bianconeri hanno bisogno di tenere a distanza gli inseguitori, ma la Lazio vuole superare l’esame di maturità: per completare la scalata manca il successo contro un top-club. Ogni giorno Pippo Inzaghi parla con il fratello al telefono: lui sa cosa ha in mente Simone. Non può raccontarcelo, ovvio, però può portarci dentro una sfida che per lui ha un sapore speciale. Pippo, che partita sarà? «Conoscendo Simone, va lì e se la gioca. Ed è la cosa giusta: tanto perdere in trasferta con la Juve è normale. Allo Stadium si parte sempre 1-0 sotto grazie all’ambiente fantastico. Allora ci vuole un miracolo, ma la Lazio può farlo. Finora ha disputato un campionato straordinario. Sarà una partita da godere». E’ vero che la Juve va in difficoltà se viene aggredita? «Fosse così semplice… Ha perso quattro volte fuori casa, ma poi ha sempre reagito bene. La Juve non avrà problemi a vincere lo scudetto perché ha molti campioni e grandi professionisti». Lei è rimasto legato alla società bianconera. «Ho un rapporto di amicizia con Andrea Agnelli, ci siamo sentiti per gli auguri di Natale. Andrea ha un grandissimo entusiasmo, la società programma bene ogni mossa ed è sempre in movimento come dimostra la presentazione del nuovo logo. So che Andrea spera di coronare il sogno della Champions, glielo auguro perché ha le potenzialità per vincere in Europa anche se non è facile. Poi alla Juve c’è anche Fabio Paratici, mio miglior amico d’infanzia: sta sempre dietro le quinte ma è un valore aggiunto fondamentale perché è un intenditore di calcio. La Juve è sempre avanti: con Rugani e Caldara stanno già lavorando alla sostituzione futura dei marziani della difesa che non sono più giovanissimi». Lei non ha mai segnato a Torino contro la Lazio. «Vero… Si vede che quando c’era in campo Simone chiudevo un occhio… Mi sono rifatto a Roma con un gol importante per lo scudetto del 1998. Juve-Lazio è stata per anni una rivalità accesa, vera, sentita: è bello che adesso sia di nuovo una grande sfida. Ed è anche merito dell’ottimo lavoro di mio fratello». L’anno scorso Simone si presentò allo Stadium in un momento particolare: lui era appena arrivato e la Juve volava, non ci fu partita. Questa volta sarà diverso? «Un po’ sì, anche se i bianconeri cercheranno il successo dopo aver perso a Firenze. Ma la Lazio potrà giocare tranquilla: non ha nulla da perdere e questo è un bel vantaggio». Un allenatore ex attaccante dà qualche consiglio particolare ai propri difensori quando devono controllare gente come Higuain e Dybala? «Magari attingi a qualcosa del tuo passato, ma da allenatore prepari tutta la squadra e non vai nello specifico del ruolo. Higuain è straordinario e con Dybala forma una coppia pazzesca, ma contro la Juve devi preoccuparti di troppe cose, non solo delle punte». Ha ancora la casa a Torino? «Certo, in piazza Castello. La affitto, spesso a calciatori. Lì ci ha vissuto Ibrahimovic, adesso c’è Acquah». Si aspettava una Lazio così in alto dopo 20 giornate? «Secondo me non ci credeva nessuno tranne Simone… Era una missione impossibile e lui l’ha resa possibile. Eravamo a Formentera in vacanza quando non era chiaro se Bielsa sarebbe arrivato alla Lazio e quindi dove sarebbe andato Simone. Vedevo la voglia di mio fratello, la sua determinazione nel rifiutare altre squadre e nell’aspettare Lotito: se lo sentiva che alla fine avrebbe guidato la Lazio. Poi ha iniziato a lavorare e ha trasmesso alla squadra la sua determinazione. Non sarà facile continuare così, ma lui ha le qualità per riuscirci. Cosa diremmo oggi se Bielsa avesse la stessa classifica conquistata da Simone? Parleremmo di un mago. E invece vedo che si fatica ancora a dire che Simone è proprio bravo. Ma lo sappiamo come funzionano certe cose». Qual è la qualità principale di Simone? «La serenità che trasmette. E poi intelligenza e carisma. Negli allenamenti lo seguono tutti: riesce a “rapire” i giocatori». E’ più bravo a preparare le partite o a cambiarle? «Entrambe le cose. Ha dimostrato elasticità mentale e competenza. A me non piace chi attua un solo sistema di gioco. Lui è stato così intelligente da capire che sono i giocatori a fare la fortuna dell’allenatore. Simone adatta la squadra all’avversario e poi interviene: contro l’Atalanta ha cambiato tre volte sistema di gioco». Questa sarà la stagione della sua consacrazione? «Non bastano trenta partite, dovrà crescere ancora e confermarsi, ma sono felice per lui. Sta vivendo un’avventura straordinaria. Poi lui è laziale e gli fa molto piacere l’amore della gente». Come gestisce lo spogliatoio dal punto di vista caratteriale? «Gli allenatori bravi capiscono le situazioni e si regolano di conseguenza. Simone ha un animo buono e sani principi. Credo che sia un po’ come con i suoi figli: è permissivo, ma se si arrabbia diventa duretto. Immagino sia così anche nello spogliatoio: bastone e carota, si diceva una volta». Fuori dal campo stacca la spina? «Credo sia difficile, nonostante abbia una bellissima compagna e due splendidi figli. Con me parla quasi solo di calcio. E poi rivede due volte le partite della Lazio e cinque volte quelle dei prossimi avversari. Noi siamo fatti così: da sempre col pallone sotto al braccio». Qual è l’ultima discussione tattica che avete fatto? «Prima delle sue sfide con Atalanta e Genoa ci siamo confrontati sulla difesa: meglio a tre o a quattro? Simone ha le proprie idee, ma è aperto al dialogo e al confronto». Simone deve concentrarsi sull’Europa League o può addirittura puntare più in alto? «L’Europa League sarebbe già un grande traguardo: più su c’è solo un sogno. Secondo me la Juve vince lo scudetto, Roma e Napoli vanno in Champions con l’Inter che proverà a inserirsi nella lotta per il terzo posto. E poi per l’Europa League si sfideranno Lazio, Milan, Fiorentina e Atalanta. Io tifo per la Lazio di Simone e seguo con grande passione il Milan. Ma l’Atalanta ha sempre un posto nel mio cuore e faccio i complimenti a Gasperini perché la sua squadra gioca benissimo». Il modello di Pippo Inzaghi è Ancelotti. Qual è il modello di Simone Inzaghi? «Si ispira a Mancini ed Eriksson. Ma Simone è molto legato anche a Beppe Materazzi, che lo fece esordire in Serie A».