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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

Comincia l’era Trump (consensi mai così bassi)

NEW YORK Donald Trump comincia dal minimo storico. Negli ultimi quarant’anni nessuno era entrato da vincitore alla Casa Bianca con un tasso di gradimento così basso: 44% secondo Gallup, l’istituto di sondaggi più autorevole. E nessun presidente aveva mai subito un boicottaggio politico così esteso, nel giorno del giuramento. Per ora sono 59 i deputati del partito democratico che non parteciperanno alla cerimonia di inaugurazione, domani.
La reazione di Trump è affidata, come sempre, a una serie di tweet: «Le stesse persone che hanno fatto sondaggi fasulli per le elezioni, sbagliandosi di grosso, ora conducono i sondaggi sul tasso di gradimento. Stanno truccando le carte, esattamente come hanno fatto prima».
Sabato scorso il neopresidente aveva liquidato in modo spregiativo l’iniziativa presa dal parlamentare John Lewis, figura storica del movimento afroamericano per la conquista dei diritti civili: «È solo un chiacchierone, dovrebbe concentrarsi sulle periferie infestate dal crimine».
È persino difficile tenere il conto delle polemiche. Alcuni osservatori considerano le ultime rilevazioni come la controprova degli umori reali degli americani: non a caso il candidato repubblicano l’8 novembre aveva ottenuto 2, 2 milioni di voti in meno rispetto a Hillary Clinton. Altri confrontano la performance di «The Donald» con quella di Barack Obama, che cominciò il suo primo mandato con un tasso di approvazione pari al 68% e otto anni dopo lascia al 57%.
Subito dopo l’inaspettata vittoria, Trump sembrava aver cambiato schema. Accantonò le accuse di tradimento per il caso delle mail, rovesciate per mesi su Hillary; aprì sulla riforma sanitaria di Obama; avviò un ampio giro di consultazioni per formare il governo, invitando a un incontro il suo critico più aspro, Mitt Romney, il candidato alle presidenziali del 2012. Il nuovo corso è durato poco. All’atto pratico il miliardario newyorkese ha cooptato nella squadra di governo molti estremisti o comunque sostenitori di una linea dura su temi come immigrazione, sanità, scuola.
Lo scontro politico si è riacceso anche per l’azione di ampi settori del partito democratico. Il gruppo dirigente non è stato in grado di aprire una discussione rigorosa sulle ragioni della sconfitta di Hillary Clinton, continuando, invece, fuori tempo massimo, la campagna elettorale. L’uscita di John Lewis fa parte oggettivamente di questo modello. Pochi giorni fa, in un’intervista televisiva, Lewis ha motivato il suo rifiuto di partecipare all’«Inauguration day» con queste parole: «Trump è un presidente illegittimo, perché i cyber attack della Russia hanno condizionato le presidenziali». Una dopo l’altra sono arrivate le adesioni degli altri parlamentari e probabilmente la lista si allungherà fino a lunedì. Nessuno di loro ha tenuto in conto le dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca: la Russia ha interferito nel processo democratico del Paese, ma i risultati delle elezioni sono perfettamente legittimi. L’estremismo di Trump e quello di una parte dei suoi avversari si incrociano e si alimentano. E l’America resta divisa.