Corriere della Sera, 19 gennaio 2017
Le lezioni di dialettica di Xi Jinping, maestro di metafore
Xi Jinping ha conquistato la platea di Davos. Quando un politico spiega che il suo Paese nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà all’estero 750 miliardi anche i padroni dell’economia mondiale sentono un brivido a sinistra del petto, dove sopra il cuore tengono il portafogli. L’agenzia ufficiale «Xinhua» ha riunito tutte le immagini evocative usate dal presidente riglobalizzatore e le ha proposte sotto il titolo «Xi, anche il Maestro delle metafore» (e delle citazioni e dei proverbi e delle frasi fatte). Eccone alcune. «La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Baba, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze». «La globalizzazione è una spada a doppio filo, quando l’economia è in contrazione è difficile fare la torta più grande perché la spada ne tagli fette che bastino per tutti». «Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali, i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo». «I datteri più dolci pendono dai rami spinosi». «È il migliore dei tempi e il peggiore dei tempi» (citazione di Charles Dickens ai tempi della Prima rivoluzione industriale, ora a quanto pare siamo nella Quarta). «Scegliere il protezionismo è come chiudersi in una “dark room”» (qui, lo speechwriter di Xi forse non ha colto l’uso di «stanza buia» nel nuovo lessico da sex club occidentale, altrimenti forse per rispetto a Donald Trump non l’avrebbe suggerita, visto il dossier – sulle avventure russe del presidente americano – appena rivelato. O magari l’ha fatto proprio per questo).
E per concludere: «Salite sul treno espresso dello sviluppo cinese». Xi dunque si presenta come il nuovo capostazione dell’economia mondiale, il ferroviere in capo del libero commercio. Insomma, se Trump è assuefatto a Twitter, Xi elargisce metafore a tutte le ore e al momento il mondo libero e iperliberista presente a Davos sembra preferire il suo stile. E i suoi ottomila miliardi di ragioni.