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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

E i vecchi amici organizzano i party. Chi sono gli italiani invitati da Donald

NEW YORK «Sono qui già da due giorni. Gli incontri più interessanti si fanno prima dell’inizio delle grandi celebrazioni» racconta Flavio Briatore, l’amico italiano più vicino a Donald Trump, che l’altra sera era alla cena del neopresidente con gli ambasciatori, organizzata da Tom Barrack, e ieri al pranzo offerto dal vicepresidente Mike Pence. Di italiani a Washington per l’«inauguration» della presidenza Trump in questi giorni ce ne sono pochi, ma lo stesso accade per tutti gli altri Paesi.
Nella sua volontà di innovare, il miliardario che ha conquistato la Casa Bianca ha deciso di cambiare, oltre alle politiche, anche lo stile. E, quindi, niente più inviti planetari e delegazioni ufficiali dei vari Paesi con l’inevitabile bilancio del «chi c’è e chi non c’è», il Paese presente con capi di Stato e di governo e quello che manda solo un viceministro.
Per Trump l’inaugurazione è una cerimonia americanissima e quindi ha deciso, come governo, di invitare ufficialmente solo gli ambasciatori accreditati a Washington. Poi ci sono gli amici personali come Briatore che conosce dagli anni giovanili e col quale ha condiviso molte avventure prima di farsi una famiglia. E c’è anche qualche altro personaggio invitato da politici repubblicani o accreditato alle feste e ai balli che concluderanno, domani sera, i festeggiamenti a Washington.
Molti i politici europei che vorrebbero partecipare all’evento, ma l’unico italiano che risulta aver avuto un vero invito è Giulio Tremonti che, oltre al ruolo di ministro dell’Economia nei governi Berlusconi, è presidente della sezione italiana dell’Aspen Institute ed è autore di libri che già anni fa hanno messo in discussione i processi di globalizzazione e l’apertura alla Cina, ora demonizzata da Donald Trump.
C’è poi Paolo Zampolli, italianissimo ma ambasciatore di una piccola repubblica caraibica, la Dominica, alle Nazioni Unite.
Anche lui è un vecchio amico del miliardario al quale quasi vent’anni fa presentò la futura moglie, Melania. Nella sua veste diplomatica Zampolli ha organizzato, insieme alla rivista americana Forbes, una delle feste di domani sera. Ci saranno membri della famiglia Trump, assicura lui, ma l’ospite d’onore dovrebbe essere Sylvester Stallone.
«La verità» spiega Guido Lombardi, un altro italiano vicino a Trump (anche fisicamente visto che abita qualche piano sotto di lui nella Trump Tower) è che quella dell’«inauguration» sarà «una gran baraonda di cerimonie, eventi e sfilate con centinaia di migliaia di persone che paralizzeranno Washington. Io, quindi, Trump vado ad aspettarlo in Florida: dopo le fatiche dell’insediamento alla Casa Bianca è lì, a Palm Beach, che verrà a riposarsi».
In effetti è sicuramente vero che i primi incontri politici significativi nella capitale Donald Trump li sta avendo prima dell’insediamento: domani sarà tutto ufficialità in una città blindata.
Sabato sarà dedicato a cerimonie religiose e poi la città diventerà teatro di manifestazioni di protesta, a cominciare da quella delle donne. Ma già nei giorni scorsi il neopresidente ha partecipato a vari eventi, tra l’altro senza la consueta compagnia di membri della sua famiglia.
Mercoledì sera, alla cena offerta al corpo diplomatico, Trump ha dialogato con vari ambasciatori tra i quali l’taliano Antonio Varricchio al quale, nella liturgia della serata, è stato riservato, insieme al collega inglese, il posto più vicino al tavolo presidenziale dove il presidente ha parlato fitto per tutta la sera col suo segretario di Stato, Rex Tillerson.