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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

Usa, gli ascolti premiano Sorrentino

LOS ANGELES Grande successo per il debutto di The young Pope di Paolo Sorrentino negli Usa: le prime due puntate, andate in onda sul HBO (che produce) domenica e lunedì ha registrato ascolti di tre milioni di spettatori (repliche comprese), battendo il diretto concorrente, Homeland, serie amatissima e ormai ben rodata fra il pubblico americano. The young Pope ha superato il debutto del recente The night of con Turturro, di The Knick di Soderbergh e Vinyl di Scorsese. L’arrivo della serie era stato preceduto da recensioni prevalentemente molto positive da parte dei più importanti giornali americani (non solo di settore). «Non avevo alcun tipo di aspettativa», dice Paolo Sorrentino di ritorno a Roma dopo un lungo soggiorno americano tra vacanza e promozione della serie.
«Non avevo parametri, non conoscevo come funzionava il mercato americano delle serie tv. Siamo venuti con uno spirito da neofiti. Ho apprezzato l’attenzione per la serie, le recensioni, l’interesse dei social media, ma non ne capivo le dimensioni non conoscendo il paese. Ero in attesa. Però sono molto soddisfatto perché è stato un lavoro duro, figlio di una sana ambizione e di un certo coraggio, e queste due cose in alcuni contesti vengono viste con scetticismo e pessimismo. Oggi sono contento che scettici e pessimisti se ne stiano in silenzio».
Gli ultimi giorni sono stati una girandola di incontri per Sorrentino a Los Angeles, dove tutti gli studios lo contendono, e sopratutto con gli executives della HBO che hanno sempre creduto nella serie: «Sono stati bravi, hanno fatto una bella campagna», continua Sorrentino, che ora può confermare i piani per una seconda stagione. «È una cosa di cui parliamo da tempo, penso sia nell’ordine delle cose farla», dice. «Lo sapremo ufficialmente a breve ma siamo sempre stati molto convinti del lavoro e fiduciosi, tanto che ancora prima di aspettare risposte io avevo già cominciato a lavorare sulla seconda stagione».
«È difficile capire cosa abbia agganciato il pubblico americano a The young Pope – continua – Quello che m’interessa è che la serie ha una sotterranea fonte di attrazione nei confronti degli spettatori. In molti dicono “non riesco a staccarmi anche se non riesco a capire perché”. È esattamente quello che volevo: prima della politica o del potere, volevo che la serie attirasse verso le grandi domande sul piano inconscio». Cosa comporta il successo? «È solo una bellissima soddisfazione, ma continuerò a lavorare come sempre. Tornato a Roma capirò cosa voglio fare perché solo in Italia ci riesco. All’estero sono troppo distratto dalla mia vocazione turistica» conclude con un sorriso.