la Repubblica, 19 gennaio 2017
A Roma torna lo spettro: «Il comunismo è inevitabile»
ROMA La zazzera bianca di Toni Negri fa capolino in mezzo alle decine di ventenni italiani e stranieri con le barbe lunghe che gli stanno attorno. La pelata di Oreste Scalzone, volto smagrito, sciarpa al collo, si nota da lontano mentre parla fitto con una donna. A due metri, ci sono Luciana Castellina e Valentino Parlato, fondatori delmanifesto, che si guardano intorno. Fuori, all’esterno del centro sociale “Esc” arriva anche Franco “Bifo” Berardi mentre sul palco parla Mario Tronti, oggi senatore Pd, tra i massimi esponenti dell’operaismo in Italia.
Uno spettro si aggira per San Lorenzo, quartiere di studenti e di movida, zona rossa (intesa come colore politico) della capitale dove da ieri e fino a domenica, in via dei Volsci, un tempo la strada dell’Autonomia operaia, si tiene la Conferenza di Roma sul Comunismo. Cinque giorni di assemblee, workshop e mostre (l’altra location sono i locali della prestigiosa Galleria Nazionale) che hanno messo insieme intellettuali di Potere Operaio (sciolto nel 1973) e del manifesto, sociologi della globalizzazione come Saskia Sassen, critici del neoliberismo come Slavoj Žižek e poi, ancora, filosofi, politici, giornalisti e docenti universitari arrivati da tutta Europa.
Ad ascoltarli ieri pomeriggio per il dibattito inaugurale intitolato “Comunismi”, c’erano 500 persone, per lo più giovani studenti, diversi accademici, svariati militanti e attivisti arrivati anche da Francia, Germania e Inghilterra. L’occasione è il centenario della rivoluzione d’ottobre, la presa del palazzo d’inverno in Russia che ha convinto un gruppo di universitari, scrittori ed editori a dare vita (grazie anche a un crowdfunding da 10.000 euro) a quest’appuntamento per discutere di una delle ideologie più resistenti del ‘900. «Comunismo oggi è una parola maledetta – spiega Francesco Raparelli, 38 anni, ricercatore, uno degli organizzatori – che evoca i disastri di Stalin o il libero mercato in Cina. E invece proprio oggi, al contrario di 100 anni fa, la sobrietà e il realismo del comunismo è ciò di cui abbiamo bisogno». Anzi, per dirla col manifesto della conferenza «il comunismo non ha alternative».
Il nemico, proprio come 100 anni fa, è il «capitale» che ora ha il volto dei «parassiti della finanza», prosegue Raparelli convinto che «i comunisti di oggi sono i nuovi poveri, soggetti sociali che hanno un’alta formazione e sono costretti a sottoimpieghi eppure provano a cavarsela con forme di autogoverno».
Dal palco, il senatore Dem Tronti (nel 2014 a Repubblica disse: «Sono uno sconfitto, non un vinto. Abbiamo perso la guerra del ‘900») parla di Marx e dell’«apparente vittoria della socialdemocrazia nel 1989 a Berlino», di Lenin e di lavori «intermittenti, precari, salariati». Dal pubblico una ragazza si rivolge alla vicina: «Ma che lavoro, c’è solo sfruttamento». Si chiude domenica con l’assemblea finale. L’obiettivo è la scrittura di un nuovo “Manifesto” comunista. «O – dicono gli organizzatori – almeno l’inizio di un processo».