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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

Il sisma e il freno alla manovra aggiuntiva

Le quattro scosse di terremoto che hanno creato panico fino a Roma, e aggiunto sofferenza ai terremotati del centro Italia, hanno indirettamente influito sul complicato contesto internazionale con cui il governo si trova alle prese e sul primo incontro bilaterale tra Gentiloni e la Merkel. Se ne è avuta percezione quando il presidente del consiglio e la cancelliera, dopo il loro faccia a faccia, sono apparsi per la rituale conferenza stampa a due e hanno preferito parlare, uno dopo l’altro, della necessaria solidarietà alle popolazioni colpite, piuttosto che del contenzioso che oppone la Ue al governo, con la richiesta di un rapido riaggiustamento dei conti pubblici e di una manovra da varare entro la fine del mese.
Ma si può chiedere a un Paese spezzato a metà da un terremoto che dura da oltre cinque mesi e a intervalli regolari, fino a ieri, fa sentire la sua forza, aggravata dal l’ondata di maltempo, di pagare in contanti e senza alcun rinvio il conto di uno scostamento decimale dalle prescrizioni della Commissione Ue? Detta in termini più diplomatici, questa è la domanda che Gentiloni ha rivolto alla Merkel, tornando poi in conferenza stampa sulle “rigidità” europee e ricavando dal silenzio della cancelliera una sostanziale condivisione delle difficoltà italiane. Di fronte alle quali, il presidente della Commissione Juncker, alla notizia delle nuove scosse di terremoto, s’è spinto più avanti, dichiarando che occorrerà tener conto delle conseguenze del sisma e che non conviene a nessuno mettere ancora sotto pressione l’Italia.
Che poi questo possa servire a modificare le richieste della Commissione e i termini della lettera inviata dal commissario Moscovici a Padoan, non è detto. Altre volte impegni più formali si sono tradotti in un nulla di fatto. Ma l’atteggiamento del governo italiano è tornato ad essere lo stesso di quello di Renzi negli ultimi mesi dell’anno scorso: se non ci sarà, da parte di Bruxelles, un impegno effettivo sui due maggiori problemi che l’Italia sta affrontando – terremoto e immigrazione -, la minaccia di una procedura di infrazione notificata dalle autorità europee sarà considerata come non ricevuta. Provi davvero, se lo ritiene, la Ue, a commissariare un Paese che sta fronteggiando guai come quelli italiani. Diventerebbero reali, sia il rischio di un “terremoto al centro dell’Europa”, come lo ha definito Juncker, con conseguenze per tutta la traballante Unione europea, sia quello, paventato da Padoan a Davos, di un involontario aiuto ai populisti, in corsa in tutti i paesi in cui si sta andando al voto.